Onoranze funebriEreditare non significa solo ricevere beni: significa subentrare anche nei debiti.
Per questo la legge non rende nessuno erede automaticamente: bisogna accettare. E si puo’ rinunciare.
E’ la materia in cui gli errori costano di piu’, e quasi tutti si commettono nelle prime settimane per non aver saputo una cosa semplice.
Si diventa eredi a tutti gli effetti. Il patrimonio del defunto si confonde con il proprio, debiti compresi, anche oltre il valore di quanto ricevuto.
Si dichiara di non voler essere erede. Non si ricevono beni e non si rispondono i debiti.
Si fa con dichiarazione davanti a un notaio o al cancelliere del tribunale. Non basta dirlo, non basta non fare nulla.
E’ la via di mezzo: si accetta, ma si risponde dei debiti solo entro il valore di quanto si eredita.
Richiede un inventario formale dei beni, ha procedure e termini rigorosi, e si fa con l’assistenza di un notaio.
Il diritto di accettare si prescrive in dieci anni dall’apertura della successione.
Sembra tantissimo, e infatti il problema non e’ quasi mai il termine: e’ l’accettazione tacita.
Non serve firmare niente per diventare eredi. Basta comportarsi da erede.
Alcuni comportamenti che possono valere come accettazione:
Dopo un atto del genere, la rinuncia non e’ piu’ possibile.
E’ per questo che, se l’eredita’ e’ incerta, la regola d’oro e’ una sola: non toccate nulla finche’ non avete parlato con un professionista.
La prima riga e’ importante e tranquillizza molte persone: occuparsi del funerale non vi rende eredi.
Serve un quadro, e si costruisce con quattro verifiche:
| Cosa | Dove |
|---|---|
| Immobili e terreni | Visura catastale nazionale |
| Conti, titoli, libretti | Anagrafe dei rapporti finanziari |
| Debiti verso il fisco | Estratto di ruolo |
| Mutui e finanziamenti | Centrale rischi, documenti in casa |
Le prime due dicono cosa c’e’. Le seconde due dicono cosa manca. Senza tutte e quattro si decide al buio.
Attenzione ai terreni dimenticati: nelle nostre zone e’ frequente che una persona risulti intestataria di piccole particelle ereditate a sua volta e mai volturate.
Per un minore la rinuncia richiede l’autorizzazione del giudice tutelare, e i tempi si allungano.
E’ una situazione frequente proprio nella catena delle rinunce: rinunciano i figli, e la chiamata arriva ai nipoti minorenni.
Ha costi e formalita’ maggiori, ma e’ l’unica soluzione che permette di accettare senza rischiare oltre il valore ereditato.
Il primo punto e’ l’unico che non si puo’ recuperare dopo.
E’ l’aspetto meno conosciuto e quello che crea i danni maggiori.
Quando un chiamato rinuncia, la sua quota non sparisce: passa ai chiamati successivi secondo l’ordine di legge. Se rinunciano i figli, la chiamata arriva ai nipoti; se rinunciano anche loro, ai gradi ulteriori.
Il rischio concreto: un nipote che non e’ stato avvisato non sa di essere diventato chiamato, non rinuncia, e puo’ trovarsi coinvolto in una posizione debitoria che non conosceva.
E’ una cortesia verso i parenti, ed e’ anche il modo di evitare che qualcuno se la prenda con voi fra due anni.
Torna qui perche’ e’ la domanda piu’ frequente in assoluto.
Chi ordina il funerale assume un impegno verso l’impresa, indipendentemente dalla propria posizione ereditaria. Pagare con denaro proprio non e’ accettazione tacita.
Pagare prelevando dal conto del defunto e’ un’altra cosa, e puo’ esserlo.
Se state valutando la rinuncia: organizzate pure il funerale, pagatelo di tasca vostra, e non toccate il conto.
I primi cinque punti si fanno in poche settimane e costano poco. Sono l’unico modo di decidere sapendo.
No. L’eredita’ si accetta o si rifiuta per intero. La via di mezzo esiste, ed e’ il beneficio di inventario: si accetta rispondendo dei debiti solo entro il valore ereditato.
Restate chiamati all’eredita’, senza esserne erede, per dieci anni. Il rischio e’ compiere nel frattempo un atto che valga come accettazione tacita senza rendersene conto.
Non decidere non e’ una posizione neutra: e’ una posizione rischiosa.
Prendere oggetti di valore affettivo, entro limiti ragionevoli, non e’ di per se’ accettazione. Ma la valutazione dipende dal caso concreto: se avete un dubbio, chiedete prima di prendere altro.
Ha un costo contenuto se fatta davanti al cancelliere del tribunale; presso un notaio l’onorario e’ maggiore. In entrambi i casi si tratta di cifre molto inferiori a un debito ereditato.
Cambia tutto e i tempi sono stretti. Andate da un commercialista entro pochi giorni: e’ l’unico caso in cui non si puo’ aspettare.
Le pratiche successorie non sono materia di un’impresa funebre, e non ce ne occupiamo.
Quello che possiamo fare, e facciamo, e’ dirvi cosa non toccare nei primi giorni e indirizzarvi a chi di dovere. E’ poco, ma e’ l’informazione che arriva nel momento in cui serve, cioe’ prima che qualcuno prelevi da un conto.
Non serve aver deciso niente, e non serve avere i documenti pronti. Se avete un dubbio, chiamate: rispondiamo anche solo per spiegarvi come funziona.
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Capita di trovarlo mentre si sistemano le carte: un foglio scritto a mano in una busta, dentro un libro, in fondo a un cassetto.
Da quel momento ci sono cose da fare e cose da non fare, e sbagliarle costa.
Chi detiene un testamento ha l’obbligo di presentarlo per la pubblicazione. Non e’ una facolta’.
Tenerlo nel cassetto perche’ non piace quello che c’e’ scritto non lo annulla: lo rende un problema, e chi lo occulta risponde delle conseguenze.
Se e’ in una busta chiusa, portatelo cosi’ com’e’ al notaio.
Non aggiungete note, non cancellate, non scrivete date. Un testamento manomesso apre contenziosi che durano anni, e la manomissione si vede.
Scritto interamente a mano dal testatore, datato e firmato. Sono tre requisiti e mancarne uno lo rende impugnabile.
E’ la forma piu’ diffusa e la piu’ fragile: si perde, si contesta, si trova troppo tardi.
Ricevuto da un notaio alla presenza di testimoni. E’ il piu’ solido e non si perde: e’ registrato.
Consegnato chiuso a un notaio, che ne attesta il deposito senza conoscerne il contenuto. Poco usato.
E’ l’atto con cui il testamento diventa efficace, e la fa un notaio.
Serve anche per un olografo: un testamento scritto a mano non ha effetto finche’ non e’ pubblicato.
Esiste un registro generale che consente di verificare se una persona ha lasciato un testamento ricevuto o depositato presso un notaio.
Non contiene gli olografi tenuti in casa, che restano invisibili finche’ qualcuno non li trova.
La ricerca si chiede tramite notaio e vale la pena farla prima di avviare la successione: scoprire un testamento dopo aver diviso i beni significa rifare tutto.
Qui c’e’ una cosa che molte persone non sanno.
La legge riserva una quota dell’eredita’ a coniuge, figli e, in loro mancanza, genitori. E’ la cosiddetta quota di legittima, e il testatore non puo’ disporne liberamente.
Se un testamento la lede, chi ne ha diritto puo’ agire per ottenerla. Non e’ automatico: va fatto valere, con termini precisi.
Se vi trovate in questa situazione, parlate con un avvocato o un notaio prima di firmare qualunque cosa. Accettare senza riserve puo’ complicare la posizione.
Succede, soprattutto quando l’ultimo periodo di vita e’ stato accudito da una sola persona.
Un testamento puo’ essere impugnato per vizi di forma, per incapacita’ del testatore al momento della redazione, o per violenza e dolo.
Sono cause complesse e con termini di prescrizione. Se avete un sospetto serio, rivolgetevi presto a un avvocato: aspettare riduce le possibilita’.
Di norma vale il piu’ recente, ed e’ esattamente il motivo per cui la data e’ un requisito.
Un testamento successivo puo’ revocare integralmente il precedente oppure modificarne solo alcune parti. Portateli tutti al notaio: la valutazione non la fate voi.
Attenzione pero’: le volonta’ sul funerale e sulla cremazione, anche scritte in modo informale, hanno un peso enorme nelle decisioni familiari. Portatele comunque.
Il terzo punto e’ quello che rende utile tutto il resto. Un testamento perfetto che nessuno trova produce lo stesso effetto di non averlo scritto.
La quarta voce e’ quella che nessuno usa e che risolve il dubbio in pochi giorni.
E’ un atto notarile e ha un onorario, in genere contenuto per un testamento olografo semplice.
Chiedete il preventivo prima: alcuni notai lo comprendono all’interno della pratica di successione, e conviene saperlo per non pagare due volte.
Capita: un foglio in cui la persona ha scritto come vuole essere sepolta, se vuole la cremazione, quali letture desidera.
Sul piano dei beni non dispone nulla. Sul piano pratico, per la famiglia, vale moltissimo: e’ la prova che serve per la cremazione, ed e’ quello che chiude ogni discussione fra fratelli.
Portatecelo il primo giorno.
| Requisito | Cosa significa | Errore tipico |
|---|---|---|
| Interamente a mano | Del testatore, dall’inizio alla fine | Scritto al computer e firmato |
| Datato | Giorno, mese, anno | Solo l’anno, o nessuna data |
| Firmato | In calce alle disposizioni | Firma in alto, o mancante |
Un testamento scritto al computer e firmato a mano non e’ un testamento olografo. E’ l’errore piu’ comune in assoluto, e rende il documento impugnabile.
La data conta perche’ stabilisce quale prevale se ne esistono piu’ d’uno, e perche’ incide sulla valutazione della capacita’ del testatore in quel momento.
Un testamento redatto all’estero puo’ essere valido in Italia secondo le regole di diritto internazionale privato.
E’ materia da notaio, e conviene affrontarla prima di avviare qualunque pratica successoria: cambiare strada a meta’ costa molto.
Non serve rivelare il contenuto. Basta una frase:
“Ho lasciato scritto quello che voglio. Il foglio sta qui, e lo sa anche vostra zia.”
Due informazioni: che esiste, e dove. Sono le uniche due che servono.
Se avete un genitore anziano, la domanda utile non e’ “hai fatto testamento”: e’ “se un giorno serve, dove devo cercare?”.
E’ meno invadente, e’ piu’ facile da fare, e ottiene esattamente l’informazione che servira’.
Nella nostra esperienza la maggior parte delle persone anziane ha gia’ pensato a queste cose e aspetta solo che qualcuno chieda.
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Capita spesso, e nella nostra zona e’ quasi la regola: la persona muore in un Comune e viene sepolta in un altro. All’ospedale di Alba, in una casa di riposo a Bra, in una clinica fuori provincia, in vacanza al mare, a casa del figlio che vive a Torino.
Le pratiche non diventano piu’ difficili. Diventano di piu’, e coinvolgono uffici che non si parlano fra loro.
E’ il caso piu’ frequente. Il decesso avviene ad Alba o a Bra, la sepoltura in paese.
Serve l’autorizzazione al trasporto rilasciata dal Comune del decesso. I tempi non cambiano in modo sensibile: nella pratica il funerale resta al secondo o terzo giorno.
Il defunto muore lontano — in ospedale a Milano, in una struttura in Liguria, in casa di un figlio — e va riportato nel cimitero del paese.
Qui cambiano tre cose: il numero di uffici, i requisiti tecnici del feretro per la distanza da percorrere, e il fatto che intervengono due imprese funebri.
E’ l’unica situazione in cui si ragiona in settimane. Ne parliamo separatamente, perche’ la logica e’ diversa: serve il passaporto mortuario e l’atto va trascritto in Italia tramite il consolato.
E’ il punto che genera piu’ confusione, e vale la pena spiegarlo perche’ incide sul costo.
L’impresa che sta nel luogo del decesso esegue materialmente le prime operazioni: ritira il defunto, cura la vestizione, avvia le pratiche di partenza. Non puo’ farlo un’impresa che si trova a trecento chilometri.
Noi ci occupiamo dell’arrivo: ricezione, cerimonia, cimitero, rapporti con il Comune di sepoltura e con la parrocchia.
Alla famiglia serve un interlocutore solo. Se incaricate noi, quello siamo noi: coordiniamo l’impresa di partenza, teniamo i tempi e vi diciamo a che punto siamo. Non dovete gestire due fornitori mentre organizzate un funerale.
| Atto | Dove |
|---|---|
| Denuncia di morte | Comune del decesso |
| Autorizzazione al trasporto | Comune del decesso |
| Presa d’atto dell’arrivo | Comune di destinazione |
| Permesso cimiteriale | Comune di sepoltura |
| Feretro conforme al percorso | Impresa di partenza |
I requisiti costruttivi del feretro dipendono dalla distanza e dal tipo di sepoltura previsto all’arrivo: sono stabiliti dal regolamento di polizia mortuaria, e non sono una scelta commerciale.
Non diamo un numero fisso, perche’ dipende dall’ufficio dall’altra parte. Quello che facciamo e’ dirvi entro il primo giorno la finestra realistica, dopo aver sentito chi sta li’.
Sono voci separate nel preventivo. Quando confrontate due preventivi per un caso come questo, la domanda utile e’ sempre la stessa: comprende i diritti comunali di tutti i Comuni coinvolti, o solo di uno?
Molte famiglie del Roero hanno un genitore che negli anni Sessanta si e’ trasferito a Torino o in Lombardia per lavoro, e che ha sempre detto di voler tornare nella tomba di paese.
Quando succede, la famiglia si trova a organizzare un funerale a distanza, spesso da un’altra citta’, senza sapere a chi rivolgersi prima.
La cosa utile e’ chiamare noi per primi, anche prima di aver contattato qualcuno sul posto. Da qui possiamo indirizzare, prendere i contatti giusti e impostare la sequenza nell’ordine corretto. Al contrario, quando le pratiche partono in modo scoordinato, correggerle costa tempo che in quei giorni non c’e’.
Dirci dove e’ avvenuto il decesso, e in quale cimitero volete la sepoltura.
Il resto lo mettiamo in fila noi.
E’ la situazione in cui le famiglie si trovano piu’ impreparate, perche’ capita lontano da tutto e spesso in agosto, quando gli uffici lavorano a regime ridotto.
La sequenza corretta e’ questa:
La cosa utile e’ chiamarci prima di firmare qualunque cosa sul posto. Non per sottrarre lavoro a nessuno: per sapere cosa state firmando e a che prezzo, quando siete a cinquecento chilometri da casa e in stato di shock.
Molte polizze di viaggio, e diverse carte di credito, includono il rimpatrio della salma. Quasi nessuno se lo ricorda in quel momento.
Prima di dare incarico, controllate se esiste una copertura: in quel caso e’ la centrale operativa dell’assicurazione a organizzare il trasporto, e la spesa non ricade sulla famiglia. Chiamarla dopo aver gia’ incaricato un’impresa complica il rimborso.
Domanda legittima e raramente spiegata.
| Voce | A carico di |
|---|---|
| Ritiro e prime operazioni sul posto | Impresa di partenza |
| Feretro conforme al percorso | Impresa di partenza |
| Autorizzazione al trasporto | Diritti del Comune di partenza |
| Viaggio | Impresa che effettua il trasporto |
| Cerimonia, cimitero, pratiche locali | Noi |
| Diritti del Comune di sepoltura | Comune di destinazione |
Nella pratica, se incaricate noi, ricevete un preventivo solo che comprende anche la parte eseguita dall’altra impresa. E’ l’unico modo per poterlo confrontare con qualcosa.
Diffidate della situazione opposta: due fatture separate concordate al telefono in momenti diversi sono impossibili da verificare.
Quando una persona e’ ricoverata lontano per una cura lunga e la prognosi e’ seria, vale la pena fare una telefonata in anticipo.
Non e’ morboso ed e’ molto piu’ frequente di quanto si creda: sapere in anticipo quali autorizzazioni serviranno, quanto tempo prendera’ il trasporto e cosa costera’ toglie alla famiglia la parte peggiore del momento in cui accadra’.
Non c’e’ nessun impegno e non si firma nulla.
Capita l’inverso: il defunto e’ qui, i figli sono a Milano o all’estero.
Quasi tutto si puo’ fare a distanza. Le firme che la legge richiede — in particolare la dichiarazione di volonta’ sulla cremazione — hanno forme precise, ma esistono soluzioni: delega, firma presso un altro Comune, in alcuni casi consolato.
Diteci subito dove siete e chi puo’ materialmente firmare. E’ l’informazione che ci permette di impostare la pratica nel modo giusto la prima volta.
Vi arriva la telefonata e siete a trecento chilometri. Quattro cose, in questo ordine.
1. Non date incarico a nessuno al telefono. Nelle prime ore vi contatteranno, o vi verranno indicate, imprese del posto. Non c’e’ fretta: la salma resta in custodia e nessuna decisione va presa in quel momento.
2. Chiedete dove si trova esattamente il defunto. Ospedale, obitorio, struttura, camera mortuaria comunale. E’ la prima informazione che serve a noi.
3. Verificate se esiste una copertura assicurativa di viaggio o di carta di credito.
4. Chiamateci. Da qui prendiamo i contatti sul posto e vi diciamo la sequenza corretta e i costi prima che vengano sostenuti.
Quando la famiglia gestisce direttamente due imprese, succedono tre cose ricorrenti: le pratiche partono in ordine sbagliato e vanno rifatte, le due parti si rimpallano la responsabilita’ dei tempi, e nessuno dei due preventivi comprende i diritti dell’altro Comune.
Con un interlocutore solo la responsabilita’ e’ di chi avete incaricato, ed e’ verificabile.
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San Damiano d’Asti dista undici chilometri da Guarene ed e’ il centro piu’ grande fra i paesi in cui lavoriamo abitualmente: circa ottomilatrecento abitanti su quarantotto chilometri quadrati, con oltre trenta fra frazioni e localita’.
Il borgo nacque intorno al 1275 come villanova a pianta regolare, con mura, torri e due sole porte: Sottera’ verso Asti e Sovera’ verso Alba.
Nel Quattrocento la fortificazione di Porta Sottera’ venne trasformata nella chiesa parrocchiale dei Santi Cosma e Damiano: il campanile che vedete oggi era la porta d’ingresso del paese. All’interno si conserva un coro ligneo circolare del Quattrocento.
Lo raccontiamo per una ragione che con la storia c’entra poco. Nei paesi cosi’, dove le cose cambiano funzione ma restano, le famiglie hanno spesso un legame con un luogo preciso: la chiesa dove si sono sposati, la cappella della frazione, il santuario dove andava la nonna. Se per voi conta, ditecelo: qualche volta si trova la forma per tenerne conto.
E’ la situazione piu’ difficile che ci capita di incontrare, e in un Comune di ottomila abitanti succede piu’ spesso di quanto si immagini: muore la persona che assisteva un figlio disabile, un coniuge malato, un genitore molto anziano.
Il lutto in quel caso arriva insieme a un’emergenza pratica, e nelle stesse ore in cui ci si dovrebbe fermare bisogna invece decidere chi si occupa di qualcuno che non puo’ restare solo.
Non e’ materia nostra, e non fingiamo che lo sia. Ma sappiamo due cose che in quelle ore servono. La prima: i servizi sociali del Comune hanno strumenti per l’urgenza, e vanno chiamati subito, non fra una settimana. La seconda: se la persona assistita percepiva un’indennita’ o aveva un amministratore di sostegno, quella posizione va comunicata e a volte rivista, perche’ cambia chi ne risponde.
Sul funerale, una cosa che vale la pena decidere con calma: la persona assistita puo’ partecipare, se le sue condizioni lo permettono. Escluderla per proteggerla e’ quasi sempre un errore, come lo e’ con i bambini: chi non capisce le parole capisce benissimo che qualcuno non c’e’ piu’.
Ce ne occupiamo con discrezione: possiamo organizzare una permanenza breve, un posto dove sedersi lontano dalla folla, un’uscita anticipata. Basta dircelo, e nessuno se ne accorgera’.
E se in quei giorni la casa e’ piena di gente e nessuno riesce a occuparsi di lei, chiedete a un vicino di fiducia: e’ il tipo di cosa che nei paesi si fa ancora, e nessuno vi giudichera’ per averla chiesta.
In un paese di cinquecento abitanti la notizia si sa da sola: a San Damiano no. Ottomila persone sono troppe perche’ il passaparola arrivi ovunque, e questo cambia il modo di far sapere.
Qui il manifesto e l’annuncio contano piu’ che altrove, e vanno pensati: chi era il defunto per la comunita’, dove lavorava, a quale associazione apparteneva, in quale frazione viveva. Sono quelle le persone che vorrebbero esserci e che rischiano di scoprirlo dopo.
I manifesti li affiggiamo negli spazi del capoluogo e nelle frazioni: con oltre trenta localita’ sparse su quarantotto chilometri quadrati, metterli solo in centro significa che una parte consistente del Comune non li vede.
E se il defunto aveva colleghi, soci o compagni di squadra, basta darci un nome e un numero: facciamo girare la notizia noi. Molti non si fanno vivi per non disturbare, e la famiglia non li avvisa per non sembrare invadente.
San Damiano e’ in provincia di Asti e confina con il Roero cuneese: molte famiglie hanno legami di qua e di la’.
Se il decesso avviene qui e la sepoltura e’ nel Cuneese, o viceversa, serve il nulla osta del cimitero di destinazione, che conferma disponibilita’ e concessione in regola. Lo chiediamo noi, su entrambi i fronti, e non allunga i tempi in modo apprezzabile.
Al cimitero comunale valgono le forme di sepoltura consuete. Disponibilita’ e costi li stabilisce il Comune: li verifichiamo e ve li scriviamo nel preventivo, senza cifre pubblicate qui che fra sei mesi sarebbero false.
Il Tempio Crematorio di riferimento e’ quello di Bra, nel Cimitero Urbano, a circa ventidue chilometri: la scelta dell’impianto non dipende dal confine amministrativo ma dalla comodita’ e dagli accordi.
Su questa distanza conviene decidere prima se qualcuno vuole accompagnare il feretro oppure se preferite salutare qui: la seconda e’ la scelta piu’ frequente e non toglie nulla.
Il trasporto e’ una voce a se’ nel preventivo. L’urna e’ pronta qualche giorno dopo e la ritiriamo noi.
In un centro di ottomila abitanti le imprese fra cui scegliere sono piu’ di una, e questa pagina non serve a convincervi che siamo gli unici bravi.
Serve a dirvi una cosa sola: da Guarene sono undici chilometri, un quarto d’ora, e chi risponde al telefono e’ qualcuno che sa gia’ dove siete. Non c’e’ un centralino e non c’e’ un numero che vi richiama fra un’ora.
Il preventivo e’ scritto e arriva prima che si cominci. La tanatoestetica, quando serve, la esegue un tecnico specializzato esterno che chiamiamo noi. Le lapidi le fa un laboratorio di marmisti della zona. Quello che non e’ nostro ve lo diciamo.
San Damiano e’ nata con una porta verso Asti e una verso Alba, e da allora guarda in due direzioni. Noi arriviamo da quella di Alba, e lavoriamo in entrambe le province senza fare distinzioni.
Se il vostro Comune non compare fra le nostre pagine, chiamateci lo stesso. Rispondiamo a qualsiasi ora, tutti i giorni.
Sono quattro documenti diversi che dicono lo stesso fatto, e la differenza fra loro fa perdere un pomeriggio a moltissime famiglie. Chiarirla in dieci minuti evita mesi di viaggi in Comune.
Attesta il decesso: nome, cognome, data e luogo. E’ il piu’ semplice e nella maggior parte dei casi basta.
Riporta anche i dati contenuti nell’atto registrato allo stato civile, comprese le eventuali annotazioni. E’ piu’ completo, e alcuni soggetti accettano soltanto questo.
Esiste anche in versione con indicazione di paternita’ e maternita’, richiesta in alcune pratiche successorie.
Rilasciato su modello multilingue, e’ valido in diversi Paesi senza bisogno di traduzione o legalizzazione. Serve quando il defunto aveva beni, conti, pensioni o eredi all’estero.
Chiedetelo subito se sospettate che possa servire: richiederlo dopo, da lontano, e’ molto piu’ complicato.
Un familiare puo’ dichiarare il decesso in una dichiarazione sostitutiva. La pubblica amministrazione e’ tenuta ad accettarla: un ufficio pubblico non puo’ pretendere il certificato.
I privati non sono obbligati. Banche e assicurazioni, nella pratica, chiedono quasi sempre il documento.
| A chi | Cosa chiede di solito |
|---|---|
| Banca — sblocco conti | Certificato, spesso estratto |
| Assicurazioni e polizze vita | Estratto |
| INPS — reversibilita’ | Certificato o autocertificazione |
| Datore di lavoro — TFR | Certificato |
| Notaio — successione | Estratto |
| Agenzia delle Entrate | Certificato |
| Utenze, telefonia | Certificato o autocertificazione |
| Enti e uffici pubblici | Autocertificazione, per legge |
| Soggetti esteri | Estratto internazionale |
Sei o otto. Sembra tanto, e non lo e’.
Il conto lo fa la realta’: banca, seconda banca se c’era un conto cointestato, INPS, datore di lavoro o ex datore, ognuna delle assicurazioni, il notaio, l’Agenzia delle Entrate, le utenze, il gestore telefonico.
Alcuni uffici trattengono l’originale. Il costo di una copia in piu’ e’ irrisorio; il costo di tornare in Comune fra sei mesi, quando magari e’ il Comune di Alba e voi vivete a Priocca, non lo e’.
Prendete sia certificati sia estratti. Nel dubbio si copre tutto, e vale davvero la pena.
Al Comune dove il decesso e’ stato registrato, che e’ quello dove la morte e’ avvenuta, non quello di residenza.
E’ il punto che sorprende le famiglie della zona: se il decesso e’ avvenuto all’ospedale di Alba, i certificati si chiedono ad Alba anche se il defunto ha sempre vissuto altrove.
Le modalita’ sono tre:
Vale la pena provare prima la strada digitale: evita lo sportello e i suoi orari.
I certificati di stato civile sono esenti da bollo quando richiesti per gli usi consentiti dalla legge, e in molti casi anche gratuiti.
Non scadono. Un certificato di morte emesso oggi vale anche fra dieci anni, perche’ certifica un fatto che non cambia. Alcuni uffici privati ne chiedono comunque uno recente: e’ una loro prassi, non una regola.
Non c’e’ limite al numero di copie richiedibili.
Il decesso e’ avvenuto all’estero. L’atto va prima trascritto in Italia tramite il consolato. Finche’ la trascrizione non e’ fatta, nessun Comune italiano puo’ rilasciare il certificato.
Servono documenti per l’estero. Chiedete l’estratto internazionale. Per i Paesi non coperti dalle convenzioni puo’ servire l’apostille, che si ottiene in Prefettura.
Il certificato riporta un errore. Capita: un nome, una data, un luogo di nascita. La rettifica si chiede allo stato civile del Comune che ha registrato l’atto. Non ignoratelo: un errore su un atto di morte si trascina in tutta la successione.
Le prime copie ve le procuriamo insieme al resto delle pratiche, senza che dobbiate andare da nessuna parte.
Ditecelo al primo incontro: quante copie, e se ve ne serve una internazionale. Sono due domande di dieci secondi che possono risparmiarvi mesi.
Quando vi arriva in mano un estratto, i campi sono sempre gli stessi e vale la pena controllarli uno per uno, perche’ un errore qui si trascina in tutta la successione.
Controllateli il giorno stesso in cui ricevete la prima copia. Rettificare un atto dopo che la successione e’ stata presentata e’ molto piu’ complicato.
La correzione si chiede all’ufficiale dello stato civile del Comune che ha registrato l’atto.
Gli errori materiali evidenti — una lettera sbagliata nel cognome, una data invertita — si correggono in via amministrativa, portando un documento che dimostri il dato giusto.
Gli errori sostanziali possono richiedere un passaggio davanti al tribunale. Sono rari, ma esistono, e piu’ tardi ci si accorge piu’ costano.
I certificati di morte sono liberamente richiedibili da chiunque: non serve dimostrare di essere parenti.
Diverso per l’estratto con tutte le annotazioni, dove alcuni Comuni chiedono di motivare la richiesta.
Se non potete andare voi, basta una delega scritta con copia del documento del delegante. Non serve un atto notarile.
Il portale nazionale dell’anagrafe consente di scaricare in autonomia diversi certificati, fra cui quello di morte, per i Comuni subentrati — e sono ormai la quasi totalita’.
Si accede con SPID o CIE. Il certificato e’ gratuito, in bollo o esente a seconda dell’uso, e viene generato in PDF con timbro digitale.
Vale la pena provare questa strada prima dello sportello, soprattutto se il decesso e’ stato registrato in un Comune diverso dal vostro: evita il viaggio.
Oltre all’estratto di morte, per la successione vi verra’ chiesto quasi sempre lo stato di famiglia alla data del decesso, detto anche storico.
Non e’ lo stato di famiglia attuale: e’ la fotografia del nucleo com’era quel giorno. Se nel frattempo qualcuno si e’ trasferito o e’ cambiata la composizione, i due documenti dicono cose diverse e il notaio vuole il primo.
Si richiede al Comune di residenza del defunto, non a quello del decesso. E’ una delle poche pratiche in cui i due Comuni non coincidono e conta saperlo.
L’estratto internazionale copre i Paesi legati dalle convenzioni in materia di stato civile, e li’ non serve altro.
Fuori da quei Paesi il documento va apostillato, quando lo Stato di destinazione aderisce alla Convenzione dell’Aja: l’apostille si ottiene in Prefettura, sul documento gia’ emesso.
Per gli Stati che non vi aderiscono serve la legalizzazione consolare, che e’ un passaggio in piu’ e richiede piu’ tempo.
Se il defunto aveva un conto, una pensione o un immobile fuori dall’Unione europea, informatevi su quale dei tre livelli serve prima di far partire le pratiche: rifare il giro da capo significa mesi.
Formalmente un certificato di morte non scade, perche’ attesta un fatto immutabile.
Nella pratica alcuni soggetti privati ne chiedono uno emesso da non piu’ di sei mesi. Non e’ una regola di legge ed e’ contestabile, ma discuterne con un impiegato allo sportello raramente conviene.
La strategia che funziona: tenere sempre almeno due copie inutilizzate da parte, e rifornirsi via ANPR quando serve, che e’ gratuito e immediato.
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Verduno dista quattordici chilometri da Guarene ed e’ un paese di poco piu’ di cinquecento abitanti, sulla collina fra Bra, Roddi, La Morra e Santa Vittoria d’Alba. La patronale e’ la Nativita’ di Maria Vergine, l’8 settembre.
Verduno ha una particolarita’ che nessun altro Comune della zona ha: qui c’e’ l’ospedale che serve tutto il territorio di Alba e Bra.
Questo significa una cosa che a molte famiglie serve sapere e che nessuno spiega: una persona che muore in ospedale muore a Verduno, anche se abitava ad Alba, a Bra, a Guarene o in qualunque paese del Roero e della Langa.
L’atto di morte si fa sempre nel Comune dove il decesso e’ avvenuto, non in quello di residenza. Quindi la pratica parte da Verduno, e solo dopo si organizza il rientro nel paese della famiglia per il funerale e la sepoltura.
Non e’ un problema e non allunga i tempi in modo significativo. E’ pero’ il motivo per cui una famiglia si trova a fare pratiche in due Comuni diversi, e per cui questa pagina la stanno leggendo, quasi sicuramente, persone che a Verduno non hanno mai abitato.
Quando il decesso avviene in ospedale i tempi non li decide la famiglia, e questo disorienta molte persone che si aspettano di poter fare qualcosa subito.
La salma resta nella camera mortuaria della struttura per il periodo di osservazione previsto dalla legge, che e’ di ventiquattro ore prima che il feretro possa essere chiuso. In quelle ore i familiari possono passare, negli orari che la struttura stabilisce.
Nel frattempo la scelta dell’impresa funebre e’ della famiglia e di nessun altro. Nessuno puo’ decidere al posto vostro e nessuna struttura vi assegna un’impresa: potete chiamare chi volete, anche a distanza di ore, e da quel momento in poi ce ne occupiamo noi.
Se ci chiamate mentre siete ancora li’, non serve che sappiate niente: ci dite il nome e dove vi trovate, e cominciamo. Il documento d’identita’ e la tessera sanitaria ce li portate quando riuscite.
Una cosa che vale la pena non rimandare: gli effetti personali del ricoverato. Vestiti, occhiali, dentiera, fede, telefono. Chiedete alla struttura un elenco di cio’ che viene consegnato e controllatelo sul momento, perche’ dopo diventa difficile recuperare quello che manca.
Dopo l’ospedale la salma torna dove volete voi: nella vostra casa, in chiesa la mattina del funerale, oppure direttamente al cimitero del vostro Comune.
Il trasporto richiede un’autorizzazione, che chiediamo noi, e il nulla osta del cimitero di destinazione se la sepoltura non e’ a Verduno. Sono passaggi ordinari e nella grande maggioranza dei casi si risolvono in poche ore.
L’unica cosa che li rallenta davvero e’ una tomba di famiglia intestata a una persona mancata da tempo. Per questo, se sapete che ne esiste una, ditecelo alla prima telefonata invece che il giorno prima del funerale: la verifica la facciamo subito.
Per chi qui ci abita davvero, e sono poco piu’ di cinquecento persone, il discorso e’ quello di ogni paese piccolo del Roero.
Al cimitero comunale valgono le forme di sepoltura consuete: campo comune, loculo, tomba di famiglia, ossario, cinerario. Disponibilita’ e costi li stabilisce il Comune, li verifichiamo noi e ve li scriviamo nel preventivo.
A un funerale viene tutto il paese, ed e’ insieme una cosa bella e faticosa: ore in piedi a ricevere condoglianze. Se non ve la sentite si puo’ organizzare diversamente, riducendo il tempo della veglia aperta o lasciando che una persona di famiglia riceva al posto vostro. Nessuno si offende.
Il Tempio Crematorio e’ nel Cimitero Urbano di Bra, a pochi chilometri: Verduno confina con Bra, quindi e’ uno dei tragitti piu’ brevi in assoluto.
Il trasporto fino all’impianto e’ comunque una voce a se’ nel preventivo, a carico della famiglia. La cremazione non avviene il giorno del funerale: l’urna e’ pronta qualche giorno dopo e la ritiriamo noi.
Se il decesso e’ avvenuto in ospedale e la sepoltura sara’ altrove, la cremazione non cambia la sequenza: prima le autorizzazioni, poi il rito dove avete deciso, poi l’impianto.
A Verduno arrivano persone da tutto il territorio, e con loro arrivano familiari che hanno passato settimane o mesi fra corsie e sale d’attesa.
Se siete voi quella persona, c’e’ una cosa che vale la pena sentirsi dire: siete stanchi, e la stanchezza non e’ mancanza di affetto. Chi ha assistito qualcuno a lungo arriva al giorno del funerale gia’ svuotato, e a volte prova sollievo. Non e’ una colpa: significa che una parte del dolore l’avete gia’ vissuta, mese dopo mese, prima che accadesse.
Nei giorni del funerale lasciate che qualcun altro faccia le telefonate e riceva la gente. Voi avete gia’ dato, e chi vi conosce lo sa.
E nelle settimane dopo mettete in conto una cosa che sorprende quasi tutti: quando finisce l’assistenza finisce anche una routine che riempiva le giornate, e il vuoto che resta non e’ solo il vuoto della persona. Se dopo diverso tempo non riuscite a tornare alle cose di ogni giorno, parlarne con il medico di famiglia e’ una scelta normale come un’altra.
Da Guarene a Verduno sono quattordici chilometri: venti minuti, a qualunque ora del giorno e della notte. All’ospedale arriviamo negli stessi tempi.
Il preventivo e’ scritto e arriva prima che si cominci, con le nostre voci separate da quelle che passano da noi ma non sono nostre.
Se serve la tanatoestetica la esegue un tecnico specializzato esterno che chiamiamo noi. La lapide la realizza un laboratorio di marmisti della zona.
Molte famiglie ci trovano proprio cercando Verduno, perche’ e’ li’ che si sono fermate le cose. Se il vostro Comune non compare fra le nostre pagine, chiamateci lo stesso.
Rispondiamo a qualsiasi ora, tutti i giorni.
Nelle prime ore le famiglie fanno quasi sempre la stessa cosa: cominciano a cercare documenti. Cassetti, cartelline, il libretto della pensione, le vecchie polizze.
Quasi niente di quello serve adesso. La lista vera e’ corta.
Tre cose. Se una manca, si procede lo stesso e si recupera dopo.
| Documento | Da chi |
|---|---|
| Constatazione di decesso | Medico curante, guardia medica o struttura |
| Certificato necroscopico | Medico necroscopo ASL |
| Scheda ISTAT cause di morte | Medico |
| Denuncia di morte | Stato civile del Comune del decesso |
| Autorizzazione a sepoltura o cremazione | Stato civile |
| Permesso cimiteriale | Ufficio cimiteri del Comune |
| Autorizzazione al trasporto | Comune, se il cimitero e’ altrove |
Non dovete presentarvi in nessuno di questi uffici.
E’ l’unico caso in cui un documento mancante allunga davvero i tempi. Serve dimostrare la volonta’ del defunto:
Se sapete che esiste un documento del genere, cercatelo: e’ l’unica ricerca che vale la pena fare nelle prime ore.
Serve sapere in quale cimitero e a chi e’ intestata la concessione. Non serve il documento originale: bastano le informazioni, il resto lo verifichiamo noi con l’ufficio cimiteri.
E’ un controllo che facciamo sempre, perche’ l’intestazione non consente automaticamente la tumulazione di chiunque. Scoprirlo il giorno prima e’ un problema serio; scoprirlo il primo giorno non lo e’.
Servono il permesso di soggiorno o il passaporto, e va valutato se la famiglia intende procedere alla sepoltura in Italia o al rientro nel Paese d’origine. Le due strade hanno documentazioni molto diverse.
Nessun documento in piu’ da parte vostra: cambia solo il numero di uffici che tocchiamo noi.
Sono tutte cose che serviranno, ma dopo, e non a noi: alla banca, all’INPS, al notaio, al patronato, nelle settimane successive.
Cercarle nelle prime ventiquattr’ore e’ una fatica inutile fatta nel momento peggiore.
Manca la carta d’identita’. Non e’ un ostacolo: l’ufficiale di stato civile procede sui dati anagrafici.
Manca il codice fiscale. Si recupera dalla tessera sanitaria o dai sistemi dell’anagrafe.
Non si trova il documento sulla cremazione ma siete certi che esistesse. Ditecelo. Si puo’ verificare l’iscrizione presso la SOCREM, e nel frattempo si prepara la strada alternativa della dichiarazione dei parenti.
Il defunto viveva solo e non si trova nulla. Succede piu’ spesso di quanto si pensi. Si procede sui dati anagrafici e con la dichiarazione dei familiari.
Non ve le chiede nessun ufficio, ma servono a noi per il funerale:
Sono queste, non i certificati, le cose su cui vale la pena spendere attenzione nelle prime ore.
Qui la lista si allunga, ma non e’ piu’ materia nostra: successione, reversibilita’, conti, utenze, veicoli, assicurazioni.
L’unica cosa che possiamo fare, e facciamo, e’ procurarvi in anticipo le copie del certificato di morte che vi serviranno. Chiedetene sei o otto: ogni ufficio ne vuole una sua e alcuni non la restituiscono.
Due strade completamente diverse, e vanno decise subito perche’ cambiano tutto.
Sepoltura in Italia: la documentazione e’ la stessa di qualunque residente. Servono permesso di soggiorno o passaporto al posto della carta d’identita’.
Rientro nel Paese d’origine: serve il passaporto mortuario, il consolato del Paese va coinvolto, e il feretro deve rispettare requisiti specifici per l’espatrio. I tempi passano da giorni a settimane.
Molte famiglie decidono la seconda strada dopo aver avviato la prima. Si puo’ fare, ma costa tempo: meglio deciderlo il primo giorno.
L’amministratore di sostegno cessa le proprie funzioni con la morte della persona: non e’ lui a decidere del funerale, e non puo’ firmare al posto dei familiari.
Le decisioni tornano ai parenti secondo l’ordine di prossimita’. Se l’amministratore era anche un familiare, agisce in quella veste, non nell’altra.
Il convivente di fatto non ha automaticamente gli stessi poteri decisionali del coniuge, e questo emerge nei momenti peggiori: la volonta’ sulla cremazione, l’accesso alla tomba di famiglia, la scelta del rito.
Se esistono documenti — convivenza registrata all’anagrafe, unione civile, una disposizione scritta del defunto — portateli. Cambiano la posizione giuridica in modo sostanziale.
Il Comune ha l’obbligo di provvedere alla sepoltura quando non ci sono familiari o quando questi non sono in grado di farvi fronte. Chi si trovi a occuparsene senza essere parente — un vicino, un amministratore di condominio, una struttura — deve segnalarlo ai servizi sociali del Comune.
Se la persona aveva lasciato indicazioni scritte sul proprio funerale, portatele. Non hanno il valore vincolante di un testamento sui beni, ma orientano le scelte e spesso evitano discussioni fra fratelli nel momento sbagliato.
| Quando | Cosa |
|---|---|
| Subito | Documento e codice fiscale del defunto |
| Subito | Documento del familiare che segue le pratiche |
| Entro il primo giorno | Eventuale documento sulla cremazione |
| Entro il primo giorno | Dove sta la tomba di famiglia, se c’e’ |
| Prima del funerale | Abiti, fotografia, nomi per il manifesto |
| Dopo il funerale | Tutto il resto: pensione, banche, polizze |
L’errore piu’ comune e’ invertire la prima e l’ultima riga.
Non e’ una questione di documenti, ma emerge sempre nel momento in cui si raccolgono.
La legge guarda al grado di parentela piu’ prossimo: coniuge o unito civilmente, poi figli, poi genitori, poi fratelli. All’interno dello stesso grado contano tutti allo stesso modo.
Da questo discendono due conseguenze pratiche che sorprendono le famiglie:
Tre figli su quattro non fanno maggioranza. Sulle scelte che richiedono la concorde volonta’ dei parenti dello stesso grado — la cremazione in primo luogo — serve l’accordo di tutti. Non esiste un voto.
Un familiare piu’ presente non ha piu’ voce. Il figlio che ha assistito il genitore per anni e quello che non si vedeva da dieci hanno la stessa posizione. E’ spesso vissuto come un’ingiustizia, ed e’ comprensibile, ma la regola e’ questa.
Se sapete che esiste un disaccordo, ditecelo il primo giorno. C’e’ il tempo di trovare un punto d’incontro; il giorno prima del funerale non c’e’.
Capita, soprattutto dopo una malattia lunga, che la persona avesse lasciato indicazioni. Cercatele, e sono di solito in tre posti: fra i documenti personali, presso un notaio, o nella memoria di un familiare a cui l’aveva detto.
Anche una lettera senza valore legale conta: orienta le decisioni e, molto spesso, chiude in anticipo le discussioni fra fratelli.
Non serve aver deciso niente, e non serve avere i documenti pronti. Se avete un dubbio, chiamate: rispondiamo anche solo per spiegarvi come funziona.
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Reperibilita’ 24 ore su 24: 329 971 9194 — 335 282698
Il funerale finisce e comincia la parte lunga. Arrivano lettere, si scoprono conti, qualcuno dice che bisogna fare la successione entro un anno, qualcun altro che bisogna sbrigarsi subito.
Non tutto e’ urgente. Poche cose hanno una scadenza vera, e vale la pena distinguerle.
| Quando | Cosa | Dove |
|---|---|---|
| Prima settimana | Comunicazione del decesso all’ente previdenziale | Patronato |
| Prima settimana | Domanda di pensione ai superstiti | Patronato |
| Primo mese | Comunicazione alla banca | Filiale |
| Primo mese | Denuncia alle assicurazioni | Compagnia |
| Primo mese | Ultime spettanze e TFR | Datore di lavoro |
| Primi mesi | Utenze, telefonia, abbonamenti | Gestori |
| Entro 12 mesi | Dichiarazione di successione | Agenzia Entrate o notaio |
| Dopo la successione | Voltura catastale, veicoli | Catasto, PRA |
E’ il termine ordinario, e decorre dalla data del decesso. Superarlo comporta sanzioni, che crescono con il ritardo.
Non e’ pero’ il primo adempimento in ordine di importanza economica: dodici mesi sono tanti, e ci sono cose che rendono di piu’ se fatte subito.
E’ la pratica economicamente piu’ rilevante di tutte, e nella maggior parte dei casi la decorrenza e’ legata al mese della domanda.
Tradotto: ogni mese di ritardo puo’ essere un mese di assegno non percepito. E’ la ragione per cui questa sta in cima alla lista e non la successione.
Le polizze prevedono termini per la denuncia del sinistro, di norma brevi. Non rimandate perche’ “tanto poi si vede”.
Utenze, telefonia, abbonamenti, veicoli non hanno una scadenza sanzionata. Costano solo denaro finche’ restano attivi.
Svuotare la casa. Nessuna legge lo impone. Se la casa e’ di proprieta’ e non c’e’ un affitto da chiudere, potete prendervi mesi. E’ anche una delle cose che, fatte troppo presto, si rimpiangono.
Decidere della tomba. La lapide si fa con calma. Nei mesi successivi molte famiglie cambiano idea, e va benissimo.
Chiudere tutti i conti in una settimana. La banca ha i suoi tempi e non vi corre dietro.
Rispondere a chi vi contatta. Nelle settimane dopo un decesso arrivano proposte di ogni genere. Nulla di quello ha urgenza.
Una cartellina sola, tenuta dal primo giorno, vi risparmiera’ molte ore.
| A chi | Per cosa | Costo |
|---|---|---|
| Patronato | Pensioni, reversibilita’, INAIL | Gratuito |
| CAF | Successione semplice, detrazioni | Contenuto |
| Notaio | Successioni con immobili o testamento | A tariffa |
| Commercialista | Situazioni patrimoniali complesse | A tariffa |
| Avvocato | Contrasti fra eredi, rinuncia | A tariffa |
Il patronato e’ gratuito e copre la pratica che vale di piu’. Cominciate da li’.
Capita spesso: fratelli lontani, nipoti impegnati, e una persona sola che porta tutto.
Due consigli pratici. Mettete per iscritto quello che fate, anche solo in un quaderno: fra sei mesi, se qualcuno chiede conto, avere le date aiuta molto.
E non anticipate spese senza dirlo. Le spese sostenute nell’interesse dell’eredita’ si possono far valere, ma solo se sono documentate.
Se l’eredita’ potrebbe essere gravata da debiti, fermatevi prima di toccare qualunque cosa: disporre dei beni del defunto puo’ valere come accettazione tacita e chiudere la porta alla rinuncia.
In quel caso il primo passo non e’ la banca: e’ un avvocato o un notaio. Una consulenza di mezz’ora, prima di muovere un euro.
La posta continua ad arrivare. Per mesi, e in mezzo ci sono comunicazioni che contano: scadenze, rinnovi, avvisi. Non buttate niente senza guardarlo, almeno per il primo anno.
Le pensioni accreditate dopo il decesso vanno restituite. Gli enti se ne accorgono e le richiedono indietro. Non spendetele.
Le rate dei finanziamenti continuano. Se non ci sono coperture assicurative, restano a carico della successione e vanno gestite subito.
La casa vuota ha comunque costi: tributi locali, assicurazione, utenze minime. Vanno intestati a qualcuno.
Cambia tutto e i tempi sono piu’ stretti. Impresa individuale, quote societarie, partita IVA, dipendenti: sono adempimenti con scadenze proprie e vanno affrontati con un commercialista entro pochi giorni, non entro mesi.
E’ l’unico caso in cui vi diciamo di non aspettare.
Non sono pratiche, e nella nostra esperienza sono quelle che le famiglie ricordano a distanza di anni.
Aver svuotato la casa troppo presto. Nessuno vi obbliga a farlo in un mese. Chi aspetta sceglie meglio cosa tenere.
Aver buttato le carte senza guardarle. Fra vecchie cartelle escono buoni postali, polizze dimenticate, lettere. Anche solo una scorsa veloce, prima.
Aver cancellato il telefono o il computer. E’ l’unico archivio di fotografie di molte persone, e non si recupera.
Scrivere, in un quaderno o in un file, cosa avete fatto e quando: la data della domanda al patronato, quando avete parlato con la banca, cosa vi hanno detto e chi.
Sembra inutile finche’ non arriva la prima lettera che chiede conto di qualcosa, o finche’ un fratello non chiede come sono andate le cose. A quel punto quel quaderno vale piu’ di qualsiasi ricordo.
Molti figli seguono le pratiche del genitore da un’altra citta’. Quasi tutto si fa a distanza, ma conviene organizzarsi in un modo preciso.
Concentrate gli appuntamenti in un solo viaggio. Patronato, banca e Comune in due giorni sono fattibili se si prende appuntamento prima.
Chiedete piu’ copie di tutto mentre siete sul posto: tornare per un certificato costa un giorno di ferie.
Usate i canali digitali dove esistono: ANPR per i certificati, servizi telematici per la successione, home banking per gli estratti conto.
Indicate un recapito dove far arrivare la posta del defunto, oppure passate a ritirarla con regolarita’.
Non serve aver deciso niente, e non serve avere i documenti pronti. Se avete un dubbio, chiamate: rispondiamo anche solo per spiegarvi come funziona.
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Ogni decesso avvenuto in Italia va dichiarato all’ufficiale dello stato civile. È l’atto che fa esistere giuridicamente la morte: finché non è registrato, non esiste il certificato di morte, non esiste l’autorizzazione alla sepoltura, non si apre la successione e nessuna banca sblocca nulla.
È anche la pratica che le famiglie temono di più e quella che, nella pratica, non fanno quasi mai.
La dichiarazione va resa entro 24 ore dal decesso, all’ufficiale dello stato civile del Comune dove la morte è avvenuta.
Il termine è breve, e nella maggior parte dei casi scade mentre la famiglia sta ancora decidendo cosa fare. Per questo, nella pratica, la presenta l’impresa funebre in delega: è uno degli adempimenti per cui esistiamo.
Se il termine viene superato — capita, per esempio quando il decesso avviene di sabato in un Comune con l’ufficio chiuso — la dichiarazione si presenta comunque. Non si perde nessun diritto: l’ufficiale registra l’atto con l’indicazione del ritardo.
Nel caso della struttura sanitaria la comunicazione parte d’ufficio: è l’ospedale a trasmettere l’avviso di morte allo stato civile. La famiglia non deve fare nulla, ma resta comunque necessaria tutta la documentazione medica per i passaggi successivi.
Sono due, e vengono spesso confusi perché li rilasciano due medici diversi in due momenti diversi.
La constatazione di decesso la fa il medico curante o la guardia medica, poco dopo la morte. Accerta che il decesso è avvenuto. Senza questa non parte nulla.
Il certificato necroscopico lo rilascia il medico necroscopo, una figura nominata dall’ASL. È un accertamento successivo, che per regolamento non avviene subito dopo il decesso ma in una finestra di ore stabilita: è precisamente questo che rende impossibile chiudere tutto in poche ore.
Serve anche la scheda ISTAT sulle cause di morte, compilata dal medico. È un adempimento statistico, non riguarda la famiglia, ma fa parte del fascicolo.
| Documento | Chi lo procura |
|---|---|
| Constatazione di decesso | Medico curante o guardia medica |
| Certificato necroscopico | Medico necroscopo ASL |
| Scheda ISTAT | Medico |
| Carta d’identita’ del defunto | Famiglia |
| Codice fiscale / tessera sanitaria | Famiglia |
| Documento del dichiarante | Chi presenta |
Se la carta d’identita’ del defunto non si trova, la pratica non si blocca: l’ufficiale procede sui dati anagrafici. Non mettetevi a svuotare cassetti nelle prime ore.
La denuncia si presenta dove la morte è avvenuta, non dove il defunto risiedeva.
È la fonte di confusione più frequente da noi, per una ragione geografica: gran parte dei decessi dei residenti nei paesi del Roero avviene all’ospedale di Alba o di Bra. Il decesso è quindi registrato ad Alba o a Bra, anche se il defunto ha vissuto ottant’anni a Priocca o a Castagnito.
Le conseguenze pratiche sono tre:
I certificati si chiedono al Comune del decesso. Se fra due anni vi serve un altro certificato di morte, lo chiederete ad Alba, non al vostro Comune.
Il Comune di residenza viene informato d’ufficio e aggiorna l’anagrafe. Non dovete andarci voi.
Se il cimitero è in un altro Comune ancora, entra in gioco l’autorizzazione al trasporto, che è un atto ulteriore. Tre Comuni per una sola persona: quello del decesso, quello di residenza, quello della sepoltura. Nella zona è la normalita’, non l’eccezione.
Registrato l’atto, l’ufficiale dello stato civile rilascia l’autorizzazione alla sepoltura o alla cremazione. È il documento che permette al cimitero di procedere: senza, il funerale non si può celebrare.
Dallo stesso atto nascono i due documenti che vi verranno chiesti per mesi: il certificato di morte e l’estratto dell’atto di morte.
La registrazione in se’ è rapida: un ufficio di stato civile la evade in giornata, se il fascicolo è completo.
Quello che determina i tempi è altro: l’attesa del certificato necroscopico, il periodo di osservazione di 24 ore, e negli uffici piccoli gli orari di apertura, che nei Comuni sotto i duemila abitanti possono essere di poche mattine a settimana.
Nella pratica, un funerale si celebra fra il secondo e il terzo giorno. Quando il decesso avviene il venerdi’ sera, si slitta al lunedi’: non è lentezza di nessuno, sono uffici chiusi.
È intervenuta l’autorita’ giudiziaria. Serve il nulla osta prima di procedere, e i tempi dipendono da quell’ufficio. Può essere qualche ora o qualche giorno, e non è prevedibile.
Il decesso è avvenuto all’estero. L’atto va trascritto in Italia tramite il consolato, e la tempistica è un’altra cosa: si ragiona in settimane.
La persona era senza documenti o non identificata. Caso raro, ma esiste, e apre una procedura a se’.
Quando presentiamo la denuncia, chiedete subito più copie del certificato di morte. Sei o otto.
Ve le chiederanno la banca, l’INPS, il datore di lavoro, le assicurazioni, il notaio, le utenze. Alcuni uffici trattengono l’originale e non lo restituiscono. Prenderle tutte insieme in quel momento vi evita mesi di ritorni in un Comune che, molto probabilmente, non è nemmeno il vostro.
Nulla. La denuncia la presentiamo noi, con la documentazione medica che raccogliamo noi, nel Comune giusto.
A voi chiediamo tre cose: il documento e il codice fiscale del defunto, un vostro documento, e in quale cimitero.
Se la persona risiedeva all’estero ma è morta in Italia, la denuncia si presenta comunque al Comune italiano dove il decesso è avvenuto. Il Comune di iscrizione AIRE viene aggiornato d’ufficio.
Attenzione a una conseguenza pratica: gli eredi che vivono all’estero avranno bisogno dell’estratto internazionale, non del certificato semplice. Chiedetelo subito, perché richiederlo dopo da un altro Paese è molto più lento.
Interviene l’autorita’ giudiziaria e la denuncia resta sospesa finché non arriva il nulla osta. Nel frattempo la salma è a disposizione e non è possibile fissare la data del funerale.
Se si tratta di infortunio sul lavoro o in itinere, esiste in parallelo una pratica INAIL, che è cosa diversa e va aperta dai familiari o dal patronato. Non ha effetto sui tempi del funerale, ma va aperta nei termini.
Succede con chi viveva solo. Se non c’è un medico curante che possa constatare il decesso, interviene la guardia medica o il 118, e l’autorita’ giudiziaria valuta se sia necessario un accertamento sulle cause.
Non è un sospetto: è la procedura ordinaria quando la causa non è documentabile.
La comunicazione allo stato civile parte dalla direzione della struttura. I familiari conservano tutti i diritti sulla scelta dell’impresa e del rito.
Qualunque sia il caso, la denuncia resta un atto dovuto e gratuito, e il Comune non può rifiutarla per documenti mancanti che possano essere recuperati altrimenti. Se un ufficio vi dice il contrario, chiedete che ve lo mettano per iscritto: nella nostra esperienza a quel punto la pratica si sblocca.
Non serve aver deciso niente, e non serve avere i documenti pronti. Se avete un dubbio, chiamate: rispondiamo anche solo per spiegarvi come funziona.
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