Onoranze funebri
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Onoranze funebri a Mango: un paese da cui si parte e si torna

Mango dista undici chilometri da Guarene, nell’alta Langa del Moscato, e il paese e’ dominato dal castello dei Marchesi di Busca, edificato nel 1630 sui resti di una fortezza piu’ antica. Dal 1985 ospita l’Enoteca Regionale Colline del Moscato.

Un paese di passaggio, da sempre

Sotto le mura del vecchio maniero passava la Magistra Langarum, la strada che da Alba scendeva verso la riviera: da qui partivano uve e vino, e risalivano il sale, l’olio e il pesce.

Lo diciamo perche’ spiega una cosa che si vede ancora oggi nelle famiglie di qui: da Mango si e’ sempre partiti e si e’ sempre tornati. Molte case hanno figli in citta’ o all’estero, e molti che se ne sono andati chiedono comunque di essere riportati qui.

Le due cose si organizzano entrambe. Se il decesso avviene lontano e volete la sepoltura a Mango, servono l’autorizzazione al trasporto del Comune dove e’ avvenuto e il nulla osta del cimitero di destinazione: ce ne occupiamo noi, anche quando la distanza e’ di centinaia di chilometri o di un confine.

Ditecelo alla prima telefonata, anche se siete voi a essere lontani: si comincia lo stesso, e la prima chiamata potete farla da dove siete.

Quando a morire e’ una persona giovane

E’ la circostanza in cui tutto quello che si dice di solito non serve a niente, e preferiamo dirlo apertamente invece di far finta.

Non c’e’ un senso da trovare, non c’e’ un “era ora”, non c’e’ una consolazione che regga. Chi vi dira’ che era destino o che il tempo guarisce lo fara’ in buona fede e non vi aiutera’. L’unica cosa vera e’ che siete nel mezzo di qualcosa di ingiusto.

Sul piano pratico, poche cose che sappiamo per esperienza. Al funerale di una persona giovane viene molta piu’ gente del previsto, spesso coetanei che non conoscete: prevedete uno spazio e un tempo maggiori, e lasciate che parlino, perche’ hanno bisogno di farlo quanto voi.

I fratelli e le sorelle sono quelli che vengono dimenticati per primi. Tutti chiedono come stanno i genitori, e a loro nessuno chiede niente: se ci sono, ditecelo, e teniamone conto nell’organizzare la giornata.

Se ci sono figli piccoli, la regola resta quella: spiegare prima cosa vedranno, dare loro un adulto che non abbia bisogno di essere consolato a sua volta, evitare le formule sul sonno e sui viaggi.

E una cosa che riguarda voi soli: non decidete niente di definitivo in quei giorni. Non la lapide, non la casa, non le sue cose. Vi verra’ voglia di fare qualcosa di grande subito, ed e’ normale, ma tutto quello che si puo’ fare bene si potra’ fare anche fra sei mesi.

Se dopo qualche tempo non riuscite a tornare alle cose di ogni giorno, parlarne con il medico di famiglia e’ una scelta normale come qualunque altra. Su un lutto cosi’ non si guarisce da soli piu’ in fretta.

Il cimitero, e chi ci tornera’

Al cimitero comunale valgono le forme di sepoltura consuete: campo comune, loculo, tomba di famiglia, ossario per i resti, cinerario per le ceneri. Disponibilita’ e costi li stabilisce il Comune, li verifichiamo noi e ve li scriviamo nel preventivo.

In un paese dell’alta Langa, con molte famiglie sparse fra qui e la citta’, vale la pena farsi una domanda mentre si sceglie: chi verra’ a trovarlo fra vent’anni, e da dove. Non e’ un argomento sentimentale: una tomba dove qualcuno riesce ad andare e’ una tomba curata.

E se esiste gia’ una tomba di famiglia, la prima verifica riguarda l’intestatario: capita che sia una persona mancata decenni fa, e quello e’ l’unico intoppo che puo’ bloccare davvero una tumulazione.

Sulla cremazione, una domanda ricorrente

Quello che ci chiedono qui non e’ quanto costa: e’ se sia possibile disperdere le ceneri in un posto che contava per lui, una vigna, un bosco, un crinale.

La risposta e’ che la dispersione e’ consentita solo se il defunto l’aveva voluta, espressa in forma valida, e solo nei luoghi ammessi: non e’ una scelta libera. Una vigna privata, per intenderci, non rientra fra i casi previsti.

Va aggiunta una cosa che le famiglie considerano poco: la dispersione non e’ reversibile e non lascia nessun luogo dove tornare. Chi la sceglie sapendolo fa una scelta piena; chi lo scopre dopo se ne pente.

L’impianto e’ quello di Bra, a ventitre chilometri di strade di collina. Il trasporto e’ una voce a se’ nel preventivo, l’urna e’ pronta qualche giorno dopo e la ritiriamo noi.

Le strade dell’alta Langa

Da Guarene a Mango sono undici chilometri in linea d’aria ma la strada sale e gira: contate una ventina di minuti, a qualunque ora del giorno e della notte.

Il territorio e’ fatto di crinali e di case sparse fra le vigne. Quando chiamate ditecelo dove siete esattamente e datecene un riferimento visibile: una cascina, un bivio, il castello. In alta Langa un numero civico dice poco.

D’inverno, con neve o ghiaccio, i tempi si allungano per tutti. Se la strada di casa vostra e’ impegnativa ditecelo al telefono: partiamo prima e con il mezzo adatto, invece di scoprirlo a meta’ salita.

Il funerale, e chi lo organizza

L’orario si concorda con il parroco e dipende da quando la chiesa e’ libera: in paesi di questa dimensione le disponibilita’ sono poche, e vi diciamo subito quali sono davvero invece di farvi sperare in un orario che non c’e’.

Se preferite un saluto non religioso si puo’ fare, al cimitero o in un luogo all’aperto, e nessuno deve spiegare niente a nessuno.

A voi chiediamo due decisioni – dove riposera’ e che tipo di rito – piu’ documento e tessera sanitaria del defunto. Il resto lo facciamo noi: dichiarazione, autorizzazioni, pratiche cimiteriali, feretro, vestizione, manifesti, annunci.

Si parte e si torna

Da queste colline si e’ sempre partiti, e quasi sempre si e’ tornati. Vale anche per noi: le strade dell’alta Langa non sono mai state una ragione per dire di no.

Se il vostro Comune non compare fra le nostre pagine, chiamateci lo stesso. Rispondiamo a qualsiasi ora, tutti i giorni.

Onoranze funebri a Monta’: le campane sulla torre civica

Monta’ dista quindici chilometri da Guarene ed è il paese all’estremo nord del Roero, sulle sommita’ delle colline e delle Rocche. Con quasi quattromilasettecento abitanti è uno dei Comuni più popolosi del territorio, e comprende la frazione San Vito e diverse borgate.

Le campane, e la torre che non è un campanile

A Monta’ c’è una particolarita’ che il paese conosce e i forestieri no: la vecchia parrocchiale di Sant’Antonio Abate non ha campanile.

Le campane stanno sulla torre civica, quella voluta da Asti nel 1257 accanto all’antica porta della villa. È da li’ che il paese ha sempre saputo le cose.

Il suono a morto è il primo annuncio, e arriva prima di qualunque manifesto e di qualunque telefonata. Nei paesi come questo c’è ancora chi, sentendolo, esce sulla porta e chiede chi è mancato.

Lo scriviamo perché molte famiglie non sanno di poter decidere qualcosa anche su questo, e invece si concorda con la parrocchia insieme al resto. Se preferite che non suonino, o che suonino in un momento preciso perché qualcuno possa sentirle, ditecelo: è una cosa che si chiede e che quasi sempre si ottiene.

L’orario, e chi lavora fuori

Da Monta’ partono ogni mattina le navette per gli stabilimenti di Torino, oltre ai bus per Alba: molte famiglie hanno figli e fratelli che lavorano lontano e rientrano la sera.

Questo rende l’orario del funerale una decisione più delicata che altrove. Un funerale a metà mattina, in settimana, taglia fuori chi non riesce a prendere il giorno di permesso; uno nel tardo pomeriggio permette a molti di esserci senza perdere la giornata.

Non è sempre possibile scegliere: dipende da quando la chiesa è libera e dai tempi tecnici, che non decidiamo noi. Ma se per voi conta che ci siano i colleghi, i cugini di Torino o chi fa i turni, ditecelo prima e proviamo a incastrarlo.

Un’informazione che quasi nessuno ha nel momento in cui servirebbe: chi lavora come dipendente ha diritto a tre giorni di permesso retribuito per la morte del coniuge, di un convivente o di un parente entro il secondo grado. Molti contratti danno di più: conviene chiedere invece di dare per scontato il minimo. Il certificato che vi verrà richiesto è quello di morte, e ve lo procuriamo noi.

Il cimitero, e le pratiche

Al cimitero comunale valgono le forme di sepoltura consuete: campo comune, loculo, tomba di famiglia, ossario per i resti, cinerario per le ceneri. Disponibilita’ e costi li stabilisce il Comune, li verifichiamo noi e ve li scriviamo nel preventivo, senza pubblicare qui cifre che fra sei mesi sarebbero false.

In un Comune di quasi cinquemila abitanti la prima verifica che facciamo, se esiste già una tomba di famiglia, riguarda chi ne risulta intestatario: capita spesso che sia una persona mancata decenni fa, e finché non si sistema la posizione una tumulazione resta ferma.

La cremazione, e i venti chilometri

Il Tempio Crematorio è nel Cimitero Urbano di Bra, e da Monta’ sono circa venti chilometri: uno dei tragitti più lunghi fra i paesi in cui lavoriamo.

Su questa distanza chi volesse accompagnare il feretro deve mettere in conto andata e ritorno, e molte famiglie preferiscono salutare in paese lasciando a noi il viaggio. Non toglie nulla, ed è quello che fa la maggior parte delle persone.

Il trasporto è una voce a se’ nel preventivo, a carico della famiglia, e su venti chilometri si sente. L’urna è pronta qualche giorno dopo e la ritiriamo noi: non dovete tornare a Bra a prenderla.

Il Sacro Monte dei Piloni

Sopra il paese, fra vigne e castagni, c’è un complesso di tredici cappelle esagonali, una chiesa romanica e un Santo Sepolcro panoramico: è meta di pellegrinaggio da secoli, e per molti montatesi è il posto dove si va a pensare.

Non è un luogo di sepoltura e non c’entra con il funerale. Lo nominiamo per un’altra ragione: nei mesi dopo un lutto, avere un posto dove andare che non sia il cimitero aiuta più di quanto sembri.

Il cimitero è il luogo delle ricorrenze, delle date, dei fiori da cambiare: è importante e insieme è un obbligo. Molte persone scoprono che a loro serviva anche un altro posto, senza lapide e senza calendario, dove pensare a qualcuno senza doverlo fare in un modo stabilito.

Può essere il Sacro Monte, può essere una panchina, può essere una vigna. Non è una cosa che vi organizziamo noi, ed è proprio per questo che ve ne parliamo: nessuno ve lo dira’ in quei giorni, e la cosa la scoprirete da soli fra sei mesi.

Quindici chilometri, e la strada

Da Guarene a Monta’ sono quindici chilometri: una ventina di minuti, a qualunque ora del giorno e della notte.

Il territorio è fatto di crinali e di burroni, e le strade fra le borgate sono strette. Quando chiamate ditecelo dove siete esattamente – in paese, a San Vito, in una borgata – e datecene un riferimento visibile.

I manifesti li affiggiamo negli spazi del capoluogo e di San Vito, oltre che nelle borgate: in un Comune di questa estensione, metterli solo in centro significa che una parte del paese non li vede.

Cosa vi chiediamo, e cosa mettiamo per iscritto

Vi chiediamo due decisioni: dove riposera’ e se il rito sarà religioso o civile. Più il documento d’identita’ e la tessera sanitaria del defunto, e se era coniugato, vedovo o celibe.

Il preventivo è scritto e arriva prima che si cominci, con le nostre voci separate da quelle che passano da noi ma non sono nostre: diritti comunali, concessione, cremazione, fiori, offerta alla parrocchia.

Se serve la tanatoestetica la esegue un tecnico specializzato esterno che chiamiamo noi. La lapide la realizza un laboratorio di marmisti della zona e arriva settimane dopo il funerale.

All’estremo nord, e oltre

Monta’ è il paese più a nord del Roero e noi veniamo da sud: quindici chilometri non sono mai stati una ragione per dire di no. Se il vostro Comune non compare fra le nostre pagine, chiamateci lo stesso.

Rispondiamo a qualsiasi ora, tutti i giorni.

Vestizione e oggetti nel feretro: cosa si può mettere

È una delle poche decisioni che la famiglia prende davvero, ed è anche una di quelle su cui nessuno sa cosa sia consentito.

L’abito

Lo scegliete voi. Lo ritiriamo noi, oppure ce lo portate quando volete.

Non serve il vestito buono. Anzi: nella nostra esperienza le famiglie che scelgono quello che indossava davvero sono quelle che a distanza di tempo si dicono più soddisfatte.

Un maglione, una camicia che gli piaceva, il vestito del matrimonio, la tuta se era uno che stava in tuta. Nessuno giudica, e chi viene a salutarlo riconosce la persona.

Cosa serve, in pratica

  • Biancheria
  • Abito completo, o quello che avete scelto
  • Calze
  • Scarpe, se lo desiderate: non sono indispensabili

Se non ve la sentite di aprire l’armadio, chiedete a qualcun altro. E se proprio non riuscite, ce ne occupiamo noi con quello che troviamo.

Gli oggetti personali

Molte famiglie desiderano lasciare qualcosa. Si può, e sono i gesti che poi si è contenti di aver fatto.

  • Una fotografia, o più d’una
  • Una lettera, anche chiusa in una busta
  • Un rosario o un oggetto di devozione
  • Un disegno di un nipote
  • Un piccolo oggetto che gli apparteneva
  • Un indumento di qualcuno, per i bambini

Ditecelo prima della chiusura, che avviene la mattina del funerale: dopo non si può più.

I gioielli: la decisione che va presa prima

È la domanda che ci fanno con più imbarazzo, e merita una risposta pratica.

La fede nuziale resta quasi sempre. È la scelta più comune, ed è anche quella che alcune famiglie rimpiangono: non c’è una risposta giusta.

Orologi, catenine, anelli: decidete voi. Se volete conservarli, ditecelo prima della vestizione. Dopo diventa più complicato, e nessuno vuole trovarsi a chiedere di riaprire qualcosa.

Se in famiglia non siete d’accordo

Succede, e su questo più che su altro.

Quello che funziona: decidere prima, tutti insieme, in due minuti. E ricordarsi che un oggetto che resta con lui non è perso, e uno che resta alla famiglia non è un tradimento.

Cosa cambia con la cremazione

Qui ci sono limitazioni tecniche, non di gusto.

Non si possono mettere, in genere:

  • Oggetti in metallo di dimensioni significative
  • Vetro
  • Materiali sintetici in quantita’
  • Dispositivi a batteria

Vanno bene: fotografie, lettere, disegni, oggetti piccoli in materiali naturali, indumenti in fibre naturali.

Anche il cofano segue regole proprie: per la cremazione si usa in genere legno chiaro non trattato, senza parti metalliche rilevanti. Non è un ripiego economico, è quello tecnicamente adatto.

I dispositivi medici

Alcuni dispositivi impiantati — pacemaker e simili — vanno rimossi prima della cremazione, per ragioni di sicurezza dell’impianto.

È una procedura ordinaria di cui ci occupiamo noi. Serve solo che ci diciate se la persona ne aveva uno: se non lo sapete, lo verifichiamo con i sanitari.

Cosa succede il giorno della chiusura

La mattina del funerale il feretro viene chiuso. È un momento che molte famiglie non si aspettano e che colpisce più di quanto pensino: è l’ultima volta che si vede la persona.

Lo diciamo sempre prima, e chiediamo chi vuole esserci. Non c’è nessun obbligo, in nessuna direzione.

Se volete lasciare qualcosa, è quello il momento.

La tanatoestetica

È il trattamento estetico del defunto, e la esegue un tecnico specializzato: noi non la facciamo internamente.

Non la proponiamo se non serve. Ha senso in alcune situazioni — una malattia che ha cambiato molto l’aspetto, un intervallo lungo prima del funerale, il desiderio esplicito della famiglia — e in molte altre no.

Se ve la propone qualcuno come voce standard, chiedete perché.

Se il defunto aveva lasciato indicazioni

Capita che ci sia scritto qualcosa: come vestirlo, cosa mettergli vicino, un oggetto da conservare a qualcuno.

Portatecele. Anche una frase detta a tavola vale, se qualcuno se la ricorda: sono le cose che rendono una vestizione la sua, e non una qualunque.

Cosa vi chiediamo

  • Gli abiti, quando volete
  • Se ci sono oggetti da mettere
  • Se ci sono gioielli da conservare
  • Se aveva dispositivi impiantati, in caso di cremazione

Quattro cose, e nessuna urgente il primo giorno. Ma le prime tre vanno decise prima della chiusura, e la chiusura arriva prima di quanto sembri.

Le domande che ci fanno

“Possiamo vestirlo noi?”

Se lo desiderate, si può. Alcune famiglie lo chiedono, soprattutto per un genitore, ed è un gesto che molte persone raccontano come importante.

Vi accompagniamo noi. E se a metà non ve la sentite più, ci fermiamo e continuiamo noi.

“Ha gli occhiali, glieli lasciamo?”

Come volete. Molte famiglie li lasciano perché senza non lo riconoscono, altre li conservano proprio per quello.

Vale per gli occhiali, la dentiera, un cappello, un fazzoletto da collo: sono le cose che rendono una persona riconoscibile.

“È morto in ospedale, dobbiamo portare noi i vestiti?”

Li scegliete voi e li ritiriamo noi, oppure li portate quando volete. Non c’è fretta: serve prima della vestizione, non prima.

“Non abbiamo niente di adatto”

Succede, soprattutto dopo una malattia lunga in cui i vestiti non entrano più.

Ce ne occupiamo noi. Ditecelo e basta, senza imbarazzo.

Se non ve la sentite di decidere

È una decisione piccola in un giorno pieno di decisioni, e a volte è quella che manda in blocco.

Se è così, delegatela: a un fratello, a un’amica di famiglia, a noi. Nessuno vi chiedera’ conto di non aver scelto un maglione.

Per i bambini che salutano

Se ci sono nipoti piccoli, lasciare qualcosa è spesso il modo migliore per farli partecipare.

Un disegno, una letterina, un oggetto piccolo. È un gesto concreto in una situazione che per loro è tutta astratta, e le famiglie raccontano che aiuta.

Va spiegato prima cosa succedera’ e va lasciata la scelta: chi non vuole, non deve.

In sintesi

  • L’abito lo scegliete voi: meglio quello che indossava davvero
  • Gli oggetti si possono mettere: ditecelo prima della chiusura
  • I gioielli da conservare vanno indicati prima della vestizione
  • Con la cremazione ci sono limiti tecnici: niente metallo, vetro, batterie
  • I dispositivi impiantati vanno rimossi prima della cremazione: ce ne occupiamo noi
  • La tanatoestetica non va proposta se non serve
  • La chiusura è la mattina del funerale: è l’ultimo momento utile

Se la persona era molto cambiata

Dopo una malattia lunga, o dopo un ricovero prolungato, l’aspetto può essere molto diverso da come la famiglia la ricorda.

È una cosa che diciamo prima, sempre, e su cui vale la pena essere preparati.

Quello che possiamo fare:

  • Scegliere abiti che coprano quello che serve
  • Curare la composizione, che fa già molta differenza
  • Valutare la tanatoestetica, se ha senso in quel caso
  • Dirvi com’è, prima che entriate

L’ultima è la più utile: chi sa cosa aspettarsi regge molto meglio di chi entra alla cieca.

E se qualcuno preferisce non vederlo e ricordarlo com’era, va benissimo. È una scelta che molte persone fanno e di cui non si pentono.

Se avete un dubbio su cosa si può e cosa no, chiedetecelo: quasi sempre la risposta è che si può.

Chiamateci, a qualsiasi ora

Non serve aver deciso niente, e non serve avere i documenti pronti. Se avete un dubbio, chiamate: rispondiamo anche solo per spiegarvi come funziona.

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Reperibilita’ 24 ore su 24: 329 971 9194 — 335 282698

Onoranze funebri a Sommariva Perno: il paese, le frazioni, la residenza

Sommariva Perno dista dodici chilometri da Guarene e sta a trecentonovanta metri, sulla provinciale fra Alba e Carmagnola. Ha circa duemilasettecento abitanti fra il capoluogo e le frazioni San Giuseppe, Valle Rossi e Villa. La parrocchiale è lo Spirito Santo, la festa patronale è quella di Santa Croce, il 22 settembre.

Se viveva alla casa di riposo

A Sommariva Perno c’è una residenza per anziani, con una propria cappella, e questo cambia alcune cose in modo concreto.

La prima è che il saluto può svolgersi li’, nella cappella della struttura. Non è una soluzione di ripiego: per una persona che ha passato gli ultimi anni in quelle stanze, quello è il posto dove ha vissuto, e chi le stava intorno ogni giorno può esserci senza doversi spostare.

La seconda riguarda una comunita’ che spesso nessuno considera: gli altri residenti e il personale. Chi divideva il tavolo con vostro padre per tre anni ha perso qualcuno anche lui, e le operatrici che lo lavavano ogni mattina pure. Molti non verranno al funerale in paese perché non possono muoversi o perché sono in turno.

Avvisare la struttura e chiedere se qualcuno vuole partecipare costa una telefonata, e a volte restituisce alla famiglia un pezzo di vita del proprio caro che non conosceva.

Sul piano pratico: i primi passaggi li gestisce la struttura, che chiama il medico e tiene la salma in una stanza dedicata finché non arriviamo. Gli effetti personali conviene ritirarli con calma e non lo stesso giorno. E la retta va comunicata: chiedete un riepilogo scritto invece di accordarvi a voce, perché una fattura arriva sempre dopo.

Il cimitero e le pratiche

Al cimitero comunale valgono le forme di sepoltura consuete: campo comune, loculo, tomba di famiglia, ossario per i resti, cinerario per le ceneri. Disponibilita’ e costi li stabilisce il Comune, li verifichiamo noi e ve li mettiamo per iscritto.

Della pratica ci occupiamo noi: concessione, autorizzazioni, tempi con chi tiene il cimitero. Se esiste già una tomba di famiglia, la verifica che facciamo subito è su chi ne risulta intestatario: capita che sia una persona mancata trent’anni fa, e finché non si sistema la posizione una tumulazione si blocca.

La cremazione

Il Tempio Crematorio è nel Cimitero Urbano di Bra, a una decina di chilometri da qui: uno dei tragitti brevi della zona.

Il trasporto fino all’impianto è una voce a se’ nel preventivo, a carico della famiglia. La cremazione non avviene il giorno del funerale: l’urna è pronta qualche giorno dopo e la ritiriamo noi.

Una cosa che molti in paese non sanno: la Chiesa cattolica ammette la cremazione, e il rito religioso resta possibile. C’è chi vi rinuncia credendo di dover scegliere fra le due cose, e non è così.

I ringraziamenti, dopo

È una cosa che nessuno spiega e che quasi tutte le famiglie si trovano a chiedersi la settimana successiva: bisogna ringraziare, e come.

Non c’è nessun obbligo. Nessuno si aspetta un biglietto, e chi è venuto al funerale non lo ha fatto per riceverne uno. Se non ve la sentite, non fatelo, e nessuno vi giudichera’.

Se invece volete farlo, le forme sono tre e tutte legittime. Un annuncio di ringraziamento, che raggiunge tutti insieme e vi risparmia duecento conversazioni. Un biglietto a chi si è esposto davvero, cioè poche persone: chi vi ha tenuto la casa, chi ha portato il feretro, chi è rimasto la notte. Oppure niente di scritto, e un grazie di persona quando li incontrate.

La cosa che vi suggeriamo di evitare è la lista: mettersi a compilare l’elenco di chi c’era diventa un compito ansiogeno, e qualcuno resta fuori per forza.

Se ci sono state offerte in memoria a un’associazione, quella vale la pena dirla pubblicamente: chi ha donato ha fatto qualcosa che continua, e saperlo fa bene anche a voi.

I paesi che non ci sono più

Attorno a Sommariva, sulle strade principali, sorgevano un tempo altri quattro insediamenti di cui oggi non resta nulla: di uno sopravvive soltanto il santuario del Tavoletto, che ne porta ancora il nome.

Lo scriviamo perché è un pensiero che consola più di quanto sembri. In un paese così si è abituati all’idea che le cose durino e finiscano, e che quello che resta non sia sempre quello che ci si aspettava: a volte resta una chiesa in mezzo ai campi e il nome di un posto che nessuno abita più.

Le persone funzionano allo stesso modo. Quello che resta di qualcuno raramente è cio’ che aveva costruito: è un modo di dire le cose, una ricetta, un gesto che fa un nipote senza sapere da chi l’ha preso.

Dodici chilometri, e la strada che passa di qui

Sommariva Perno sta sulla provinciale fra Alba e Carmagnola, quindi ci si arriva senza percorsi tortuosi: da Guarene sono dodici chilometri, un quarto d’ora scarso a qualunque ora.

Quando chiamate ditecelo se siete in paese, a San Giuseppe, a Valle Rossi o alla Villa: sono luoghi distinti e il percorso cambia. Per le case fra i campi un riferimento visibile aiuta più di un numero civico.

I manifesti li affiggiamo negli spazi del capoluogo e di tutte le frazioni.

Quello che facciamo, e quello che non facciamo

Facciamo la dichiarazione di decesso, le autorizzazioni, le pratiche cimiteriali, l’accordo con la parrocchia, il feretro, la vestizione, i manifesti, gli annunci.

Non facciamo la tanatoestetica: quando serve la esegue un tecnico specializzato esterno che chiamiamo noi, e preferiamo dirlo invece di lasciarlo intendere. Non facciamo le lapidi: le realizza un laboratorio di marmisti della zona, e arrivano settimane dopo il funerale.

E non facciamo le pratiche di successione: vi diciamo quali sono e in che ordine, ma per quelle servono un notaio o un commercialista. Non vendiamo servizi che non sono nostri.

Non solo Sommariva

Se il vostro Comune non compare fra le nostre pagine, chiamateci lo stesso. Rispondiamo a qualsiasi ora, tutti i giorni: la prima telefonata basta che dica dove siete.

Onoranze funebri a Grinzane Cavour: Grinzanesi o Gallesi

Grinzane Cavour dista undici chilometri da Guarene ed è uno dei Comuni più piccoli della provincia per superficie: meno di quattro chilometri quadrati, con circa duemila abitanti. Il territorio comprende il capoluogo con il castello, e le frazioni Gallo, Borzone e Giacco.

Grinzanesi o Gallesi

Gli abitanti hanno due nomi, e non è un vezzo: è la fotografia esatta di come è fatto questo Comune.

Gallo non è una borgata di case sparse: è un centro con una propria identita’ e una propria parrocchia, l’Immacolata. Il capoluogo ha la sua, con la patrona Nostra Signora del Monte Carmelo che si festeggia il 16 luglio.

Quando ci chiamate, quindi, la domanda non è formale: la vostra famiglia si sente di Grinzane o di Gallo? Da li’ dipende in quale chiesa si celebra, con quale parroco concordiamo l’orario, e dove ha senso affiggere i manifesti perché li veda la gente giusta.

Nessuno vi obbliga a scegliere secondo la residenza. Conta dove la persona ha vissuto la sua vita, e le due cose non sempre coincidono.

Il cimitero e le pratiche

Al cimitero comunale valgono le forme di sepoltura consuete: campo comune, loculo, tomba di famiglia, ossario per i resti, cinerario per le ceneri. Disponibilita’ e costi li stabilisce il Comune, li verifichiamo noi e ve li scriviamo nel preventivo.

Della pratica ci occupiamo noi per intero: concessione, autorizzazioni, tempi con chi tiene il cimitero. In un Comune così piccolo i posti disponibili sono pochi per definizione, ed è una delle poche situazioni in cui conviene verificare subito invece che a funerale organizzato.

La cremazione, e le ceneri divise

Il Tempio Crematorio è nel Cimitero Urbano di Bra, a una quindicina di chilometri: il trasporto è una voce a se’ nel preventivo, l’urna è pronta qualche giorno dopo e la ritiriamo noi.

C’è una domanda che ci fanno spesso e su cui gira parecchia confusione: si possono dividere le ceneri fra i figli? La risposta è no. L’urna resta una, e l’affidamento riguarda una sola persona indicata per nome, con il luogo di conservazione registrato.

Lo diciamo perché in una famiglia con figli che vivono lontano la richiesta nasce con le migliori intenzioni, e scoprire che non si può fare dopo aver già deciso crea discussioni proprio nel momento peggiore.

Se il problema è che nessuno vuole restare senza un luogo dove andare, la soluzione pratica c’è ed è un’altra: la tumulazione al cimitero, che è di tutti e non è di nessuno in particolare.

La fotografia

Serve per il manifesto, per l’annuncio e più avanti per la lapide, e viene chiesta in un momento in cui nessuno ha voglia di aprire un cassetto.

Il consiglio pratico, per esperienza: non cercate la più bella, cercate quella in cui era lui. Quasi sempre non è una foto in posa: è un ritratto rubato a un pranzo, in vigna, con un nipote in braccio. La gente del paese la riconosce, e chi passa davanti al manifesto sorride invece di guardare oltre.

Sul piano tecnico: va bene anche una fotografia di gruppo, ritagliamo noi. Va bene una stampa vecchia, la scansioniamo. Va molto meglio l’originale digitale che non uno scatto fatto con il telefono a una foto incorniciata, perché i riflessi si vedono sempre.

Per la lapide si può usare la stessa o un’altra, e non va decisa adesso: la lapide arriva settimane dopo e avrete tempo di guardare con calma.

Un’ultima cosa. Se non trovate niente che vi convince, si può fare il manifesto senza fotografia, come si è sempre fatto. Non è un obbligo e non toglie nulla.

Gli oggetti e i vestiti, mesi dopo

Non è una cosa dei giorni del funerale ed è per questo che ne parliamo qui: nessuno vi prepara al momento in cui bisognera’ aprire l’armadio.

La regola che diamo sempre è una sola: non fatelo troppo presto e non fatelo da soli. Non c’è nessuna scadenza, la successione non lo richiede, e le cose possono restare dove sono per mesi senza che accada niente.

Quando ve la sentirete, due accorgimenti che aiutano davvero. Il primo: prima di dare via qualcosa, mettete da parte tre o quattro oggetti piccoli, uno per ciascuno dei familiari più stretti. Non serve che abbiano valore: un orologio, una sciarpa, un coltellino. Chi li riceve li terra’ per sempre, e chi non li ha avuti se ne ricordera’.

Il secondo: gli abiti in buono stato hanno associazioni che li raccolgono e a molte famiglie fa bene sapere che serviranno a qualcuno. Ma decidetelo voi, non lasciate che lo decida chi vuole solo sbrigare la faccenda.

E se una stanza volete lasciarla com’è ancora per un po’, lasciatela. Non è un problema da risolvere.

Undici chilometri, e chi risponde

Da Guarene a Grinzane sono undici chilometri: un quarto d’ora, a qualunque ora del giorno e della notte.

Chi risponde al telefono sa già dove siete e sa la differenza fra il capoluogo e Gallo. Non c’è un centralino e non c’è un numero che vi richiama fra un’ora.

Alla prima telefonata non serve che sappiate niente: basta dirci dove siete. Da quel momento cominciamo noi, con la dichiarazione di decesso, le autorizzazioni, le pratiche cimiteriali e l’accordo con la parrocchia giusta.

Quello che mettiamo per iscritto

Il preventivo arriva prima che si cominci, con le nostre voci separate da quelle che passano da noi ma non sono nostre: diritti comunali, concessione, cremazione, fiori, offerta alla parrocchia.

Se serve la tanatoestetica la esegue un tecnico specializzato esterno che chiamiamo noi. La lapide la realizza un laboratorio di marmisti della zona.

Se i soldi sono un problema ditecelo alla prima telefonata: esistono soluzioni dignitose che costano meno.

Oltre il castello

Se il vostro Comune non compare fra le nostre pagine, chiamateci lo stesso. L’elenco dice da dove le persone ci cercano, non fin dove arriviamo.

Rispondiamo a qualsiasi ora, tutti i giorni.

Onoranze funebri a Diano d’Alba: due parrocchie, tre nuclei

Diano d’Alba dista dieci chilometri da Guarene e sta a quasi cinquecento metri, sul crinale che guarda da una parte le Langhe e dall’altra il Roero. Ha circa tremilacinquecento abitanti distribuiti su tre nuclei: il capoluogo, la frazione Ricca e la frazione Valle Talloria.

Due parrocchie, e la chiesa non è automatica

È la prima cosa che chiediamo, e a Diano conta più che altrove: il Comune ha due parrocchie distinte, con due parroci.

Nel capoluogo c’è San Giovanni Battista, la parrocchiale barocca sul piazzale panoramico; in frazione Valle Talloria c’è Santa Croce. Sono due comunita’ diverse, con calendari e disponibilita’ proprie.

Questo significa che l’orario non dipende da un solo interlocutore: se la famiglia è di Valle Talloria ma vuole celebrare nel capoluogo, o viceversa, si tratta di mettere d’accordo due agende. Non è un problema, ma richiede una telefonata in più che facciamo noi.

Conviene deciderlo subito, perché da quella scelta dipendono l’orario, il percorso del corteo e l’ora in cui si arriva al cimitero.

Sul territorio ci sono poi molte cappelle seicentesche, che segnavano le antiche strade fra i paesi. Se una di quelle contava per la vostra famiglia ditecelo: qualche volta si trova la forma per una sosta.

Il cimitero, e i tre nuclei

Al cimitero comunale valgono le forme di sepoltura consuete: campo comune, loculo, tomba di famiglia, ossario per i resti, cinerario per le ceneri. Disponibilita’ e costi li stabilisce il Comune, li verifichiamo noi e ve li scriviamo nel preventivo.

Se la famiglia ha già una tomba, è quella a decidere. Se invece la sepoltura è da scegliere, in un Comune diviso su tre nuclei vale una domanda pratica: da dove verranno, negli anni, le persone che andranno a trovarlo. Fra il capoluogo, Ricca e Valle Talloria ci sono chilometri e dislivello.

La cremazione, e il tragitto più lungo

Da Diano il Tempio Crematorio di Bra è a circa quindici chilometri, e si attraversa Alba: è fra i percorsi più lunghi dei paesi in cui lavoriamo.

Su questa distanza chi vuole accompagnare il feretro deve mettere in conto andata e ritorno, e molte famiglie preferiscono salutare a Diano lasciando a noi il tragitto. È del tutto legittimo e non toglie nulla.

Il trasporto è una voce che sta a se’ nel preventivo, a carico della famiglia. L’urna è pronta qualche giorno dopo e la ritiriamo noi: non dovete tornare a Bra a prenderla.

La donazione del corpo alla scienza

È una possibilita’ che qualcuno considera e su cui circolano molte idee sbagliate, quindi vale la pena dire come funziona davvero.

Non è un gesto che i familiari possono decidere dopo: richiede una volonta’ espressa in vita dalla persona, in forma scritta, e un accordo con una struttura universitaria che accetti la donazione. Senza quei due elementi non è possibile, per quanto la famiglia sia convinta che lo avrebbe voluto.

La cosa che sorprende chi non ci ha mai pensato è il tempo: il corpo resta alla struttura anche per un lungo periodo, e la restituzione alla famiglia, di norma sotto forma di ceneri, può arrivare dopo mesi o anni. Nel frattempo non c’è una tomba dove andare.

Per questo molte famiglie che pure condividono la scelta chiedono di poter fare comunque un momento di saluto prima, ed è possibile: si organizza una cerimonia senza sepoltura, e il ricordo si tiene lo stesso.

Se una persona vi ha detto che vorrebbe donarsi, il consiglio è semplice: fatelo mettere per iscritto adesso e chiedete alla struttura come funziona. Detto a voce e basta, quel desiderio non si realizzera’.

Se aveva un’attivita’ con dei dipendenti

A Diano, dove il vino è l’attivita’ principale e non mancano aziende con personale, è una situazione frequente.

Alla morte del titolare l’attivita’ non si ferma da sola, e nemmeno i suoi obblighi: gli stipendi hanno scadenze, i fornitori aspettano, i clienti chiamano. Chi resta si trova a gestire un’azienda nel giorno peggiore della propria vita, spesso senza sapere da dove si comincia.

Due cose sole, e poi vi rimandiamo a chi di dovere. La prima: avvisate il commercialista entro pochi giorni, non a mesi. Ci sono adempimenti che hanno termini propri, diversi da quelli della successione, e recuperare dopo costa. La seconda: i dipendenti vanno informati subito e di persona, prima che lo scoprano dal manifesto. Non è solo rispetto: è il modo per evitare che si sentano già licenziati.

Sul funerale, una nota pratica. Se il defunto aveva colleghi e collaboratori, vorranno esserci: basta dare a noi un nome e un numero e facciamo girare la notizia. Spesso non chiamano loro per non disturbare, e la famiglia non li avvisa per non sembrare invadente.

Il crinale, e come ci arriviamo

Diano sta in alto e il territorio scende su due versanti: da Guarene sono dieci chilometri, un quarto d’ora, a qualunque ora del giorno e della notte.

Quando chiamate ditecelo subito se siete nel capoluogo, a Ricca o a Valle Talloria: sono tre posti diversi e il percorso cambia. Un riferimento visibile aiuta più di un numero civico, soprattutto per le case fra le vigne.

I manifesti li affiggiamo negli spazi del capoluogo e di entrambe le frazioni. In un Comune con tre nuclei e due parrocchie, mettere il manifesto solo in centro significa che metà del paese non lo vede.

Come ci comportiamo sui costi

Il preventivo è scritto, arriva prima che si cominci e resta quello. Le nostre voci stanno da una parte, quelle che passano da noi ma non sono nostre dall’altra: diritti comunali, concessione, cremazione, fiori, offerta alla parrocchia.

Non trovate cifre su questa pagina, e non è reticenza: le tariffe comunali e quelle del crematorio cambiano, e un numero pubblicato oggi fra sei mesi sarebbe falso.

Se serve la tanatoestetica la esegue un tecnico specializzato esterno che chiamiamo noi. La lapide la realizza un laboratorio di marmisti della zona e arriva alcune settimane dopo il funerale.

Dalle Langhe al Roero

Diano guarda le Langhe, noi stiamo dall’altra parte, sul Roero: è esattamente il tipo di distanza che non ci ha mai fermato. Se il vostro Comune non compare fra le nostre pagine, chiamateci lo stesso.

Rispondiamo a qualsiasi ora, tutti i giorni.

Onoranze funebri a Trezzo Tinella: le cascine dell’alta Langa

Trezzo Tinella dista nove chilometri da Guarene, in alta Langa. Ha meno di trecento abitanti su dieci chilometri quadrati che vanno dai trecento ai settecento metri di quota, con le frazioni Cappelletto, Mompiano e Leomonte e molte cascine sparse. Al centro del paese, dove un tempo c’era il castello, stanno il municipio e la chiesa dei Battuti, del Cinquecento.

Il monumento alla donna di Langa

Nell’area panoramica, dove un tempo si riscuoteva il pedaggio sulla strada del sale, Trezzo ha messo un monumento dedicato alla donna di Langa e al suo contributo alla Resistenza.

Lo nominiamo perché è una cosa che vediamo a ogni funerale di paese e di cui non parla nessuno: il lavoro che sta intorno a un lutto lo fanno quasi sempre le donne. Chi tiene la casa aperta, chi cucina per i parenti arrivati da fuori, chi ricorda quali medicine c’erano nell’armadietto, chi telefona alle cugine.

È un lavoro invisibile, e chi lo fa non ha mai un momento per fermarsi a piangere, perché c’è sempre qualcosa da preparare.

Se in famiglia c’è una persona che si sta caricando tutto, la cosa più utile che potete fare è toglierle qualcosa di mano invece di ringraziarla. E se quella persona siete voi: gran parte di quello che state facendo lo facciamo noi, se ce lo lasciate fare.

Ai familiari chiediamo due decisioni e due documenti. Il resto – dichiarazione di decesso, autorizzazioni, pratiche cimiteriali, accordo con la parrocchia, feretro, vestizione, manifesti, annunci – non deve passare dalle vostre mani.

Quattrocento metri di dislivello in dieci chilometri quadrati

Il territorio di Trezzo va dai trecento ai settecento metri, ed è fatto di cascine sparse con nomi antichi, alcuni di origine romana.

Questo significa che due case dello stesso Comune possono avere strade, tempi e condizioni completamente diverse. In una giornata di pioggia o di ghiaccio, la differenza fra il fondovalle e le case in quota è reale.

Quando ci chiamate ditecelo dove siete esattamente: il nome della cascina, un bivio, un riferimento visibile. Qui vale più di qualunque numero civico, e ci permette di partire con il mezzo giusto invece di scoprirlo a metà salita.

Un paese senza scuola e senza negozi

La scuola di Trezzo ha chiuso nel 1986, e da allora i bambini scendono. Non c’è farmacia, non ci sono servizi: per quasi tutto si va ad Alba o a Neive.

Nel momento di un decesso questo si traduce in una cosa concreta: chi interviene arriva da fuori, e i tempi non sono quelli di un centro abitato. Vale per il medico, vale per noi.

Non è un problema ed è importante saperlo per non allarmarsi: il periodo di osservazione previsto dalla legge è comunque di ventiquattro ore prima che il feretro possa essere chiuso, quindi l’attesa dei primi passaggi non compromette niente.

C’è pero’ un rovescio che riguarda gli anni dopo, e in alta Langa è il problema vero: una persona anziana rimasta sola in una cascina, senza patente e senza servizi vicini, è molto più isolata di quanto sembri nei giorni del funerale, quando la casa è piena di gente.

Se è la situazione di vostra madre o di vostro padre e voi abitate lontano, mettete in conto fin da subito chi passa a trovarli con regolarita’ e chi porta la spesa. Non è un pensiero da rimandare a quando ci sarà un problema.

Il cimitero, e la strada per arrivarci

Al cimitero comunale valgono le forme di sepoltura consuete, e disponibilita’ e costi li verifichiamo noi mettendoveli nel preventivo.

Quello che a Trezzo conta più della scelta fra loculo e tomba è un’altra cosa: chi ci verrà, e come. Con le case sparse fra i trecento e i settecento metri, e con molti figli che vivono lontano, il cimitero è un posto che si raggiunge in auto e d’inverno non sempre agevolmente.

Ne parliamo perché le famiglie ci pensano dopo. Chi decide dove far riposare qualcuno immagina il giorno del funerale, non i vent’anni successivi: e sono quelli a dire se una tomba sarà curata oppure no.

La cremazione, e i venti chilometri

L’impianto è il Tempio Crematorio nel Cimitero Urbano di Bra, a una ventina di chilometri da qui, scendendo dall’alta Langa.

Su questa distanza la maggior parte delle famiglie preferisce salutare in paese e lasciare a noi il tragitto: è del tutto legittimo e non toglie nulla.

Una cosa che qui ci chiedono spesso: la cremazione non impedisce il rito religioso. La Chiesa cattolica la ammette e la funzione si celebra normalmente. Il trasporto è una voce a se’ nel preventivo, l’urna è pronta qualche giorno dopo e la ritiriamo noi.

Il funerale, e chi viene

La funzione si celebra in paese e l’orario si concorda con il parroco: in comunita’ di questa dimensione il parroco segue più paesi, quindi le disponibilita’ sono poche e vi diciamo subito quali sono davvero.

A un funerale a Trezzo viene praticamente tutto il paese, e vengono anche da fuori: chi è partito da queste cascine e vive altrove torna volentieri per un funerale, più che per qualunque altra occasione.

Se preferite un saluto non religioso si può fare, al cimitero o in un luogo all’aperto. Nessuno deve spiegare niente a nessuno.

Nove chilometri, e le strade che salgono

Da Guarene sono nove chilometri, ma la strada sale: contate una ventina di minuti, a qualunque ora del giorno e della notte.

Il preventivo è scritto e arriva prima che si cominci. La tanatoestetica, quando serve, la esegue un tecnico esterno che chiamiamo noi. Le lapidi le fa un laboratorio di marmisti della zona.

Se il vostro Comune non compare fra le nostre pagine, chiamateci lo stesso. Rispondiamo a qualsiasi ora, tutti i giorni.

Onoranze funebri a Castagnole delle Lanze: il Paese Alto e il borgo nuovo

Castagnole delle Lanze dista nove chilometri da Guarene, in provincia di Asti, ai margini fra Langhe e Monferrato. Ha circa tremilasettecento abitanti e un territorio diviso in quattordici fra frazioni e localita’: Annunziata, Carossi, Farinere, Olmo, Rivella, San Bartolomeo, San Defendente, San Grato, San Lorenzo, San Pietro, San Rocco, Santa Maria, Val Bera e Valle Tanaro.

Il Paese Alto e il borgo nuovo

Castagnole non ha un centro solo, e chi ci abita lo sa benissimo: sono due paesi cresciuti in epoche diverse.

In alto c’è il borgo storico di San Pietro, con la parrocchiale barocca del 1701, la chiesa di San Rocco e la confraternita dei Battuti Bianchi. In basso c’è San Bartolomeo, cresciuto dai primi decenni del Novecento, dove stanno le attivita’ e la maggior parte della gente.

Sono due parrocchie distinte, con due parroci. Quindi la prima cosa che vi chiediamo non è formale: la vostra famiglia è del Paese Alto o di San Bartolomeo? Da li’ dipendono la chiesa, l’interlocutore con cui concordiamo l’orario e il percorso della giornata.

Fra i due nuclei c’è un dislivello vero. Se la funzione è in alto e la famiglia sta in basso, il corteo va organizzato e chi accompagna a piedi deve sapere che c’è da salire.

Se aveva detto che non voleva un funerale

Capita più spesso di quanto si creda, ed è una frase che mette la famiglia in difficolta’: non voglio funerali, non voglio gente, fatemi sparire senza cerimonie.

La prima cosa da capire è cosa intendeva. Quasi sempre non era un rifiuto del saluto: era il rifiuto di qualcosa di sfarzoso, o la paura di essere di peso, o il fastidio per una liturgia in cui non si riconosceva.

Si può fare pochissimo e farlo bene: nessuna funzione, nessun manifesto, solo la famiglia stretta al cimitero. Oppure una benedizione breve senza corteo. Oppure niente di niente, con il solo accompagnamento alla sepoltura. Tutte queste sono possibili, e non c’è nulla di irregolare.

Quello che vi diciamo per esperienza è l’altro lato, e vale la pena sentirlo prima di decidere: il funerale non serve al morto, serve a chi resta. Le famiglie che hanno rinunciato del tutto qualche volta se ne pentono mesi dopo, perché manca un momento in cui la cosa è stata detta ad alta voce davanti a qualcuno.

Una via di mezzo che funziona spesso: rispettare la sua volonta’ sul funerale e ritrovarsi più avanti, senza cerimonia, fra chi gli voleva bene. Un pranzo, una messa a un mese, una camminata. Chi non voleva scomodare nessuno di solito non aveva niente contro questo.

E se in famiglia c’è chi vuole rispettare la frase alla lettera e chi non se la sente, ditecelo: non spetta a noi dare ragione a qualcuno, ma possiamo dirvi cosa è possibile e cosa non si potrà più rifare dopo.

Quattordici frazioni, e perché chiediamo la localita’

Ventidue chilometri quadrati e quattordici fra frazioni e localita’ significano che l’indirizzo esatto conta più del nome del Comune.

Fra Valle Tanaro, in basso verso il fiume, e le borgate in quota come Val Bera o Rivella ci sono chilometri e dislivello: partire sapendo dove si va evita di perdere venti minuti in una notte di novembre. Un riferimento visibile – una cascina, un bivio, una cappella – vale più di un numero civico.

I manifesti li affiggiamo negli spazi di entrambi i nuclei e nelle borgate. In un Comune così, metterli solo in centro significa che metà del paese non li vede.

Il cimitero, e la provincia diversa

Castagnole è in provincia di Asti, e questo cambia gli enti di riferimento ma non il nostro lavoro: veniamo qui abitualmente.

L’unica accortezza riguarda le famiglie divise fra le due province, che qui sono tante: se il decesso avviene di qua e la sepoltura è nel Cuneese, o viceversa, serve il nulla osta del cimitero di destinazione e sono due amministrazioni a doversi parlare. Lo gestiamo noi su entrambi i fronti.

Al cimitero comunale valgono le forme di sepoltura consuete. Disponibilita’ e costi li stabilisce il Comune, li verifichiamo noi e ve li scriviamo nel preventivo.

La cremazione, e i ventiquattro chilometri

Il Tempio Crematorio di riferimento è quello di Bra, nel Cimitero Urbano: da Castagnole sono circa ventiquattro chilometri, la distanza più lunga fra i paesi in cui lavoriamo abitualmente.

Su questo tragitto conviene decidere prima una cosa sola: se qualcuno della famiglia vuole accompagnare il feretro, oppure se preferite salutare qui e lasciare a noi il viaggio. La seconda è quello che sceglie la maggior parte delle persone, e non toglie nulla.

Il trasporto è una voce a se’ nel preventivo e su questa distanza si sente. L’urna è pronta qualche giorno dopo e la ritiriamo noi: non dovete tornare a Bra a prenderla.

Chi decide, quando i figli sono lontani

A Castagnole, come in molti paesi di queste colline, capita che i genitori siano rimasti e i figli si siano spostati a Torino, ad Asti o più lontano.

Quando succede qualcosa, chi è sul posto è spesso un vicino o un parente alla lontana, e chi deve decidere è al telefono a centocinquanta chilometri. Non è un problema: si comincia lo stesso, e la prima telefonata potete farcela dal treno.

Serve pero’ che ci diciate subito chi decide. Non per formalita’: perché se ci arrivano indicazioni diverse da due persone diverse, ci fermiamo, e quello si’ che fa perdere tempo.

Cosa portiamo e cosa non è nostro

Il preventivo è scritto e arriva prima che si cominci, con le nostre voci separate da quelle che passano da noi ma non sono nostre.

La tanatoestetica, se serve, la esegue un tecnico specializzato esterno che chiamiamo noi. Le lapidi le realizza un laboratorio di marmisti della zona. Le pratiche di successione non le facciamo: vi diciamo quali sono e in che ordine, poi servono un notaio o un commercialista.

Da Guarene a qui

Sono nove chilometri e un quarto d’ora, a qualunque ora del giorno e della notte. Chi risponde al telefono conosce il Paese Alto e San Bartolomeo, e sa che non sono la stessa cosa.

Se il vostro paese non ha una pagina qui, chiamateci comunque: l’elenco dice da dove ci cercano, non fin dove andiamo.

Onoranze funebri a Santo Stefano Roero: le borgate, e chi non guida

Santo Stefano Roero dista nove chilometri da Guarene ed è un borgo di sommita’ costruito sulla faglia delle Rocche, a trecentotrenta metri. Ha circa milletrecento abitanti distribuiti su una ventina fra borgate e localita’: Madonna delle Grazie, San Lorenzo, San Grato, Valle dei Lunghi, Vareglio, Bordoni, Brezzi, Gorrini, Maioli, Monfriggio, Reina, Valdone e altre.

Qui non passa nessun autobus

È il dato che cambia più cose, e quasi nessuno ci pensa prima di averne bisogno: a Santo Stefano non c’è trasporto pubblico.

Passa soltanto la linea scolastica che porta i ragazzi delle superiori ad Alba, la mattina presto e nel primo pomeriggio. Per tutto il resto serve un’auto.

Il giorno di un funerale questo diventa un problema concreto, e non per la famiglia stretta: per gli anziani del paese che non guidano più, per la vedova di un vicino, per la cugina che vorrebbe esserci e non ha come arrivare. In una comunita’ dove molti hanno ottant’anni, sono le persone che avrebbero più diritto di essere presenti.

Ditecelo se sapete che qualcuno vorrebbe venire e non ha modo. Si organizza: qualche passaggio si trova sempre, e in venti borgate c’è sempre qualcuno che passa da quella strada.

Santa Maria del Podio, nella parte alta

La parrocchiale di Santo Stefano Roero è Santa Maria del Podio, del 1642, e sta nella parte alta del paese. Il patrono è Santo Stefano, che si festeggia il 26 dicembre.

Sul territorio c’è anche la chiesetta di Santo Stefano de Anterisio, del 1724, fra la Valle dei Lunghi e la Valle Aiello: sorge su un luogo di culto molto più antico ed è oggi monumento nazionale, un classico esempio di pieve di campagna.

L’orario della funzione si concorda con il parroco e dipende da quando la chiesa è libera. Se la vostra famiglia è legata a una chiesa di borgata più che alla parrocchiale, ditecelo: si guarda cosa è possibile.

Il cimitero, e la salita

Al cimitero comunale valgono le forme di sepoltura consuete: campo comune, loculo, tomba di famiglia, ossario, cinerario. Disponibilita’ e costi li stabilisce il Comune e li verifichiamo noi, scrivendoveli nel preventivo.

In un borgo di sommita’ pero’ c’è un aspetto in più da considerare, e riguarda gli anni successivi: chi verrà a trovarlo dovrà fare quella strada, spesso in età avanzata e magari d’inverno. Vale la pena pensarci mentre si sceglie, non dopo.

Non è un argomento per farvi decidere in un senso o nell’altro. È che una tomba dove si riesce ad andare è una tomba che qualcuno cura, e vent’anni sono lunghi.

Sulla cremazione, quello che ci chiedono più spesso

La domanda che ci fanno le famiglie non è quanto costa: è se sia una scelta rispettosa. Rispondiamo sempre allo stesso modo, cioè che non esiste una risposta valida per tutti e che nessuno deve giustificarsi.

Quello che possiamo dirvi sono i fatti. L’impianto è a Bra, nel Cimitero Urbano, a una dozzina di chilometri. La legge chiede una volonta’ provata: una disposizione scritta del defunto, l’iscrizione a un’associazione che ha fra i suoi scopi la cremazione, oppure la dichiarazione dei familiari nell’ordine previsto.

Il rito religioso resta possibile: la Chiesa cattolica ammette la cremazione, purche’ non sia scelta per negare la fede nella risurrezione. Molti in paese non lo sanno e rinunciano credendo di dover scegliere fra le due cose.

Sul piano pratico: il feretro parte dopo la funzione, la cremazione avviene nelle ore o nei giorni successivi, l’urna è pronta qualche giorno dopo e la ritiriamo noi. Il trasporto fino a Bra è una voce che sta nel preventivo a parte.

Le Rocche, e un paese che si è visto franare la torre

La torre quadrata sulla cima della rocca, eretta dai Biandrate nel 1217, non c’è più: la rocca sotto di essa si è assottigliata negli anni fino a renderla pericolante, e nel 2002 è venuta giu’ del tutto.

Lo scriviamo perché chi vive qui lo sa e chi arriva da fuori no: le Rocche si muovono. Dopo piogge lunghe certe strade di borgata possono diventare impraticabili, e quando succede i tempi si allungano per tutti.

Se la strada di casa vostra è messa male, ditecelo al telefono: partiamo prima e con il mezzo adatto, invece di scoprirlo a metà salita.

I manifesti li affiggiamo negli spazi di tutte le borgate. In un Comune con venti localita’ e senza autobus, chi vive lontano dal centro può non passarci per una settimana, e il rischio è che venga a sapere del funerale quando è già avvenuto.

Chi resta solo in una casa lontana

In un paese di borgate sparse e senza trasporto pubblico, la vedovanza ha un peso in più: una persona anziana che perde il marito o la moglie può ritrovarsi sola in una cascina a chilometri dal centro, senza patente.

Nei giorni del funerale non si vede, perché la casa è piena di gente. Si vede tre settimane dopo, quando non passa più nessuno.

Se è la situazione di vostra madre o di vostro padre, e voi abitate lontano, mettete in conto due cose fin da subito: chi passa a trovarli con regolarita’ e chi porta la spesa. Non è un pensiero da rimandare a quando ci sarà un problema, perché quando c’è il problema è già tardi.

Il Comune e i servizi sociali hanno strumenti per queste situazioni, e vale la pena chiedere prima di averne bisogno.

E se conoscete una persona rimasta sola in una borgata, il gesto più utile non è questa pagina: è passare a trovarla ogni tanto.

Come ci muoviamo qui

Da Guarene sono nove chilometri e un quarto d’ora, a qualunque ora. Conosciamo le borgate e sappiamo quali strade sono strette: quando chiamate, chi risponde è qualcuno che sa già dove siete.

Ci occupiamo di tutto il percorso, dalla dichiarazione di decesso alle autorizzazioni, dalle pratiche cimiteriali all’accordo con la parrocchia. Il preventivo è scritto e arriva prima che si cominci.

Se serve la tanatoestetica la esegue un tecnico specializzato esterno che chiamiamo noi: non è un servizio interno e preferiamo dirlo.

Anche fuori dal Roero

Le nostre pagine dicono da dove le persone ci cercano, non fin dove arriviamo. Se il vostro Comune non compare, chiamateci lo stesso.

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