Onoranze funebriÈ una delle poche cose che restituiscono qualcosa alla famiglia, e viene persa con impressionante regolarita’ — quasi mai perché manca il diritto, quasi sempre per un errore fatto il giorno della fattura.
Le regole fiscali cambiano. Quanto segue va verificato sulla normativa in vigore nell’anno del decesso, o con il proprio commercialista o CAF.
Le spese funebri danno diritto a una detrazione IRPEF del 19%, calcolata su un importo massimo stabilito per ciascun decesso.
Due precisazioni che cambiano tutto:
Il limite è per decesso, non per persona che paga. Se tre fratelli si dividono la spesa, il tetto resta uno solo e si ripartisce fra loro in base a quanto ciascuno ha effettivamente sostenuto.
Non conta il grado di parentela. Dopo la riforma del 2014 la detrazione non è più limitata ai familiari stretti: può detrarre chiunque abbia sostenuto la spesa, anche un amico o un convivente. È una modifica che moltissimi ignorano ancora.
Chi ha materialmente sostenuto la spesa, a condizione che risulti dai documenti.
Il che porta al punto decisivo.
È l’errore più frequente. La fattura viene intestata al defunto, oppure al figlio che si è occupato delle pratiche mentre a pagare è stato un altro.
La fattura va intestata a chi paga. Se la spesa è divisa fra più persone, chiedete che siano indicate tutte, con la rispettiva quota.
Chiedetelo prima che la fattura sia emessa. Correggerla dopo si può, ma è una scocciatura evitabile.
Per fruire della detrazione al 19% il pagamento deve essere tracciabile: bonifico, carta, bancomat, assegno.
Pagare in contanti significa, nella pratica, rinunciare al beneficio. È una regola relativamente recente e coglie di sorpresa chi si regola come si faceva un tempo.
Servono la fattura dell’impresa e le ricevute delle altre spese ammissibili. Vanno conservate per il periodo previsto dai controlli fiscali.
Metteteli tutti in una busta il giorno stesso: fra otto mesi, quando arriva la dichiarazione, nessuno ricorda dove sono.
Rientrano le spese sostenute in dipendenza della morte, cioè legate al funerale e strettamente conseguenti al decesso:
È la distinzione che genera più contestazioni: conta il legame con il decesso, non il fatto che la spesa riguardi il cimitero.
Nella dichiarazione dei redditi, fra gli oneri detraibili, nell’anno in cui la spesa è stata sostenuta.
Se vi rivolgete a un CAF o a un commercialista, portate fattura e prova del pagamento tracciabile: sono i due documenti che servono.
Ognuno detrae la propria quota, entro il tetto complessivo per quel decesso.
Va organizzato prima: se pagano in tre ma la fattura è intestata a uno solo, gli altri due non detraggono nulla. È un problema che si risolve in trenta secondi al momento giusto e non si risolve più dopo.
Vi chiediamo prima di emettere la fattura a chi va intestata e se la spesa è divisa. Non è burocrazia nostra: è l’unico momento in cui quella scelta si può fare.
E vi ricordiamo di pagare in forma tracciabile, anche quando sarebbe più comodo altrimenti.
La detrazione spetta comunque a chi ha sostenuto la spesa: essere o meno a carico fiscalmente non cambia il diritto, perché la norma guarda al pagamento, non al legame.
È ammesso. Dopo la modifica del 2014 il vincolo di parentela non conta più: un amico, un vicino, un convivente che sostenga la spesa e abbia la fattura intestata può detrarre.
Il tetto resta uno per decesso e si ripartisce. Ognuno detrae la propria quota, purche’ la fattura riporti nomi e quote, e ognuno paghi la propria parte in forma tracciabile dal proprio conto.
L’errore ricorrente: uno paga tutto e gli altri gli restituiscono i contanti. In quel caso detrae solo chi ha pagato, entro il tetto.
Conta l’anno in cui la spesa è stata sostenuta, cioè pagata. Se il funerale è di dicembre e il saldo di gennaio, la detrazione segue il pagamento.
Se chi sostiene la spesa è fiscalmente residente in Italia e presenta la dichiarazione qui, il diritto resta. Conta la posizione di chi paga, non quella del defunto.
Se una parte della spesa vi viene rimborsata — da un’assicurazione, da un fondo di categoria, da una prestazione previdenziale — quella parte non è più una spesa a vostro carico e non entra nella detrazione.
Si detrae la quota effettivamente rimasta a carico. È una distinzione che i controlli guardano.
Il punto uno è l’unico che non si può recuperare dopo.
Tre cose, e sono sempre le stesse:
La corrispondenza fra chi detrae e chi paga. Fattura intestata a Tizio, bonifico dal conto di Caio: è la contestazione più comune.
La tracciabilita’. Serve la prova del pagamento, non solo la fattura.
La natura della spesa. Voci come la concessione cimiteriale o la lapide, inserite fra le spese funebri, vengono escluse.
Chiedete all’impresa una fattura che distingua le voci: quello che è spesa funebre e quello che non lo è. Rende la dichiarazione semplice e i controlli innocui.
La detrazione è il 19% di un importo massimo, quindi il beneficio ha un tetto contenuto in valore assoluto.
Non è una cifra che cambia una vita, ma è l’unica che torna indietro, e si perde per un errore da trenta secondi. Vale la pena farlo bene.
| Domanda | Risposta breve |
|---|---|
| Chi può detrarre? | Chi ha pagato, anche se non parente |
| Il limite è per persona? | No, per decesso |
| Serve la fattura? | Si’, intestata a chi paga |
| Posso pagare in contanti? | No, si perde la detrazione |
| La lapide rientra? | No |
| La concessione del loculo rientra? | No |
| E se mi rimborsano una parte? | Si detrae solo la quota rimasta a carico |
Sono le sette domande che coprono la quasi totalita’ dei casi. Se la vostra non è fra queste, chiedete a un CAF: la consulenza su questo punto è rapida.
Non serve aver deciso niente, e non serve avere i documenti pronti. Se avete un dubbio, chiamate: rispondiamo anche solo per spiegarvi come funziona.
0173 611582
Reperibilita’ 24 ore su 24: 329 971 9194 — 335 282698
Via San Sebastiano 25/A, Guarene (CN). Sulla provinciale che sale al paese, con parcheggio davanti all’ingresso: a otto minuti dal centro di Alba.
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