Onoranze funebriEreditare non significa solo ricevere beni: significa subentrare anche nei debiti.
Per questo la legge non rende nessuno erede automaticamente: bisogna accettare. E si puo’ rinunciare.
E’ la materia in cui gli errori costano di piu’, e quasi tutti si commettono nelle prime settimane per non aver saputo una cosa semplice.
Si diventa eredi a tutti gli effetti. Il patrimonio del defunto si confonde con il proprio, debiti compresi, anche oltre il valore di quanto ricevuto.
Si dichiara di non voler essere erede. Non si ricevono beni e non si rispondono i debiti.
Si fa con dichiarazione davanti a un notaio o al cancelliere del tribunale. Non basta dirlo, non basta non fare nulla.
E’ la via di mezzo: si accetta, ma si risponde dei debiti solo entro il valore di quanto si eredita.
Richiede un inventario formale dei beni, ha procedure e termini rigorosi, e si fa con l’assistenza di un notaio.
Il diritto di accettare si prescrive in dieci anni dall’apertura della successione.
Sembra tantissimo, e infatti il problema non e’ quasi mai il termine: e’ l’accettazione tacita.
Non serve firmare niente per diventare eredi. Basta comportarsi da erede.
Alcuni comportamenti che possono valere come accettazione:
Dopo un atto del genere, la rinuncia non e’ piu’ possibile.
E’ per questo che, se l’eredita’ e’ incerta, la regola d’oro e’ una sola: non toccate nulla finche’ non avete parlato con un professionista.
La prima riga e’ importante e tranquillizza molte persone: occuparsi del funerale non vi rende eredi.
Serve un quadro, e si costruisce con quattro verifiche:
| Cosa | Dove |
|---|---|
| Immobili e terreni | Visura catastale nazionale |
| Conti, titoli, libretti | Anagrafe dei rapporti finanziari |
| Debiti verso il fisco | Estratto di ruolo |
| Mutui e finanziamenti | Centrale rischi, documenti in casa |
Le prime due dicono cosa c’e’. Le seconde due dicono cosa manca. Senza tutte e quattro si decide al buio.
Attenzione ai terreni dimenticati: nelle nostre zone e’ frequente che una persona risulti intestataria di piccole particelle ereditate a sua volta e mai volturate.
Per un minore la rinuncia richiede l’autorizzazione del giudice tutelare, e i tempi si allungano.
E’ una situazione frequente proprio nella catena delle rinunce: rinunciano i figli, e la chiamata arriva ai nipoti minorenni.
Ha costi e formalita’ maggiori, ma e’ l’unica soluzione che permette di accettare senza rischiare oltre il valore ereditato.
Il primo punto e’ l’unico che non si puo’ recuperare dopo.
E’ l’aspetto meno conosciuto e quello che crea i danni maggiori.
Quando un chiamato rinuncia, la sua quota non sparisce: passa ai chiamati successivi secondo l’ordine di legge. Se rinunciano i figli, la chiamata arriva ai nipoti; se rinunciano anche loro, ai gradi ulteriori.
Il rischio concreto: un nipote che non e’ stato avvisato non sa di essere diventato chiamato, non rinuncia, e puo’ trovarsi coinvolto in una posizione debitoria che non conosceva.
E’ una cortesia verso i parenti, ed e’ anche il modo di evitare che qualcuno se la prenda con voi fra due anni.
Torna qui perche’ e’ la domanda piu’ frequente in assoluto.
Chi ordina il funerale assume un impegno verso l’impresa, indipendentemente dalla propria posizione ereditaria. Pagare con denaro proprio non e’ accettazione tacita.
Pagare prelevando dal conto del defunto e’ un’altra cosa, e puo’ esserlo.
Se state valutando la rinuncia: organizzate pure il funerale, pagatelo di tasca vostra, e non toccate il conto.
I primi cinque punti si fanno in poche settimane e costano poco. Sono l’unico modo di decidere sapendo.
No. L’eredita’ si accetta o si rifiuta per intero. La via di mezzo esiste, ed e’ il beneficio di inventario: si accetta rispondendo dei debiti solo entro il valore ereditato.
Restate chiamati all’eredita’, senza esserne erede, per dieci anni. Il rischio e’ compiere nel frattempo un atto che valga come accettazione tacita senza rendersene conto.
Non decidere non e’ una posizione neutra: e’ una posizione rischiosa.
Prendere oggetti di valore affettivo, entro limiti ragionevoli, non e’ di per se’ accettazione. Ma la valutazione dipende dal caso concreto: se avete un dubbio, chiedete prima di prendere altro.
Ha un costo contenuto se fatta davanti al cancelliere del tribunale; presso un notaio l’onorario e’ maggiore. In entrambi i casi si tratta di cifre molto inferiori a un debito ereditato.
Cambia tutto e i tempi sono stretti. Andate da un commercialista entro pochi giorni: e’ l’unico caso in cui non si puo’ aspettare.
Le pratiche successorie non sono materia di un’impresa funebre, e non ce ne occupiamo.
Quello che possiamo fare, e facciamo, e’ dirvi cosa non toccare nei primi giorni e indirizzarvi a chi di dovere. E’ poco, ma e’ l’informazione che arriva nel momento in cui serve, cioe’ prima che qualcuno prelevi da un conto.
Non serve aver deciso niente, e non serve avere i documenti pronti. Se avete un dubbio, chiamate: rispondiamo anche solo per spiegarvi come funziona.
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Capita di trovarlo mentre si sistemano le carte: un foglio scritto a mano in una busta, dentro un libro, in fondo a un cassetto.
Da quel momento ci sono cose da fare e cose da non fare, e sbagliarle costa.
Chi detiene un testamento ha l’obbligo di presentarlo per la pubblicazione. Non e’ una facolta’.
Tenerlo nel cassetto perche’ non piace quello che c’e’ scritto non lo annulla: lo rende un problema, e chi lo occulta risponde delle conseguenze.
Se e’ in una busta chiusa, portatelo cosi’ com’e’ al notaio.
Non aggiungete note, non cancellate, non scrivete date. Un testamento manomesso apre contenziosi che durano anni, e la manomissione si vede.
Scritto interamente a mano dal testatore, datato e firmato. Sono tre requisiti e mancarne uno lo rende impugnabile.
E’ la forma piu’ diffusa e la piu’ fragile: si perde, si contesta, si trova troppo tardi.
Ricevuto da un notaio alla presenza di testimoni. E’ il piu’ solido e non si perde: e’ registrato.
Consegnato chiuso a un notaio, che ne attesta il deposito senza conoscerne il contenuto. Poco usato.
E’ l’atto con cui il testamento diventa efficace, e la fa un notaio.
Serve anche per un olografo: un testamento scritto a mano non ha effetto finche’ non e’ pubblicato.
Esiste un registro generale che consente di verificare se una persona ha lasciato un testamento ricevuto o depositato presso un notaio.
Non contiene gli olografi tenuti in casa, che restano invisibili finche’ qualcuno non li trova.
La ricerca si chiede tramite notaio e vale la pena farla prima di avviare la successione: scoprire un testamento dopo aver diviso i beni significa rifare tutto.
Qui c’e’ una cosa che molte persone non sanno.
La legge riserva una quota dell’eredita’ a coniuge, figli e, in loro mancanza, genitori. E’ la cosiddetta quota di legittima, e il testatore non puo’ disporne liberamente.
Se un testamento la lede, chi ne ha diritto puo’ agire per ottenerla. Non e’ automatico: va fatto valere, con termini precisi.
Se vi trovate in questa situazione, parlate con un avvocato o un notaio prima di firmare qualunque cosa. Accettare senza riserve puo’ complicare la posizione.
Succede, soprattutto quando l’ultimo periodo di vita e’ stato accudito da una sola persona.
Un testamento puo’ essere impugnato per vizi di forma, per incapacita’ del testatore al momento della redazione, o per violenza e dolo.
Sono cause complesse e con termini di prescrizione. Se avete un sospetto serio, rivolgetevi presto a un avvocato: aspettare riduce le possibilita’.
Di norma vale il piu’ recente, ed e’ esattamente il motivo per cui la data e’ un requisito.
Un testamento successivo puo’ revocare integralmente il precedente oppure modificarne solo alcune parti. Portateli tutti al notaio: la valutazione non la fate voi.
Attenzione pero’: le volonta’ sul funerale e sulla cremazione, anche scritte in modo informale, hanno un peso enorme nelle decisioni familiari. Portatele comunque.
Il terzo punto e’ quello che rende utile tutto il resto. Un testamento perfetto che nessuno trova produce lo stesso effetto di non averlo scritto.
La quarta voce e’ quella che nessuno usa e che risolve il dubbio in pochi giorni.
E’ un atto notarile e ha un onorario, in genere contenuto per un testamento olografo semplice.
Chiedete il preventivo prima: alcuni notai lo comprendono all’interno della pratica di successione, e conviene saperlo per non pagare due volte.
Capita: un foglio in cui la persona ha scritto come vuole essere sepolta, se vuole la cremazione, quali letture desidera.
Sul piano dei beni non dispone nulla. Sul piano pratico, per la famiglia, vale moltissimo: e’ la prova che serve per la cremazione, ed e’ quello che chiude ogni discussione fra fratelli.
Portatecelo il primo giorno.
| Requisito | Cosa significa | Errore tipico |
|---|---|---|
| Interamente a mano | Del testatore, dall’inizio alla fine | Scritto al computer e firmato |
| Datato | Giorno, mese, anno | Solo l’anno, o nessuna data |
| Firmato | In calce alle disposizioni | Firma in alto, o mancante |
Un testamento scritto al computer e firmato a mano non e’ un testamento olografo. E’ l’errore piu’ comune in assoluto, e rende il documento impugnabile.
La data conta perche’ stabilisce quale prevale se ne esistono piu’ d’uno, e perche’ incide sulla valutazione della capacita’ del testatore in quel momento.
Un testamento redatto all’estero puo’ essere valido in Italia secondo le regole di diritto internazionale privato.
E’ materia da notaio, e conviene affrontarla prima di avviare qualunque pratica successoria: cambiare strada a meta’ costa molto.
Non serve rivelare il contenuto. Basta una frase:
“Ho lasciato scritto quello che voglio. Il foglio sta qui, e lo sa anche vostra zia.”
Due informazioni: che esiste, e dove. Sono le uniche due che servono.
Se avete un genitore anziano, la domanda utile non e’ “hai fatto testamento”: e’ “se un giorno serve, dove devo cercare?”.
E’ meno invadente, e’ piu’ facile da fare, e ottiene esattamente l’informazione che servira’.
Nella nostra esperienza la maggior parte delle persone anziane ha gia’ pensato a queste cose e aspetta solo che qualcuno chieda.
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Sono quattro documenti diversi che dicono lo stesso fatto, e la differenza fra loro fa perdere un pomeriggio a moltissime famiglie. Chiarirla in dieci minuti evita mesi di viaggi in Comune.
Attesta il decesso: nome, cognome, data e luogo. E’ il piu’ semplice e nella maggior parte dei casi basta.
Riporta anche i dati contenuti nell’atto registrato allo stato civile, comprese le eventuali annotazioni. E’ piu’ completo, e alcuni soggetti accettano soltanto questo.
Esiste anche in versione con indicazione di paternita’ e maternita’, richiesta in alcune pratiche successorie.
Rilasciato su modello multilingue, e’ valido in diversi Paesi senza bisogno di traduzione o legalizzazione. Serve quando il defunto aveva beni, conti, pensioni o eredi all’estero.
Chiedetelo subito se sospettate che possa servire: richiederlo dopo, da lontano, e’ molto piu’ complicato.
Un familiare puo’ dichiarare il decesso in una dichiarazione sostitutiva. La pubblica amministrazione e’ tenuta ad accettarla: un ufficio pubblico non puo’ pretendere il certificato.
I privati non sono obbligati. Banche e assicurazioni, nella pratica, chiedono quasi sempre il documento.
| A chi | Cosa chiede di solito |
|---|---|
| Banca — sblocco conti | Certificato, spesso estratto |
| Assicurazioni e polizze vita | Estratto |
| INPS — reversibilita’ | Certificato o autocertificazione |
| Datore di lavoro — TFR | Certificato |
| Notaio — successione | Estratto |
| Agenzia delle Entrate | Certificato |
| Utenze, telefonia | Certificato o autocertificazione |
| Enti e uffici pubblici | Autocertificazione, per legge |
| Soggetti esteri | Estratto internazionale |
Sei o otto. Sembra tanto, e non lo e’.
Il conto lo fa la realta’: banca, seconda banca se c’era un conto cointestato, INPS, datore di lavoro o ex datore, ognuna delle assicurazioni, il notaio, l’Agenzia delle Entrate, le utenze, il gestore telefonico.
Alcuni uffici trattengono l’originale. Il costo di una copia in piu’ e’ irrisorio; il costo di tornare in Comune fra sei mesi, quando magari e’ il Comune di Alba e voi vivete a Priocca, non lo e’.
Prendete sia certificati sia estratti. Nel dubbio si copre tutto, e vale davvero la pena.
Al Comune dove il decesso e’ stato registrato, che e’ quello dove la morte e’ avvenuta, non quello di residenza.
E’ il punto che sorprende le famiglie della zona: se il decesso e’ avvenuto all’ospedale di Alba, i certificati si chiedono ad Alba anche se il defunto ha sempre vissuto altrove.
Le modalita’ sono tre:
Vale la pena provare prima la strada digitale: evita lo sportello e i suoi orari.
I certificati di stato civile sono esenti da bollo quando richiesti per gli usi consentiti dalla legge, e in molti casi anche gratuiti.
Non scadono. Un certificato di morte emesso oggi vale anche fra dieci anni, perche’ certifica un fatto che non cambia. Alcuni uffici privati ne chiedono comunque uno recente: e’ una loro prassi, non una regola.
Non c’e’ limite al numero di copie richiedibili.
Il decesso e’ avvenuto all’estero. L’atto va prima trascritto in Italia tramite il consolato. Finche’ la trascrizione non e’ fatta, nessun Comune italiano puo’ rilasciare il certificato.
Servono documenti per l’estero. Chiedete l’estratto internazionale. Per i Paesi non coperti dalle convenzioni puo’ servire l’apostille, che si ottiene in Prefettura.
Il certificato riporta un errore. Capita: un nome, una data, un luogo di nascita. La rettifica si chiede allo stato civile del Comune che ha registrato l’atto. Non ignoratelo: un errore su un atto di morte si trascina in tutta la successione.
Le prime copie ve le procuriamo insieme al resto delle pratiche, senza che dobbiate andare da nessuna parte.
Ditecelo al primo incontro: quante copie, e se ve ne serve una internazionale. Sono due domande di dieci secondi che possono risparmiarvi mesi.
Quando vi arriva in mano un estratto, i campi sono sempre gli stessi e vale la pena controllarli uno per uno, perche’ un errore qui si trascina in tutta la successione.
Controllateli il giorno stesso in cui ricevete la prima copia. Rettificare un atto dopo che la successione e’ stata presentata e’ molto piu’ complicato.
La correzione si chiede all’ufficiale dello stato civile del Comune che ha registrato l’atto.
Gli errori materiali evidenti — una lettera sbagliata nel cognome, una data invertita — si correggono in via amministrativa, portando un documento che dimostri il dato giusto.
Gli errori sostanziali possono richiedere un passaggio davanti al tribunale. Sono rari, ma esistono, e piu’ tardi ci si accorge piu’ costano.
I certificati di morte sono liberamente richiedibili da chiunque: non serve dimostrare di essere parenti.
Diverso per l’estratto con tutte le annotazioni, dove alcuni Comuni chiedono di motivare la richiesta.
Se non potete andare voi, basta una delega scritta con copia del documento del delegante. Non serve un atto notarile.
Il portale nazionale dell’anagrafe consente di scaricare in autonomia diversi certificati, fra cui quello di morte, per i Comuni subentrati — e sono ormai la quasi totalita’.
Si accede con SPID o CIE. Il certificato e’ gratuito, in bollo o esente a seconda dell’uso, e viene generato in PDF con timbro digitale.
Vale la pena provare questa strada prima dello sportello, soprattutto se il decesso e’ stato registrato in un Comune diverso dal vostro: evita il viaggio.
Oltre all’estratto di morte, per la successione vi verra’ chiesto quasi sempre lo stato di famiglia alla data del decesso, detto anche storico.
Non e’ lo stato di famiglia attuale: e’ la fotografia del nucleo com’era quel giorno. Se nel frattempo qualcuno si e’ trasferito o e’ cambiata la composizione, i due documenti dicono cose diverse e il notaio vuole il primo.
Si richiede al Comune di residenza del defunto, non a quello del decesso. E’ una delle poche pratiche in cui i due Comuni non coincidono e conta saperlo.
L’estratto internazionale copre i Paesi legati dalle convenzioni in materia di stato civile, e li’ non serve altro.
Fuori da quei Paesi il documento va apostillato, quando lo Stato di destinazione aderisce alla Convenzione dell’Aja: l’apostille si ottiene in Prefettura, sul documento gia’ emesso.
Per gli Stati che non vi aderiscono serve la legalizzazione consolare, che e’ un passaggio in piu’ e richiede piu’ tempo.
Se il defunto aveva un conto, una pensione o un immobile fuori dall’Unione europea, informatevi su quale dei tre livelli serve prima di far partire le pratiche: rifare il giro da capo significa mesi.
Formalmente un certificato di morte non scade, perche’ attesta un fatto immutabile.
Nella pratica alcuni soggetti privati ne chiedono uno emesso da non piu’ di sei mesi. Non e’ una regola di legge ed e’ contestabile, ma discuterne con un impiegato allo sportello raramente conviene.
La strategia che funziona: tenere sempre almeno due copie inutilizzate da parte, e rifornirsi via ANPR quando serve, che e’ gratuito e immediato.
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Il funerale finisce e comincia la parte lunga. Arrivano lettere, si scoprono conti, qualcuno dice che bisogna fare la successione entro un anno, qualcun altro che bisogna sbrigarsi subito.
Non tutto e’ urgente. Poche cose hanno una scadenza vera, e vale la pena distinguerle.
| Quando | Cosa | Dove |
|---|---|---|
| Prima settimana | Comunicazione del decesso all’ente previdenziale | Patronato |
| Prima settimana | Domanda di pensione ai superstiti | Patronato |
| Primo mese | Comunicazione alla banca | Filiale |
| Primo mese | Denuncia alle assicurazioni | Compagnia |
| Primo mese | Ultime spettanze e TFR | Datore di lavoro |
| Primi mesi | Utenze, telefonia, abbonamenti | Gestori |
| Entro 12 mesi | Dichiarazione di successione | Agenzia Entrate o notaio |
| Dopo la successione | Voltura catastale, veicoli | Catasto, PRA |
E’ il termine ordinario, e decorre dalla data del decesso. Superarlo comporta sanzioni, che crescono con il ritardo.
Non e’ pero’ il primo adempimento in ordine di importanza economica: dodici mesi sono tanti, e ci sono cose che rendono di piu’ se fatte subito.
E’ la pratica economicamente piu’ rilevante di tutte, e nella maggior parte dei casi la decorrenza e’ legata al mese della domanda.
Tradotto: ogni mese di ritardo puo’ essere un mese di assegno non percepito. E’ la ragione per cui questa sta in cima alla lista e non la successione.
Le polizze prevedono termini per la denuncia del sinistro, di norma brevi. Non rimandate perche’ “tanto poi si vede”.
Utenze, telefonia, abbonamenti, veicoli non hanno una scadenza sanzionata. Costano solo denaro finche’ restano attivi.
Svuotare la casa. Nessuna legge lo impone. Se la casa e’ di proprieta’ e non c’e’ un affitto da chiudere, potete prendervi mesi. E’ anche una delle cose che, fatte troppo presto, si rimpiangono.
Decidere della tomba. La lapide si fa con calma. Nei mesi successivi molte famiglie cambiano idea, e va benissimo.
Chiudere tutti i conti in una settimana. La banca ha i suoi tempi e non vi corre dietro.
Rispondere a chi vi contatta. Nelle settimane dopo un decesso arrivano proposte di ogni genere. Nulla di quello ha urgenza.
Una cartellina sola, tenuta dal primo giorno, vi risparmiera’ molte ore.
| A chi | Per cosa | Costo |
|---|---|---|
| Patronato | Pensioni, reversibilita’, INAIL | Gratuito |
| CAF | Successione semplice, detrazioni | Contenuto |
| Notaio | Successioni con immobili o testamento | A tariffa |
| Commercialista | Situazioni patrimoniali complesse | A tariffa |
| Avvocato | Contrasti fra eredi, rinuncia | A tariffa |
Il patronato e’ gratuito e copre la pratica che vale di piu’. Cominciate da li’.
Capita spesso: fratelli lontani, nipoti impegnati, e una persona sola che porta tutto.
Due consigli pratici. Mettete per iscritto quello che fate, anche solo in un quaderno: fra sei mesi, se qualcuno chiede conto, avere le date aiuta molto.
E non anticipate spese senza dirlo. Le spese sostenute nell’interesse dell’eredita’ si possono far valere, ma solo se sono documentate.
Se l’eredita’ potrebbe essere gravata da debiti, fermatevi prima di toccare qualunque cosa: disporre dei beni del defunto puo’ valere come accettazione tacita e chiudere la porta alla rinuncia.
In quel caso il primo passo non e’ la banca: e’ un avvocato o un notaio. Una consulenza di mezz’ora, prima di muovere un euro.
La posta continua ad arrivare. Per mesi, e in mezzo ci sono comunicazioni che contano: scadenze, rinnovi, avvisi. Non buttate niente senza guardarlo, almeno per il primo anno.
Le pensioni accreditate dopo il decesso vanno restituite. Gli enti se ne accorgono e le richiedono indietro. Non spendetele.
Le rate dei finanziamenti continuano. Se non ci sono coperture assicurative, restano a carico della successione e vanno gestite subito.
La casa vuota ha comunque costi: tributi locali, assicurazione, utenze minime. Vanno intestati a qualcuno.
Cambia tutto e i tempi sono piu’ stretti. Impresa individuale, quote societarie, partita IVA, dipendenti: sono adempimenti con scadenze proprie e vanno affrontati con un commercialista entro pochi giorni, non entro mesi.
E’ l’unico caso in cui vi diciamo di non aspettare.
Non sono pratiche, e nella nostra esperienza sono quelle che le famiglie ricordano a distanza di anni.
Aver svuotato la casa troppo presto. Nessuno vi obbliga a farlo in un mese. Chi aspetta sceglie meglio cosa tenere.
Aver buttato le carte senza guardarle. Fra vecchie cartelle escono buoni postali, polizze dimenticate, lettere. Anche solo una scorsa veloce, prima.
Aver cancellato il telefono o il computer. E’ l’unico archivio di fotografie di molte persone, e non si recupera.
Scrivere, in un quaderno o in un file, cosa avete fatto e quando: la data della domanda al patronato, quando avete parlato con la banca, cosa vi hanno detto e chi.
Sembra inutile finche’ non arriva la prima lettera che chiede conto di qualcosa, o finche’ un fratello non chiede come sono andate le cose. A quel punto quel quaderno vale piu’ di qualsiasi ricordo.
Molti figli seguono le pratiche del genitore da un’altra citta’. Quasi tutto si fa a distanza, ma conviene organizzarsi in un modo preciso.
Concentrate gli appuntamenti in un solo viaggio. Patronato, banca e Comune in due giorni sono fattibili se si prende appuntamento prima.
Chiedete piu’ copie di tutto mentre siete sul posto: tornare per un certificato costa un giorno di ferie.
Usate i canali digitali dove esistono: ANPR per i certificati, servizi telematici per la successione, home banking per gli estratti conto.
Indicate un recapito dove far arrivare la posta del defunto, oppure passate a ritirarla con regolarita’.
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Monticello d’Alba dista otto chilometri da Guarene, dove siamo. Con circa duemilatrecento abitanti è uno dei Comuni più grandi di questa parte del Roero, e il territorio comprende le frazioni Casa’, Sant’Antonio, Valdozza e Villa, oltre al nucleo raccolto attorno al castello.
Da Monticello al Cimitero Urbano di Bra sono circa sette chilometri: è fra le distanze più brevi dei Comuni in cui lavoriamo, dove altrove si arriva a superare i quaranta chilometri.
Non è un vantaggio da poco, ed è bene capire in cosa consiste davvero.
Il trasporto fino all’impianto è una voce di costo a se’, a carico della famiglia e non compresa nel servizio: su sette chilometri incide poco, e ve la scriviamo comunque separata dalle altre invece di nasconderla dentro un totale.
Cambia poi l’organizzazione della giornata. Su distanze lunghe molte famiglie rinunciano ad accompagnare il feretro e salutano in paese; da qui, chi vuole essere presente alla partenza può farlo senza che questo significhi un viaggio.
Quello che non cambia è il resto: la cremazione non avviene il giorno del funerale, l’urna è pronta qualche giorno dopo, e al ritiro pensiamo noi.
Al cimitero comunale si può scegliere fra campo comune, loculo, tomba di famiglia, ossario per i resti e cinerario per le ceneri. Disponibilita’ e costi li stabilisce il Comune, li verifichiamo noi e ve li mettiamo per iscritto: non troverete su questa pagina un prezzo, perché scritto oggi fra sei mesi sarebbe falso.
Il patrono di Monticello è San Felice, che si festeggia il 30 agosto. L’orario della funzione si concorda con il parroco e dipende da quando la chiesa è libera: ce ne occupiamo noi insieme al resto.
Se preferite un saluto non religioso si può fare, al cimitero, in casa o all’aperto.
Capita sempre più spesso, e nessuno ne parla mai: seconde unioni, figli di matrimoni diversi, un convivente che non è coniuge, fratelli che non si parlano da anni e si ritrovano nella stessa stanza.
Sul piano pratico la domanda è una sola: chi decide.
Per la cremazione, dove la legge chiede una volonta’ provata, l’ordine dei familiari è stabilito e non lo decidiamo noi: se manca una disposizione scritta del defunto contano il coniuge e poi i parenti nel grado previsto. Un convivente non coniugato, per quanto vicino, ha una posizione diversa da quella che immagina.
Per tutto il resto – orario, tipo di rito, chi legge, cosa scrivere sul manifesto – non decide nessuna norma: decide chi riesce a mettersi d’accordo.
Il nostro ruolo non è dare ragione a qualcuno: è dirvi cosa è possibile, cosa richiede tempo e cosa non si potrà più cambiare dopo, e poi fare quello che avete deciso.
Se il clima è teso ditecelo, senza imbarazzo. Possiamo tenere separati i momenti, ricevere in orari diversi, evitare che due persone si trovino faccia a faccia in un giorno in cui nessuno regge una discussione.
In Langa e nel Roero non è raro: chi ha lavorato fuori per anni, chi si è trasferito dai figli, chi era in viaggio.
Riportare una persona in Italia si può fare, ed è una pratica che seguiamo noi dall’inizio alla fine, ma i tempi non somigliano a quelli di un funerale ordinario: si contano in giorni, a volte in settimane.
Servono i documenti del Paese in cui è avvenuto il decesso, tradotti e legalizzati, e l’autorizzazione consolare al trasporto della salma. Il feretro deve avere caratteristiche precise, con sigillatura, diverse da quelle di un trasporto interno.
La prima cosa da fare non è chiamare un’agenzia sul posto: è avvisare il consolato italiano competente, che indica la procedura e i referenti. Da li’ in avanti ce ne occupiamo noi, tenendo i contatti con chi opera all’estero.
Se la scelta è invece la cremazione sul posto, il rientro delle ceneri è molto più semplice e rapido, e in alcuni Paesi è l’unica strada praticabile in tempi ragionevoli. È una decisione della famiglia, e va presa sapendo che le due strade non costano ne’ durano lo stesso.
Fra le pratiche dimenticate più spesso c’è l’auto, e produce guai concreti.
Un veicolo intestato a una persona deceduta non si può semplicemente continuare a usare. Se un erede vuole tenerlo, va fatta la voltura; se nessuno lo vuole, si può vendere o demolire, ma sempre passando dalla successione. Nel frattempo bollo e assicurazione continuano a correre.
Stesso discorso per un terreno, una quota di societa’, una licenza, un’arma regolarmente detenuta: sono tutte cose che hanno una procedura propria e un termine, e che nessuno vi ricorda finché non arriva una sanzione.
Il consiglio pratico è fare un elenco, anche a mano, di tutto cio’ che risultava intestato al defunto: casa, auto, terreni, conti, polizze, utenze. Poi si affronta una voce alla volta, senza fretta ma senza dimenticarne nessuna.
Non sono pratiche nostre e non ve le vendiamo. Vi diciamo quali sono e in che ordine, perché è l’informazione che in quei giorni non vi da’ nessuno.
Di tutto quello che c’è da fare, a una famiglia tocca decidere due cose, e sono le prime che vi chiediamo.
Dove riposera’: cimitero di Monticello o altrove, sepoltura o cremazione. E se il rito sarà religioso o civile. Da queste due risposte dipende tutto il resto, compresa la cassa che ordiniamo, ed è per questo che ve le chiediamo subito anche se sembrano premature.
Il resto – orario, fiori, manifesto, chi legge, che musica – si decide nelle ore successive e si può cambiare fino all’ultimo momento utile.
Monticello è fra i paesi che raggiungiamo più spesso, ma le nostre pagine non delimitano un territorio: sono l’elenco dei posti da cui le persone ci cercano. Lavoriamo in tutto il Roero e in tutta la Langa, e usciamo dai due territori quando la famiglia lo chiede – anche molto lontano, come avete letto qui sopra. Se il vostro Comune non compare, chiamateci comunque.
Rispondiamo a qualsiasi ora, tutti i giorni. La prima telefonata basta che dica dove siete.
Treiso dista sette chilometri da Guarene e sta a quattrocentodieci metri: è il più alto fra i Comuni in cui lavoriamo abitualmente. Ha poco più di settecentocinquanta abitanti distribuiti fra una decina di borgate – Canta, Giacosa, Meruzzano, Pertinace, Tre Stelle, Chirella, Ferrere, Marcarini, La Cappelletta – e questo significa che la maggior parte delle persone non abita in centro.
Quando ci chiamate da Treiso la prima cosa che chiediamo è l’indirizzo preciso, non il Comune.
Fra una borgata e l’altra ci sono chilometri di strada di crinale, stretta e con curve chiuse, e il mezzo con cui arriviamo va scelto di conseguenza. Sapere in anticipo dove dobbiamo andare evita manovre difficili davanti a casa vostra in un momento già pesante.
D’inverno conta ancora di più. A quattrocento metri la neve e il ghiaccio sulle strade di collina non sono eccezionali, e i tempi si allungano per tutti: per noi, per il medico, per i parenti che arrivano da fuori. Se la strada di casa vostra è impegnativa, ditecelo al telefono: ci organizziamo, ma dobbiamo saperlo prima di partire.
Un riferimento visibile – una cascina, un bivio, un cartello – vale più di un numero civico che in borgata spesso non aiuta.
La patronale di Treiso è l’Assunta, il 15 agosto, e agosto in Langa è un mese particolare per una ragione che con le feste non c’entra.
Il paese si riempie di gente che non ci abita e si svuota di quella che ci abita. I figli sono in ferie lontano, i vicini pure, e la persona che di solito passava tutti i giorni dall’anziano di casa magari quest’anno non c’è.
Sul piano pratico questo si traduce in due cose. La prima è che i parenti stretti vanno avvisati sapendo che qualcuno dovrà rientrare da lontano: prima di fissare l’orario del funerale vale la pena chiedere a ciascuno quanto tempo gli serve per arrivare, invece di stabilire una data e poi accorgersi che manca un figlio.
La seconda è che ad agosto il caldo accorcia i margini di tempo, e la veglia in casa può diventare meno praticabile. Ce ne accorgiamo noi e ve lo diciamo apertamente invece di lasciarvi scoprire il problema.
Il servizio non chiude mai, nemmeno il 15. Se succede a Ferragosto, chiamateci come qualunque altro giorno dell’anno.
Al cimitero di Treiso valgono le forme di sepoltura consuete: campo comune, loculo, tomba di famiglia, ossario, cinerario.
Per la cremazione l’impianto è a Bra, nel Cimitero Urbano, a circa diciotto chilometri. Il trasporto fino a li’ è una voce di costo a se’, a carico della famiglia, e ve la scriviamo separata prima che decidiate.
L’urna è pronta qualche giorno dopo e la ritiriamo noi: non dovete tornare a Bra a prenderla, e per chi vive in borgata non è un dettaglio da poco.
Una delle domande più frequenti nei giorni dopo il funerale è se esista un testamento. Spesso nessuno lo sa con certezza.
Le forme sono tre. Quello olografo è scritto a mano, datato e firmato dal defunto, e può stare ovunque: in un cassetto, in una cassetta di sicurezza, affidato a una persona di fiducia. Quello pubblico è ricevuto da un notaio. Quello segreto viene consegnato al notaio in busta chiusa.
Per gli ultimi due esiste un registro generale, consultabile da chi ne ha titolo con il certificato di morte: è il modo per sapere se un notaio, in qualunque parte d’Italia, ne conserva uno. Se il defunto aveva un notaio di fiducia, conviene comunque telefonargli.
Quello olografo invece non risulta da nessun registro: si trova solo cercando. Se ne salta fuori uno dopo che la successione è già stata definita, la cosa si complica parecchio, quindi vale la pena guardare bene prima.
Un testamento non si apre da soli e non si distrugge: va portato a un notaio, che lo pubblica. Anche se contiene qualcosa che a qualcuno non piace.
Non è una cosa di cui si parla volentieri, ed è proprio per questo che va detta.
Chi accetta un’eredita’ accetta tutto: i beni e i debiti. Se una persona lascia più debiti che beni, gli eredi che hanno accettato senza cautele se ne fanno carico con il proprio patrimonio.
Ci sono due strade per non trovarsi in quella posizione: rinunciare all’eredita’, oppure accettarla con beneficio d’inventario, che tiene separato il patrimonio del defunto da quello dell’erede. Entrambe hanno termini precisi e vanno fatte davanti a chi di dovere, non decise a parole in famiglia.
Attenzione a un punto che fa danni: certi gesti valgono come accettazione tacita. Vendere o disporre di un bene del defunto, o prelevare dai suoi conti, può significare aver accettato l’eredita’ senza saperlo.
Se avete il dubbio che la situazione non sia semplice, parlatene con un notaio o un avvocato prima di muovere qualsiasi cosa. Non è materia nostra e non facciamo finta che lo sia: ve lo diciamo perché i giorni in cui si commette l’errore sono proprio quelli subito dopo il funerale.
Il giorno del funerale non chiude il nostro lavoro, e conviene sapere cosa aspettarsi nelle settimane seguenti.
La lapide non c’è subito: la realizza un laboratorio di marmisti della zona, e fra la scelta e la posa passano alcune settimane, anche perché la posa dipende dall’assestamento della tomba. Nel frattempo il posto resta segnato in modo provvisorio, ed è normale.
Non decidetela nei giorni del funerale: non c’è nessuna urgenza, e una scelta presa allora raramente è quella che avreste fatto un mese dopo.
Treiso è uno dei paesi in cui saliamo più spesso, ma non è un confine. Lavoriamo in tutta la Langa e in tutto il Roero, e usciamo dai due territori quando la famiglia lo chiede. Se il vostro Comune non ha una pagina qui, chiamateci lo stesso.
Rispondiamo a qualsiasi ora, tutti i giorni, feste comprese. La prima telefonata basta che dica dove siete.
È una delle questioni più confuse che ci vengono poste, e la confusione nasce da una convinzione diffusa: che le spese funebri si paghino con i soldi del defunto.
Nella pratica, quasi mai è così.
Alla comunicazione del decesso il conto viene bloccato. I soldi che c’erano non sono immediatamente utilizzabili, e lo saranno solo dopo lo svincolo, che richiede settimane.
Le pensioni non riscosse e le ultime spettanze seguono i propri canali, anch’essi lenti.
Risultato: chi organizza il funerale paga di tasca propria. Sapere che sarà così aiuta a decidere prima quanto spendere.
Diverse banche anticipano il pagamento delle spese funebri a fronte della fattura, anche prima della successione. Non è un obbligo, ma è una prassi diffusa: chiedete alla banca del defunto.
Qui va fatta una distinzione che confonde molte persone.
Le spese funebri sono un’obbligazione di chi dispone il funerale: chi ordina il servizio ne risponde verso l’impresa.
Sono inoltre collegate al dovere generale di provvedere alla sepoltura, che grava sui familiari più prossimi.
Non è automaticamente il patrimonio del defunto a coprirle, e non è automaticamente l’erede a doverle pagare.
Pagare il funerale con denaro proprio non è accettazione tacita dell’eredita’.
Potete organizzare e pagare il funerale e rinunciare comunque all’eredita’.
Pagarlo prelevando dal conto del defunto è un’altra cosa, e può valere come accettazione tacita, chiudendo la porta alla rinuncia.
Se l’eredita’ potrebbe essere gravata da debiti: pagate di tasca vostra e non toccate il conto. È la regola pratica più importante di tutta questa pagina.
Le spese funebri sono considerate un onere della successione, e chi le ha sostenute può in genere farle valere nella divisione fra coeredi.
Ma valgono due condizioni pratiche:
La seconda significa che una spesa sproporzionata rispetto al patrimonio può essere contestata dagli altri eredi.
Non è un problema teorico: succede nelle famiglie dove uno organizza da solo e gli altri scoprono la cifra dopo.
Parlatene prima. Anche una chiamata di gruppo il primo giorno, in cui si dice quanto si intende spendere, evita quasi tutte le contestazioni successive.
Le spese funebri rientrano fra le passivita’ deducibili, entro il limite ammesso.
Serve la documentazione. È un’altra ragione per conservare fattura e ricevute: servono qui, oltre che per la detrazione fiscale.
Vale il 19% su un importo massimo per decesso, e può detrarla chi ha sostenuto la spesa, anche se non parente.
Le tre condizioni che la fanno perdere:
La prima si decide in trenta secondi, prima che la fattura sia emessa. Dopo non si recupera.
Ognuno detrae la propria quota, entro il tetto complessivo per quel decesso.
Va organizzato prima: se pagano in tre ma la fattura è intestata a uno solo, gli altri due non detraggono nulla.
Chiedete che la fattura riporti nomi e quote, e che ciascuno paghi la propria parte dal proprio conto.
È una questione fra voi, non con l’impresa: chi ha firmato l’incarico resta l’obbligato verso di noi.
Se il rapporto è teso, l’unica cosa che aiuta è mettere per iscritto prima chi ordina cosa e con quale accordo interno. Non serve un atto: basta un messaggio scritto in cui si dice come ci si divide.
Nella nostra esperienza, i contrasti sulle spese funebri nascono quasi sempre da un’assenza di conversazione il primo giorno, non da cattiva fede.
Ditelo alla prima conversazione. Le strade esistono:
L’ultima riga è importante: una volta che il servizio è stato ordinato e reso, la strada del funerale comunale si chiude.
È la situazione tipica delle famiglie con figli sparsi. Uno vive in paese e si occupa di tutto; gli altri arrivano il giorno prima del funerale.
Poi arriva la fattura, e comincia la parte difficile.
Non serve un atto e non serve un avvocato. Serve che ne abbiate parlato prima, e che resti una traccia.
Può succedere quando la cifra è sproporzionata rispetto al patrimonio del defunto.
Quello che regge in una discussione:
L’ultima riga è quella che, nella pratica, chiude la discussione prima che diventi una causa.
Se aveva indicato cosa voleva, quelle indicazioni orientano anche la spesa, e sono un argomento forte verso chi contesta.
È un altro motivo per cui, a chi legge da vivo, diciamo di mettere per iscritto le proprie volonta’: non serve solo alla famiglia per decidere, serve anche a evitare che discutano dopo.
Per la parte che riguarda le spese funebri, servono:
L’ultima riga conta: si deduce e si detrae solo la quota effettivamente rimasta a carico.
Vi chiediamo prima di emettere la fattura a chi va intestata e se la spesa è divisa. Non è burocrazia nostra: è l’unico momento in cui quella scelta si può fare.
E vi ricordiamo di pagare in forma tracciabile, anche quando sarebbe più comodo altrimenti.
Non serve aver deciso niente, e non serve avere i documenti pronti. Se avete un dubbio, chiamate: rispondiamo anche solo per spiegarvi come funziona.
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Reperibilita’ 24 ore su 24: 329 971 9194 — 335 282698