Onoranze funebriCapita spesso, e nella nostra zona e’ quasi la regola: la persona muore in un Comune e viene sepolta in un altro. All’ospedale di Alba, in una casa di riposo a Bra, in una clinica fuori provincia, in vacanza al mare, a casa del figlio che vive a Torino.
Le pratiche non diventano piu’ difficili. Diventano di piu’, e coinvolgono uffici che non si parlano fra loro.
E’ il caso piu’ frequente. Il decesso avviene ad Alba o a Bra, la sepoltura in paese.
Serve l’autorizzazione al trasporto rilasciata dal Comune del decesso. I tempi non cambiano in modo sensibile: nella pratica il funerale resta al secondo o terzo giorno.
Il defunto muore lontano — in ospedale a Milano, in una struttura in Liguria, in casa di un figlio — e va riportato nel cimitero del paese.
Qui cambiano tre cose: il numero di uffici, i requisiti tecnici del feretro per la distanza da percorrere, e il fatto che intervengono due imprese funebri.
E’ l’unica situazione in cui si ragiona in settimane. Ne parliamo separatamente, perche’ la logica e’ diversa: serve il passaporto mortuario e l’atto va trascritto in Italia tramite il consolato.
E’ il punto che genera piu’ confusione, e vale la pena spiegarlo perche’ incide sul costo.
L’impresa che sta nel luogo del decesso esegue materialmente le prime operazioni: ritira il defunto, cura la vestizione, avvia le pratiche di partenza. Non puo’ farlo un’impresa che si trova a trecento chilometri.
Noi ci occupiamo dell’arrivo: ricezione, cerimonia, cimitero, rapporti con il Comune di sepoltura e con la parrocchia.
Alla famiglia serve un interlocutore solo. Se incaricate noi, quello siamo noi: coordiniamo l’impresa di partenza, teniamo i tempi e vi diciamo a che punto siamo. Non dovete gestire due fornitori mentre organizzate un funerale.
| Atto | Dove |
|---|---|
| Denuncia di morte | Comune del decesso |
| Autorizzazione al trasporto | Comune del decesso |
| Presa d’atto dell’arrivo | Comune di destinazione |
| Permesso cimiteriale | Comune di sepoltura |
| Feretro conforme al percorso | Impresa di partenza |
I requisiti costruttivi del feretro dipendono dalla distanza e dal tipo di sepoltura previsto all’arrivo: sono stabiliti dal regolamento di polizia mortuaria, e non sono una scelta commerciale.
Non diamo un numero fisso, perche’ dipende dall’ufficio dall’altra parte. Quello che facciamo e’ dirvi entro il primo giorno la finestra realistica, dopo aver sentito chi sta li’.
Sono voci separate nel preventivo. Quando confrontate due preventivi per un caso come questo, la domanda utile e’ sempre la stessa: comprende i diritti comunali di tutti i Comuni coinvolti, o solo di uno?
Molte famiglie del Roero hanno un genitore che negli anni Sessanta si e’ trasferito a Torino o in Lombardia per lavoro, e che ha sempre detto di voler tornare nella tomba di paese.
Quando succede, la famiglia si trova a organizzare un funerale a distanza, spesso da un’altra citta’, senza sapere a chi rivolgersi prima.
La cosa utile e’ chiamare noi per primi, anche prima di aver contattato qualcuno sul posto. Da qui possiamo indirizzare, prendere i contatti giusti e impostare la sequenza nell’ordine corretto. Al contrario, quando le pratiche partono in modo scoordinato, correggerle costa tempo che in quei giorni non c’e’.
Dirci dove e’ avvenuto il decesso, e in quale cimitero volete la sepoltura.
Il resto lo mettiamo in fila noi.
E’ la situazione in cui le famiglie si trovano piu’ impreparate, perche’ capita lontano da tutto e spesso in agosto, quando gli uffici lavorano a regime ridotto.
La sequenza corretta e’ questa:
La cosa utile e’ chiamarci prima di firmare qualunque cosa sul posto. Non per sottrarre lavoro a nessuno: per sapere cosa state firmando e a che prezzo, quando siete a cinquecento chilometri da casa e in stato di shock.
Molte polizze di viaggio, e diverse carte di credito, includono il rimpatrio della salma. Quasi nessuno se lo ricorda in quel momento.
Prima di dare incarico, controllate se esiste una copertura: in quel caso e’ la centrale operativa dell’assicurazione a organizzare il trasporto, e la spesa non ricade sulla famiglia. Chiamarla dopo aver gia’ incaricato un’impresa complica il rimborso.
Domanda legittima e raramente spiegata.
| Voce | A carico di |
|---|---|
| Ritiro e prime operazioni sul posto | Impresa di partenza |
| Feretro conforme al percorso | Impresa di partenza |
| Autorizzazione al trasporto | Diritti del Comune di partenza |
| Viaggio | Impresa che effettua il trasporto |
| Cerimonia, cimitero, pratiche locali | Noi |
| Diritti del Comune di sepoltura | Comune di destinazione |
Nella pratica, se incaricate noi, ricevete un preventivo solo che comprende anche la parte eseguita dall’altra impresa. E’ l’unico modo per poterlo confrontare con qualcosa.
Diffidate della situazione opposta: due fatture separate concordate al telefono in momenti diversi sono impossibili da verificare.
Quando una persona e’ ricoverata lontano per una cura lunga e la prognosi e’ seria, vale la pena fare una telefonata in anticipo.
Non e’ morboso ed e’ molto piu’ frequente di quanto si creda: sapere in anticipo quali autorizzazioni serviranno, quanto tempo prendera’ il trasporto e cosa costera’ toglie alla famiglia la parte peggiore del momento in cui accadra’.
Non c’e’ nessun impegno e non si firma nulla.
Capita l’inverso: il defunto e’ qui, i figli sono a Milano o all’estero.
Quasi tutto si puo’ fare a distanza. Le firme che la legge richiede — in particolare la dichiarazione di volonta’ sulla cremazione — hanno forme precise, ma esistono soluzioni: delega, firma presso un altro Comune, in alcuni casi consolato.
Diteci subito dove siete e chi puo’ materialmente firmare. E’ l’informazione che ci permette di impostare la pratica nel modo giusto la prima volta.
Vi arriva la telefonata e siete a trecento chilometri. Quattro cose, in questo ordine.
1. Non date incarico a nessuno al telefono. Nelle prime ore vi contatteranno, o vi verranno indicate, imprese del posto. Non c’e’ fretta: la salma resta in custodia e nessuna decisione va presa in quel momento.
2. Chiedete dove si trova esattamente il defunto. Ospedale, obitorio, struttura, camera mortuaria comunale. E’ la prima informazione che serve a noi.
3. Verificate se esiste una copertura assicurativa di viaggio o di carta di credito.
4. Chiamateci. Da qui prendiamo i contatti sul posto e vi diciamo la sequenza corretta e i costi prima che vengano sostenuti.
Quando la famiglia gestisce direttamente due imprese, succedono tre cose ricorrenti: le pratiche partono in ordine sbagliato e vanno rifatte, le due parti si rimpallano la responsabilita’ dei tempi, e nessuno dei due preventivi comprende i diritti dell’altro Comune.
Con un interlocutore solo la responsabilita’ e’ di chi avete incaricato, ed e’ verificabile.
Non serve aver deciso niente, e non serve avere i documenti pronti. Se avete un dubbio, chiamate: rispondiamo anche solo per spiegarvi come funziona.
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Reperibilita’ 24 ore su 24: 329 971 9194 — 335 282698
Nessuna sepoltura puo’ avvenire senza autorizzazione. Non e’ una formalita’: e’ il documento che il custode del cimitero deve avere in mano prima di aprire una fossa o un loculo.
Nella pratica sono tre atti distinti, spesso confusi in uno.
La rilascia l’ufficiale dello stato civile del Comune dove il decesso e’ stato dichiarato, dopo aver registrato l’atto di morte.
Non puo’ essere rilasciata prima che sia decorso il periodo di osservazione, di norma 24 ore, e presuppone il certificato del medico necroscopo.
Lo rilascia l’ufficio cimiteri del Comune dove si seppellisce, che puo’ essere un Comune diverso.
Riguarda il posto: quale fossa, quale loculo, quale tomba, in che data, con quali operazioni. E’ il passaggio in cui si verifica che ci sia effettivamente spazio e che la concessione lo consenta.
Serve quando il defunto deve essere spostato in un Comune diverso da quello del decesso. La rilascia il Comune di partenza, e quello di destinazione ne prende atto.
Nella nostra zona serve quasi sempre: il decesso avviene ad Alba o a Bra, la sepoltura in paese.
| Atto | Chi lo rilascia | Chi lo richiede |
|---|---|---|
| Autorizzazione alla sepoltura | Stato civile del Comune del decesso | Noi, in delega |
| Permesso cimiteriale | Ufficio cimiteri del Comune di sepoltura | Noi |
| Autorizzazione al trasporto | Comune di partenza | Noi |
| Domanda di concessione | Comune di sepoltura | La famiglia, con firma |
L’ultima riga e’ l’unica che richiede voi: la concessione di un loculo o di una tomba e’ un contratto con il Comune e va intestata a una persona reale.
Se il defunto va in una tomba di famiglia gia’ esistente, non basta che la tomba sia “di famiglia”. Contano due cose:
A chi e’ intestata la concessione. L’intestatario puo’ essere morto trent’anni fa e nessuno se ne e’ mai occupato. In quel caso puo’ servire una voltura prima della tumulazione.
Chi ha diritto di esservi sepolto. I regolamenti comunali definiscono quali gradi di parentela sono ammessi, e non sono uguali ovunque. Un genero, una nuora, un convivente non sempre rientrano automaticamente.
E’ il controllo che facciamo per primo quando ci dite che esiste una tomba di famiglia. Scoprire un problema il primo giorno significa avere il tempo di risolverlo; scoprirlo il giorno prima del funerale significa cambiare sepoltura all’ultimo.
Nei cimiteri dei paesi piccoli la disponibilita’ di loculi cambia di anno in anno, e in alcuni periodi non ce ne sono liberi.
Le strade, quando succede:
Nessuna di queste e’ un ripiego: sono soluzioni ordinarie previste dai regolamenti. Ma vanno decise con la famiglia, non subite.
L’autorizzazione alla sepoltura, con fascicolo completo, si ottiene in giornata.
Quello che detta i tempi e’ altro:
Fine settimana e festivi spostano tutto. Un decesso il venerdi’ sera porta quasi sempre al funerale del lunedi’.
Autorita’ giudiziaria. Serve il nulla osta prima di ogni altro atto. I tempi non sono prevedibili e non dipendono dal Comune.
Volonta’ di cremazione da dimostrare. Se non c’e’ un testamento o un’iscrizione a una SOCREM, serve la dichiarazione dei parenti e devono essere d’accordo tra loro.
Concessione scaduta o intestata a un defunto. Va sanata prima.
Decesso all’estero. Prima la trascrizione consolare, poi tutto il resto.
Firmare la domanda di concessione, se c’e’ da acquistarne una. E dirci in quale cimitero.
Sembra una domanda banale. Non lo e’ quando il defunto viveva a Guarene, e’ morto ad Alba e la tomba di famiglia e’ a Govone: sono tre Comuni, e ognuno vuole il suo atto.
Ce ne occupiamo noi. A voi serve solo saperlo.
E’ il caso piu’ frequente fra quelli che bloccano una tumulazione, e nessuno se ne accorge finche’ non serve.
Una tomba di famiglia acquistata nel 1970 e’ intestata a chi la compro’. Se quella persona e’ morta e nessuno ha mai aggiornato l’intestazione, formalmente la concessione e’ in capo a un defunto.
La strada e’ la voltura della concessione a un erede, che si chiede all’ufficio cimiteri. In molti Comuni e’ una pratica semplice; in altri richiede il consenso di tutti gli aventi diritto, e li’ i tempi si allungano.
Il consiglio pratico: se avete una tomba di famiglia e non sapete a chi e’ intestata, chiedetelo ora, non quando servira’. E’ una telefonata all’ufficio cimiteri del vostro Comune.
Sono le due operazioni con cui si recuperano i resti al termine del periodo di sepoltura, e capita di doverle affrontare proprio per far posto a un nuovo defunto.
Esumazione: riguarda la sepoltura in terra, al termine del turno di rotazione stabilito dal regolamento comunale.
Estumulazione: riguarda loculi e tombe, alla scadenza della concessione o su richiesta della famiglia.
In entrambi i casi i resti possono essere destinati all’ossario comune, a una celletta ossario, alla tomba di famiglia, oppure alla cremazione dei resti — che e’ una procedura distinta dalla cremazione di una salma e ha una sua autorizzazione.
Sono operazioni programmate dal Comune in determinati periodi dell’anno, non eseguibili in qualunque momento. Se servono per liberare un posto, questo incide sui tempi.
Dove il regolamento comunale lo prevede, il feretro puo’ essere collocato temporaneamente in un loculo di servizio in attesa della sistemazione definitiva.
Si usa quando la tomba di famiglia e’ in costruzione, quando serve una voltura, o quando non ci sono loculi disponibili in quel momento.
Ha una durata massima e un costo. Non e’ una soluzione da subire in silenzio: va concordata sapendo quanto durera’ e cosa succede alla scadenza.
Molti regolamenti cimiteriali riservano i posti ai residenti, o applicano tariffe piu’ alte ai non residenti.
Il caso tipico da noi: una persona che ha vissuto quarant’anni a Torino e vuole essere sepolta nel paese dove e’ nata. Il diritto c’e’ quasi sempre — per nascita, per tomba di famiglia gia’ esistente, per legami documentabili — ma la tariffa puo’ essere diversa, e in alcuni Comuni serve una delibera o un’autorizzazione specifica.
E’ una verifica che facciamo prima di confermare qualunque data.
Alla scadenza il Comune procede all’estumulazione e destina i resti all’ossario comune, salvo che la famiglia intervenga.
L’avviso viene inviato all’indirizzo depositato nell’atto di concessione, che dopo trent’anni molto spesso non esiste piu’.
Segnatevi l’anno di scadenza e comunicate al Comune i cambi di indirizzo. E’ l’unica cosa che evita di scoprire tutto a cose fatte.
Non serve aver deciso niente, e non serve avere i documenti pronti. Se avete un dubbio, chiamate: rispondiamo anche solo per spiegarvi come funziona.
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Verduno dista quattordici chilometri da Guarene ed e’ un paese di poco piu’ di cinquecento abitanti, sulla collina fra Bra, Roddi, La Morra e Santa Vittoria d’Alba. La patronale e’ la Nativita’ di Maria Vergine, l’8 settembre.
Verduno ha una particolarita’ che nessun altro Comune della zona ha: qui c’e’ l’ospedale che serve tutto il territorio di Alba e Bra.
Questo significa una cosa che a molte famiglie serve sapere e che nessuno spiega: una persona che muore in ospedale muore a Verduno, anche se abitava ad Alba, a Bra, a Guarene o in qualunque paese del Roero e della Langa.
L’atto di morte si fa sempre nel Comune dove il decesso e’ avvenuto, non in quello di residenza. Quindi la pratica parte da Verduno, e solo dopo si organizza il rientro nel paese della famiglia per il funerale e la sepoltura.
Non e’ un problema e non allunga i tempi in modo significativo. E’ pero’ il motivo per cui una famiglia si trova a fare pratiche in due Comuni diversi, e per cui questa pagina la stanno leggendo, quasi sicuramente, persone che a Verduno non hanno mai abitato.
Quando il decesso avviene in ospedale i tempi non li decide la famiglia, e questo disorienta molte persone che si aspettano di poter fare qualcosa subito.
La salma resta nella camera mortuaria della struttura per il periodo di osservazione previsto dalla legge, che e’ di ventiquattro ore prima che il feretro possa essere chiuso. In quelle ore i familiari possono passare, negli orari che la struttura stabilisce.
Nel frattempo la scelta dell’impresa funebre e’ della famiglia e di nessun altro. Nessuno puo’ decidere al posto vostro e nessuna struttura vi assegna un’impresa: potete chiamare chi volete, anche a distanza di ore, e da quel momento in poi ce ne occupiamo noi.
Se ci chiamate mentre siete ancora li’, non serve che sappiate niente: ci dite il nome e dove vi trovate, e cominciamo. Il documento d’identita’ e la tessera sanitaria ce li portate quando riuscite.
Una cosa che vale la pena non rimandare: gli effetti personali del ricoverato. Vestiti, occhiali, dentiera, fede, telefono. Chiedete alla struttura un elenco di cio’ che viene consegnato e controllatelo sul momento, perche’ dopo diventa difficile recuperare quello che manca.
Dopo l’ospedale la salma torna dove volete voi: nella vostra casa, in chiesa la mattina del funerale, oppure direttamente al cimitero del vostro Comune.
Il trasporto richiede un’autorizzazione, che chiediamo noi, e il nulla osta del cimitero di destinazione se la sepoltura non e’ a Verduno. Sono passaggi ordinari e nella grande maggioranza dei casi si risolvono in poche ore.
L’unica cosa che li rallenta davvero e’ una tomba di famiglia intestata a una persona mancata da tempo. Per questo, se sapete che ne esiste una, ditecelo alla prima telefonata invece che il giorno prima del funerale: la verifica la facciamo subito.
Per chi qui ci abita davvero, e sono poco piu’ di cinquecento persone, il discorso e’ quello di ogni paese piccolo del Roero.
Al cimitero comunale valgono le forme di sepoltura consuete: campo comune, loculo, tomba di famiglia, ossario, cinerario. Disponibilita’ e costi li stabilisce il Comune, li verifichiamo noi e ve li scriviamo nel preventivo.
A un funerale viene tutto il paese, ed e’ insieme una cosa bella e faticosa: ore in piedi a ricevere condoglianze. Se non ve la sentite si puo’ organizzare diversamente, riducendo il tempo della veglia aperta o lasciando che una persona di famiglia riceva al posto vostro. Nessuno si offende.
Il Tempio Crematorio e’ nel Cimitero Urbano di Bra, a pochi chilometri: Verduno confina con Bra, quindi e’ uno dei tragitti piu’ brevi in assoluto.
Il trasporto fino all’impianto e’ comunque una voce a se’ nel preventivo, a carico della famiglia. La cremazione non avviene il giorno del funerale: l’urna e’ pronta qualche giorno dopo e la ritiriamo noi.
Se il decesso e’ avvenuto in ospedale e la sepoltura sara’ altrove, la cremazione non cambia la sequenza: prima le autorizzazioni, poi il rito dove avete deciso, poi l’impianto.
A Verduno arrivano persone da tutto il territorio, e con loro arrivano familiari che hanno passato settimane o mesi fra corsie e sale d’attesa.
Se siete voi quella persona, c’e’ una cosa che vale la pena sentirsi dire: siete stanchi, e la stanchezza non e’ mancanza di affetto. Chi ha assistito qualcuno a lungo arriva al giorno del funerale gia’ svuotato, e a volte prova sollievo. Non e’ una colpa: significa che una parte del dolore l’avete gia’ vissuta, mese dopo mese, prima che accadesse.
Nei giorni del funerale lasciate che qualcun altro faccia le telefonate e riceva la gente. Voi avete gia’ dato, e chi vi conosce lo sa.
E nelle settimane dopo mettete in conto una cosa che sorprende quasi tutti: quando finisce l’assistenza finisce anche una routine che riempiva le giornate, e il vuoto che resta non e’ solo il vuoto della persona. Se dopo diverso tempo non riuscite a tornare alle cose di ogni giorno, parlarne con il medico di famiglia e’ una scelta normale come un’altra.
Da Guarene a Verduno sono quattordici chilometri: venti minuti, a qualunque ora del giorno e della notte. All’ospedale arriviamo negli stessi tempi.
Il preventivo e’ scritto e arriva prima che si cominci, con le nostre voci separate da quelle che passano da noi ma non sono nostre.
Se serve la tanatoestetica la esegue un tecnico specializzato esterno che chiamiamo noi. La lapide la realizza un laboratorio di marmisti della zona.
Molte famiglie ci trovano proprio cercando Verduno, perche’ e’ li’ che si sono fermate le cose. Se il vostro Comune non compare fra le nostre pagine, chiamateci lo stesso.
Rispondiamo a qualsiasi ora, tutti i giorni.
Ogni decesso avvenuto in Italia va dichiarato all’ufficiale dello stato civile. È l’atto che fa esistere giuridicamente la morte: finché non è registrato, non esiste il certificato di morte, non esiste l’autorizzazione alla sepoltura, non si apre la successione e nessuna banca sblocca nulla.
È anche la pratica che le famiglie temono di più e quella che, nella pratica, non fanno quasi mai.
La dichiarazione va resa entro 24 ore dal decesso, all’ufficiale dello stato civile del Comune dove la morte è avvenuta.
Il termine è breve, e nella maggior parte dei casi scade mentre la famiglia sta ancora decidendo cosa fare. Per questo, nella pratica, la presenta l’impresa funebre in delega: è uno degli adempimenti per cui esistiamo.
Se il termine viene superato — capita, per esempio quando il decesso avviene di sabato in un Comune con l’ufficio chiuso — la dichiarazione si presenta comunque. Non si perde nessun diritto: l’ufficiale registra l’atto con l’indicazione del ritardo.
Nel caso della struttura sanitaria la comunicazione parte d’ufficio: è l’ospedale a trasmettere l’avviso di morte allo stato civile. La famiglia non deve fare nulla, ma resta comunque necessaria tutta la documentazione medica per i passaggi successivi.
Sono due, e vengono spesso confusi perché li rilasciano due medici diversi in due momenti diversi.
La constatazione di decesso la fa il medico curante o la guardia medica, poco dopo la morte. Accerta che il decesso è avvenuto. Senza questa non parte nulla.
Il certificato necroscopico lo rilascia il medico necroscopo, una figura nominata dall’ASL. È un accertamento successivo, che per regolamento non avviene subito dopo il decesso ma in una finestra di ore stabilita: è precisamente questo che rende impossibile chiudere tutto in poche ore.
Serve anche la scheda ISTAT sulle cause di morte, compilata dal medico. È un adempimento statistico, non riguarda la famiglia, ma fa parte del fascicolo.
| Documento | Chi lo procura |
|---|---|
| Constatazione di decesso | Medico curante o guardia medica |
| Certificato necroscopico | Medico necroscopo ASL |
| Scheda ISTAT | Medico |
| Carta d’identita’ del defunto | Famiglia |
| Codice fiscale / tessera sanitaria | Famiglia |
| Documento del dichiarante | Chi presenta |
Se la carta d’identita’ del defunto non si trova, la pratica non si blocca: l’ufficiale procede sui dati anagrafici. Non mettetevi a svuotare cassetti nelle prime ore.
La denuncia si presenta dove la morte è avvenuta, non dove il defunto risiedeva.
È la fonte di confusione più frequente da noi, per una ragione geografica: gran parte dei decessi dei residenti nei paesi del Roero avviene all’ospedale di Alba o di Bra. Il decesso è quindi registrato ad Alba o a Bra, anche se il defunto ha vissuto ottant’anni a Priocca o a Castagnito.
Le conseguenze pratiche sono tre:
I certificati si chiedono al Comune del decesso. Se fra due anni vi serve un altro certificato di morte, lo chiederete ad Alba, non al vostro Comune.
Il Comune di residenza viene informato d’ufficio e aggiorna l’anagrafe. Non dovete andarci voi.
Se il cimitero è in un altro Comune ancora, entra in gioco l’autorizzazione al trasporto, che è un atto ulteriore. Tre Comuni per una sola persona: quello del decesso, quello di residenza, quello della sepoltura. Nella zona è la normalita’, non l’eccezione.
Registrato l’atto, l’ufficiale dello stato civile rilascia l’autorizzazione alla sepoltura o alla cremazione. È il documento che permette al cimitero di procedere: senza, il funerale non si può celebrare.
Dallo stesso atto nascono i due documenti che vi verranno chiesti per mesi: il certificato di morte e l’estratto dell’atto di morte.
La registrazione in se’ è rapida: un ufficio di stato civile la evade in giornata, se il fascicolo è completo.
Quello che determina i tempi è altro: l’attesa del certificato necroscopico, il periodo di osservazione di 24 ore, e negli uffici piccoli gli orari di apertura, che nei Comuni sotto i duemila abitanti possono essere di poche mattine a settimana.
Nella pratica, un funerale si celebra fra il secondo e il terzo giorno. Quando il decesso avviene il venerdi’ sera, si slitta al lunedi’: non è lentezza di nessuno, sono uffici chiusi.
È intervenuta l’autorita’ giudiziaria. Serve il nulla osta prima di procedere, e i tempi dipendono da quell’ufficio. Può essere qualche ora o qualche giorno, e non è prevedibile.
Il decesso è avvenuto all’estero. L’atto va trascritto in Italia tramite il consolato, e la tempistica è un’altra cosa: si ragiona in settimane.
La persona era senza documenti o non identificata. Caso raro, ma esiste, e apre una procedura a se’.
Quando presentiamo la denuncia, chiedete subito più copie del certificato di morte. Sei o otto.
Ve le chiederanno la banca, l’INPS, il datore di lavoro, le assicurazioni, il notaio, le utenze. Alcuni uffici trattengono l’originale e non lo restituiscono. Prenderle tutte insieme in quel momento vi evita mesi di ritorni in un Comune che, molto probabilmente, non è nemmeno il vostro.
Nulla. La denuncia la presentiamo noi, con la documentazione medica che raccogliamo noi, nel Comune giusto.
A voi chiediamo tre cose: il documento e il codice fiscale del defunto, un vostro documento, e in quale cimitero.
Se la persona risiedeva all’estero ma è morta in Italia, la denuncia si presenta comunque al Comune italiano dove il decesso è avvenuto. Il Comune di iscrizione AIRE viene aggiornato d’ufficio.
Attenzione a una conseguenza pratica: gli eredi che vivono all’estero avranno bisogno dell’estratto internazionale, non del certificato semplice. Chiedetelo subito, perché richiederlo dopo da un altro Paese è molto più lento.
Interviene l’autorita’ giudiziaria e la denuncia resta sospesa finché non arriva il nulla osta. Nel frattempo la salma è a disposizione e non è possibile fissare la data del funerale.
Se si tratta di infortunio sul lavoro o in itinere, esiste in parallelo una pratica INAIL, che è cosa diversa e va aperta dai familiari o dal patronato. Non ha effetto sui tempi del funerale, ma va aperta nei termini.
Succede con chi viveva solo. Se non c’è un medico curante che possa constatare il decesso, interviene la guardia medica o il 118, e l’autorita’ giudiziaria valuta se sia necessario un accertamento sulle cause.
Non è un sospetto: è la procedura ordinaria quando la causa non è documentabile.
La comunicazione allo stato civile parte dalla direzione della struttura. I familiari conservano tutti i diritti sulla scelta dell’impresa e del rito.
Qualunque sia il caso, la denuncia resta un atto dovuto e gratuito, e il Comune non può rifiutarla per documenti mancanti che possano essere recuperati altrimenti. Se un ufficio vi dice il contrario, chiedete che ve lo mettano per iscritto: nella nostra esperienza a quel punto la pratica si sblocca.
Non serve aver deciso niente, e non serve avere i documenti pronti. Se avete un dubbio, chiamate: rispondiamo anche solo per spiegarvi come funziona.
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L’affidamento delle ceneri è una possibilita’ prevista, e molte famiglie la scelgono.
Quello di cui non si parla mai è cosa succede dopo: fra dieci anni, fra venti, quando chi tiene l’urna non c’è più o cambia casa.
L’urna viene affidata a una persona nominativamente indicata, con un’autorizzazione del Comune.
Da quel momento l’affidatario ha obblighi precisi:
Non è un oggetto come gli altri: è una custodia autorizzata, con un nome sopra.
Va comunicato al Comune. L’autorizzazione indica un luogo di conservazione preciso, e trasferirsi senza dirlo significa avere un’urna in un posto diverso da quello autorizzato.
È una comunicazione semplice, e quasi nessuno la fa.
Si può. In qualunque momento l’affidatario può chiedere di collocare le ceneri al cimitero: in una celletta cineraria, in una tomba di famiglia, o dove il regolamento consente.
Non è un fallimento e non è un ripensamento da giustificare. Molte persone tengono l’urna per qualche anno e poi trovano più sereno che stia al cimitero, dove ci si può andare.
È la situazione a cui nessuno pensa, ed è quella che crea i problemi veri.
L’affidamento è personale: non si trasmette automaticamente agli eredi.
Quando l’affidatario muore, la posizione va ridefinita: un altro familiare può chiedere l’affidamento a proprio nome, oppure le ceneri vengono collocate al cimitero.
Se nessuno se ne occupa, in una casa da svuotare c’è un’urna di cui nessuno sa cosa fare. Succede, e non è una bella scoperta per chi la fa.
È semplice e la fanno in pochissimi.
Scrivete un foglio e mettetelo con i documenti importanti:
L’ultima riga è quella che risolve. Senza, chi svuotera’ la vostra casa si trovera’ davanti a un problema che non sa come affrontare.
Capita svuotando una casa dopo un decesso, e capita più spesso di quanto si creda.
Cosa fare:
Non è una pratica complicata e la seguiamo volentieri. La cosa importante è non improvvisare: le ceneri non si spostano, non si dividono e non si disperdono senza autorizzazione.
Vale la pena ripeterle perché vengono chieste spesso.
Le ceneri non si dividono. La normativa non prevede la suddivisione fra più familiari: restano un insieme unico con una sola destinazione.
La dispersione non è libera. Richiede una volonta’ del defunto e va fatta nei luoghi e nei modi consentiti, con autorizzazione. Non si decide a posteriori e non si improvvisa.
È la strada che molte famiglie prendono dopo qualche anno, ed è semplice.
Si chiede all’ufficio cimiteri la collocazione: celletta cineraria, tomba di famiglia, loculo con feretro preesistente dove il regolamento lo consente, o area dedicata all’interramento.
Ce ne occupiamo noi.
Vale la pena sapere una cosa: molte famiglie che lo fanno raccontano che avere un posto dove andare, invece di un’urna su una mensola, ha cambiato in meglio il modo di ricordare. Altre no. Non c’è una scelta giusta.
È una delle ragioni per cui si sceglie l’affidamento, ed è comprensibile.
Se pero’ vi state chiedendo cosa fare fra dieci anni, tenete presente una possibilita’: la collocazione in un cimitero vicino a dove vivete voi, invece che in quello del paese d’origine.
Si può fare, con le condizioni del Comune di destinazione. Ne parliamo nella pagina sui trasferimenti.
Se state valutando l’affidamento, la domanda utile non è “dove voglio tenerlo io”.
È: cosa succedera’ quando non ci saro’ più io?
Non serve avere una risposta perfetta. Serve averla scritta.
Dovete comunicarlo al Comune che ha rilasciato l’autorizzazione: il luogo di conservazione è indicato li’.
È una comunicazione semplice, e quasi nessuno la fa.
Il luogo di conservazione deve essere quello autorizzato. Spostarla stagionalmente non è previsto.
Si chiede la collocazione al cimitero, in qualunque momento. Non serve giustificarsi con nessuno.
No. Le ceneri non si dividono: restano un insieme unico con una sola destinazione.
Se non lasciate scritto cosa volete, si’. Ed è esattamente il motivo per cui vale la pena scriverlo.
È la situazione tipica: la vedova tiene l’urna del marito.
Vale la pena affrontare il discorso con delicatezza ma affrontarlo, perché prima o poi si ripresentera’.
La domanda utile non è “cosa ne facciamo”: è “cosa vorresti che ne facessimo, quando non ci sarai più?”
Nella maggior parte dei casi la risposta esiste già — spesso è “mettetela con me” — e serve solo che qualcuno chieda e lo scriva.
Seguiamo le pratiche: nuovo affidamento, collocazione al cimitero, trasferimento in un altro Comune.
Se vi trovate un’urna in una casa da svuotare e non sapete di chi sia ne’ cosa fare, chiamateci: è una situazione che abbiamo già visto, si risolve, e non c’è niente di cui preoccuparsi.
La cosa importante è non muoverla e non decidere da soli prima di aver chiesto.
L’affidamento è una scelta legittima e molte famiglie la fanno bene.
L’unica cosa che vi chiediamo di fare, se la scegliete, è scrivere un foglio con cosa volete che succeda dopo di voi.
Due minuti oggi, e nessuno si trovera’ davanti a una decisione che non sa come prendere.
Perché quando si sceglie l’affidamento si pensa a oggi, e nessuno spiega cosa succede fra vent’anni.
Non è un argomento contro l’affidamento: è l’unica cosa che, decisa ora, evita a qualcun altro un problema che non sapra’ come affrontare.
Se avete un’urna in casa: sapete dov’è il documento di autorizzazione?
Se la risposta è no, cercatelo. È l’unica cosa che, a chi verrà dopo, dira’ cosa fare.
Non serve aver deciso niente, e non serve avere i documenti pronti. Se avete un dubbio, chiamate: rispondiamo anche solo per spiegarvi come funziona.
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È una procedura poco conosciuta e molto utile, e risolve due situazioni che nei cimiteri della zona si presentano di continuo: la scadenza di un turno di sepoltura e la mancanza di spazio in una tomba di famiglia.
Al termine del periodo di sepoltura — l’esumazione per la terra, l’estumulazione per loculi e tombe — i resti vengono recuperati.
A quel punto la famiglia sceglie dove destinarli: ossario comune, celletta ossario, tomba di famiglia, oppure cremazione dei resti.
È fondamentale, e cambia tutto sul piano pratico.
| Cremazione di una salma | Cremazione dei resti | |
|---|---|---|
| Quando | Subito dopo il decesso | Anni dopo, a fine turno |
| Prova della volonta’ | Necessaria | Di norma non richiesta |
| Chi decide | Il defunto, o i parenti concordi | Chi ha titolo sulla sepoltura |
| Autorizzazione | Stato civile del Comune del decesso | Comune dove si trova il cimitero |
| Costo | Più alto | Sensibilmente inferiore |
La riga che conta è la seconda: per i resti non serve dimostrare la volonta’ del defunto, perché la sepoltura è già avvenuta secondo quella volonta’ e qui si tratta della destinazione dei resti.
Ci sono tre situazioni in cui risolve un problema che sembrava senza soluzione.
Alla morte, un fratello contrario blocca la cremazione. Si procede alla sepoltura.
Anni dopo, al termine del turno, la cremazione dei resti è possibile senza quel vincolo. È la ragione per cui, quando in famiglia c’è disaccordo, la sepoltura non chiude nessuna porta.
Una tomba piena non può accogliere un nuovo feretro. Cremando i resti già presenti si libera spazio, e le ceneri restano nella stessa tomba.
È la soluzione più usata nei cimiteri dei paesi, dove le tombe di famiglia sono vecchie e affollate.
Se non si vuole o non si può rinnovare, la cremazione dei resti con collocazione in una celletta è spesso la soluzione più contenuta.
Chi ha titolo sulla sepoltura: il concessionario, o i familiari secondo l’ordine di prossimita’ e secondo quanto prevede il regolamento comunale.
Se gli aventi diritto sono più d’uno, in genere serve il consenso di tutti. È l’unico punto in cui può complicarsi.
Le operazioni cimiteriali non si eseguono in qualunque momento: i Comuni le programmano in determinati periodi dell’anno. Se vi serve per liberare un posto in vista di un funerale, questo incide sui tempi, e va verificato subito.
Può accadere che, al momento dell’estumulazione, la salma non risulti completamente mineralizzata.
È una circostanza prevista e gestita: il regolamento consente soluzioni specifiche, fra cui un periodo ulteriore di inumazione oppure il trattamento previsto per la cremazione.
Non è una complicazione grave e non richiede nulla alla famiglia oltre a una decisione. Lo diciamo perché è una domanda che arriva sempre, con molta preoccupazione.
Sensibilmente meno della cremazione di una salma: non c’è feretro, non c’è cerimonia, e la tariffa dell’impianto è inferiore.
Restano i diritti comunali per le operazioni cimiteriali e l’eventuale nuova celletta.
Non c’è nessun obbligo, e molte famiglie procedono senza cerimonie.
Alcune scelgono di segnare il momento con una breve preghiera o una benedizione al cimitero. Se lo desiderate, ce ne occupiamo noi con la parrocchia.
Verifichiamo il regolamento del cimitero, i periodi in cui il Comune programma le operazioni, chi deve firmare, e prepariamo la pratica.
Se serve per fare posto in vista di un funerale, è la prima cosa che controlliamo: è il punto in cui i tempi possono allungarsi, e conviene saperlo il primo giorno.
Alla scadenza del turno il Comune invia una comunicazione all’indirizzo depositato nell’atto di concessione o nei registri cimiteriali.
Il problema, dopo dieci o trent’anni, è quasi sempre lo stesso: quell’indirizzo non esiste più. La famiglia si è spostata, l’intestatario è morto, nessuno ha aggiornato nulla.
Quando l’avviso non trova destinatario, il Comune procede comunque secondo il regolamento, destinando i resti all’ossario comune.
È l’unica cosa che evita di scoprire tutto a cose fatte.
Le operazioni cimiteriali si svolgono secondo modalita’ stabilite dal Comune. La presenza dei familiari è in genere possibile ma va concordata, e molte persone preferiscono non esserci.
Non c’è una scelta giusta.
Il risultato è analogo, e la destinazione segue le stesse regole: cimitero, affidamento, dispersione alle condizioni previste.
Le operazioni possono essere programmate insieme, ma ogni cremazione resta individuale e ogni urna è identificata.
È una domanda frequente quando si svuota una tomba di famiglia con più resti, e la risposta rassicura sempre.
Alla scadenza, se la famiglia non si fa viva, il Comune procede secondo il regolamento: i resti vengono raccolti e destinati all’ossario comune.
È una destinazione dignitosa e prevista dalla normativa, ma va saputo che è irreversibile: conferiti nell’ossario comune, i resti non sono più individuabili ne’ recuperabili.
È la ragione per cui vale la pena tenere d’occhio le scadenze anche quando la tomba riguarda un parente lontano nel tempo: un bisnonno, una zia, qualcuno di cui in famiglia si è smesso di parlare.
Molte tombe nei cimiteri dei paesi contengono resti di più generazioni, accumulati in decenni, e a un certo punto lo spazio finisce.
La procedura che si usa in questi casi:
È l’operazione che consente a una tomba di famiglia di continuare a funzionare come tale invece di diventare inutilizzabile.
Serve il consenso degli aventi diritto, e nelle famiglie numerose è la parte più lunga: conviene cominciare prima che serva.
Non serve aver deciso niente, e non serve avere i documenti pronti. Se avete un dubbio, chiamate: rispondiamo anche solo per spiegarvi come funziona.
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È l’unico documento che, se manca, allunga davvero i tempi di un funerale. E la maggior parte delle famiglie scopre solo in quel momento che serviva.
La sepoltura in terra o in loculo non richiede il consenso di nessuno: è la forma ordinaria.
La cremazione è una scelta, ed essendo irreversibile la legge chiede che sia la scelta del defunto, non di chi resta.
Da qui l’unica domanda che conta: come si dimostra.
Il defunto ha lasciato scritto di voler essere cremato. Vale anche un testamento olografo, cioè scritto a mano, datato e firmato.
È la prova più solida. Il problema pratico è trovarlo: spesso è in un cassetto e nessuno lo sa.
Le societa’ per la cremazione sono associazioni storiche, presenti in Piemonte da oltre un secolo. L’iscritto dichiara la propria volonta’ e l’associazione rilascia una certificazione valida ai fini dell’autorizzazione.
È la strada più semplice per chi decide in vita: costa poco, e la certificazione è immediata perché l’associazione la conserva.
In mancanza delle prime due, la volonta’ può essere dichiarata dal coniuge o, in sua assenza, dal parente più prossimo, nelle forme richieste dal Comune.
È la strada più comune, ed è anche quella dove si presentano i problemi.
Quando i parenti dello stesso grado sono più di uno, serve la volonta’ concorde di tutti.
Tradotto: tre figli su quattro non fanno maggioranza. Se uno non è d’accordo, la cremazione non si fa.
Non è una formalita’ aggirabile e non esiste un voto. È la ragione per cui, quando ci dite che pensate alla cremazione, la prima domanda che facciamo è: siete tutti d’accordo?
L’ultimo punto è poco noto ed è utile: la cremazione dei resti, al termine del turno di sepoltura, è una procedura distinta e possibile.
Quando manca chiunque possa dichiarare, e non esiste un documento del defunto, la cremazione di norma non si può autorizzare e si procede alla sepoltura.
È un’altra ragione, per chi vive solo, per mettere per iscritto le proprie volonta’.
| Strumento | Come si fa | Nota |
|---|---|---|
| Testamento olografo | Scritto a mano, datato, firmato | Ditelo a qualcuno, o resta in un cassetto |
| Iscrizione SOCREM | Domanda all’associazione | La più semplice: la certificazione la conservano loro |
| Testamento pubblico | Davanti a notaio | Sensato se ci sono anche disposizioni sui beni |
Se nessuno sa che esiste, o non si trova nei giorni giusti, non serve a niente.
Dite a due persone dove sta. È l’unico accorgimento che rende efficace tutto il resto.
Una lettera, un biglietto, una frase in un quaderno.
Giuridicamente non equivalgono a un testamento, e da sole possono non bastare per l’autorizzazione. Ma hanno un peso enorme sulle decisioni familiari: portatele, perché molto spesso chiudono ogni discussione fra fratelli.
Se avete deciso per voi, sistematelo adesso: mezz’ora, poca spesa.
Se avete un genitore anziano e non sapete cosa vorrebbe, chiedeteglielo. È una conversazione che spaventa e che quasi tutti, una volta fatta, dicono di aver trovato più semplice del previsto.
Meglio dieci minuti imbarazzanti oggi che una discussione fra fratelli in una giornata già impossibile.
È la conversazione che quasi nessuno affronta, e che risolve il novanta per cento dei problemi.
Non serve una premessa drammatica. Le formule che funzionano sono le più semplici:
Nella nostra esperienza, la maggior parte delle persone anziane ha già pensato a queste cose e aspetta solo che qualcuno chieda. Sono i figli a temere la conversazione, non i genitori.
Scrivetelo, anche solo due righe su un foglio firmato e datato, e ditelo a un altro familiare.
Non serve un notaio per la sola volonta’ di cremazione. Serve che il foglio esista e che qualcuno sappia dove trovarlo.
Ricapitolando le conseguenze pratiche:
| Situazione | Esito |
|---|---|
| C’è un testamento o l’iscrizione SOCREM | Autorizzazione rapida |
| Niente di scritto, un solo parente prossimo | Dichiara lui, senza problemi |
| Niente di scritto, più parenti d’accordo | Dichiarano tutti, si procede |
| Niente di scritto, parenti in disaccordo | Cremazione non autorizzabile |
| Nessun parente reperibile | Di norma si procede a sepoltura |
La quarta riga è quella che rovina i rapporti fra fratelli, ed è anche la più facile da evitare.
Le societa’ per la cremazione sono associazioni senza scopo di lucro, presenti in Piemonte fra le prime in Italia.
Si presenta domanda, si versa una quota, e l’associazione registra la volonta’ del socio conservandone la documentazione.
Perché la prova non va cercata: la conserva l’associazione, e la rilascia quando serve. Nessun cassetto da svuotare, nessun documento che non si trova.
Varia fra le associazioni. Alcune prevedono servizi o agevolazioni per i soci, altre solo la registrazione della volonta’. Chiedete prima cosa è incluso, per capire cosa state acquistando.
La volonta’ è revocabile. Nessuna scelta fatta oggi vi vincola per sempre.
Delle tre strade, quella che crea problemi è sempre la terza: la dichiarazione dei parenti, che dipende dall’accordo di tutti in un momento in cui l’accordo è difficile.
Le prime due si sistemano in vita, in mezz’ora, con una spesa modesta. Chiunque abbia una preferenza chiara sulla propria cremazione dovrebbe farlo, ed è il consiglio più concreto di questa pagina.
Non serve aver deciso niente, e non serve avere i documenti pronti. Se avete un dubbio, chiamate: rispondiamo anche solo per spiegarvi come funziona.
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La domanda arriva sempre dopo, quando l’urna è pronta. È un errore: la destinazione va decisa prima, perché entra nell’autorizzazione alla cremazione. Cambiarla dopo significa rifare la pratica.
Le strade sono tre, con regole diverse.
È la scelta più frequente e la più semplice.
L’urna viene collocata in una celletta cineraria, in un loculo, in una tomba di famiglia, oppure nel cinerario comune, che è lo spazio collettivo previsto in ogni cimitero.
| Soluzione | Nota |
|---|---|
| Celletta cineraria | Spazio dedicato, concessione a termine |
| Loculo o tomba di famiglia | Può accogliere più urne, verificare il regolamento |
| Cinerario comune | Le ceneri sono conferite in uno spazio collettivo, non più individuabili |
L’ultima riga merita attenzione: il conferimento al cinerario comune è irreversibile. Non è una scelta di ripiego, ma va fatta sapendolo.
Verificate le misure: gli spazi hanno dimensioni standard e non tutte le urne ci entrano. È un controllo di due minuti che facciamo prima dell’acquisto.
L’urna viene consegnata a una persona indicata nominalmente nell’autorizzazione, che la conserva.
Non è un gesto informale: c’è un provvedimento e l’urna resta tracciata. L’affidatario ha responsabilita’ precise sulla custodia.
L’affidamento sembra la scelta più affettuosa, e per molti lo è. Ma vale la pena chiedersi: e fra vent’anni?
Quando l’affidatario a sua volta muore, o cambia casa, o la famiglia si divide, l’urna diventa un problema che qualcun altro dovrà risolvere.
Non è un argomento contro: è una domanda da farsi prima, e molte famiglie scelgono comunque l’affido con una destinazione futura già concordata.
È la strada più regolata, perché è irreversibile.
La dispersione è consentita quando corrisponde a una volonta’ del defunto, ed è autorizzata dal Comune.
Può avvenire in aree autorizzate del cimitero, in natura o in aree private con il consenso del proprietario, alle condizioni previste dalla normativa nazionale e da quella regionale.
È vietata nei centri abitati e in ogni caso fuori dalle condizioni previste. La normativa regionale piemontese detta ulteriori regole: è il punto in cui va verificato caso per caso, e ce ne occupiamo noi.
Le persone indicate dalla legge — di norma i familiari, l’esecutore testamentario, il rappresentante dell’associazione, o il personale incaricato.
La dispersione viene verbalizzata: si dichiara dove e quando è avvenuta. Non è burocrazia fine a se stessa: è l’unico modo per cui, in futuro, resti traccia di dove si trova quella persona.
Dopo la dispersione non c’è un luogo dove tornare.
Per alcune persone è esattamente il senso della scelta. Per altre, a distanza di anni, l’assenza di un posto fisico pesa più del previsto — e riguarda anche i familiari che non hanno partecipato alla decisione.
Se in famiglia c’è chi sente il bisogno di un luogo, esiste una via di mezzo: disperdere una parte e conservare il resto in cimitero non è consentito ovunque, ma un cippo o una targa commemorativa in un luogo scelto lo è quasi sempre.
Domanda frequente: si possono dividere fra i figli?
La normativa non prevede la suddivisione dell’urna, e la prassi corrente è che non sia consentita. Le ceneri restano un insieme unico, con una sola destinazione.
È possibile in alcuni casi, ma con una nuova pratica: passare dall’affido alla conservazione in cimitero, per esempio, o dal cimitero all’affido.
Non è possibile tornare indietro dalla dispersione e dal conferimento al cinerario comune. Sono le due scelte definitive, e vanno prese sapendolo.
Tre domande aiutano più di ogni altra cosa:
La seconda è quella che spacca le famiglie quando non viene fatta prima.
Sono i tre luoghi che le famiglie nominano più spesso, e ognuno ha condizioni diverse.
Possibile con il consenso del proprietario e nel rispetto delle condizioni previste dalla normativa.
C’è pero’ una cosa da pensare prima: quel terreno un giorno potrebbe essere venduto. Molte famiglie non lo considerano, e a distanza di anni la casa passa ad altri.
Ammessa in natura alle condizioni previste, con l’autorizzazione e fuori dai centri abitati. Le aree protette possono avere regole proprie.
Ammessa oltre una certa distanza dalla costa, secondo la normativa vigente.
Nei centri abitati la dispersione è vietata. Fuori dalle condizioni previste, in ogni caso, non è consentita.
Va verificato ogni volta, perché oltre alla legge nazionale conta la normativa regionale e in alcuni casi il regolamento comunale. È una verifica che facciamo noi prima di avviare la pratica.
Alcuni cimiteri hanno realizzato aree dedicate alla dispersione o all’interramento di urne biodegradabili, spesso alberate.
Sono una via di mezzo che risolve il problema più comune: rispettano il desiderio di un ritorno alla natura e lasciano un luogo dove tornare.
Non tutti i cimiteri della zona ne sono dotati. Verifichiamo noi quali lo sono.
È la domanda che nessuno fa e che si presenta puntualmente.
Se l’urna è in affidamento e l’affidatario muore, la destinazione va ridefinita: può passare a un altro familiare con nuova autorizzazione, oppure essere collocata in cimitero.
Il consiglio pratico: lasciate scritto cosa deve succederne, anche solo in un biglietto insieme ai documenti di famiglia. Evita a chi verrà dopo di dover decidere per una persona che non ha conosciuto.
C’è un aspetto che emerge quasi sempre a distanza di anni, e vale la pena anticiparlo.
Chi sceglie la dispersione lo fa per ragioni proprie, spesso profonde. Ma i nipoti, che oggi sono bambini, fra vent’anni potrebbero cercare un posto dove andare — e non trovarlo.
Non è un argomento contro la dispersione. È un motivo per accompagnarla con qualcosa: una targa, un cippo, un albero, un luogo simbolico dove chi verrà dopo possa fermarsi.
La seconda è quella che divide le famiglie quando non viene posta prima, ed è anche la più facile da fare.
Verifichiamo cosa consentono il regolamento del cimitero scelto e la normativa regionale, prepariamo la pratica per la destinazione che avete deciso, e controlliamo le misure prima che compriate qualunque cosa.
Se la destinazione non è ancora chiara, si può cominciare dalla conservazione in cimitero e decidere con calma: è la scelta che lascia aperte più strade.
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La cremazione è cresciuta molto anche nei nostri paesi, ma resta la scelta su cui le famiglie hanno più dubbi — e spesso non li fanno, per timore che siano domande sconvenienti.
Non lo sono. Ecco cosa succede, nell’ordine.
È il punto che distingue la cremazione da ogni altra sepoltura: serve un’autorizzazione fondata sulla volonta’ della persona, e quella volonta’ va dimostrata.
Le strade previste sono tre:
Il punto in cui ci si blocca: quando i parenti dello stesso grado sono più di uno, serve che siano d’accordo. Tre figli su quattro non fanno maggioranza.
La rilascia il Comune dove è avvenuto il decesso, sulla base di quella documentazione e del certificato del medico necroscopo.
Se è intervenuta l’autorita’ giudiziaria, serve prima il suo nulla osta, e i tempi non dipendono da nessuno di noi.
Si svolge normalmente, prima della cremazione, con il feretro presente. Religiosa o civile, non cambia nulla.
Dopo la cerimonia il feretro parte verso il crematorio. La famiglia può assistere alla partenza, e in molti impianti può essere presente all’introduzione.
Chi non se la sente non deve: entrambe le scelte sono normalissime.
È la parte che le persone vorrebbero sapere e non chiedono.
Il feretro viene introdotto integro in una camera di combustione ad alta temperatura. Il processo dura in genere fra un’ora e mezza e due ore e mezza.
Al termine restano frammenti ossei, che vengono raccolti e ridotti in una consistenza fine e uniforme. Le parti metalliche — protesi, viti, elementi del feretro — vengono separate e smaltite secondo le procedure previste.
Le ceneri di una persona adulta pesano indicativamente fra uno e tre chilogrammi.
È la domanda che le famiglie fanno con più imbarazzo: siamo sicuri che siano le sue?
Gli impianti operano con procedure di tracciabilita’ rigorose: ogni feretro è identificato, la camera lavora una salma per volta, e l’identificativo accompagna il processo fino all’urna sigillata.
È una domanda legittima e potete farla direttamente all’impianto: rispondono senza problemi.
Le ceneri vengono raccolte in un’urna sigillata e identificata, con targhetta.
Viene consegnata a chi è indicato nell’autorizzazione, non a chiunque si presenti. Se è previsto l’affidamento a un familiare, il nome è quello del provvedimento.
Sommando periodo di osservazione, raccolta delle dichiarazioni, autorizzazione comunale e disponibilita’ dell’impianto, dal decesso alla consegna dell’urna passano di norma alcuni giorni in più rispetto a una sepoltura.
Non diamo un numero fisso perché dipende dal Comune, dall’esistenza o meno di un’iscrizione a una SOCREM e dalla coda dell’impianto. Vi diciamo la finestra realistica entro il primo giorno.
Il costo si compone di tre parti: il servizio funebre, la tariffa dell’impianto e i diritti comunali.
Il confronto fra cremazione e sepoltura non si fa sul solo giorno del funerale: la cremazione evita l’acquisto di una concessione pluridecennale, e su quel piano è spesso la scelta più contenuta.
Si’, ed è obbligatorio. Conviene sceglierlo semplice, in legno, senza parti metalliche o sintetiche non necessarie.
Oggetti in materiale combustibile in genere si’, in quantita’ contenuta. Metallo, vetro, batterie e apparecchi elettronici no. Chiedete a noi prima.
Alcuni dispositivi impiantati, in particolare quelli a batteria, devono essere rimossi prima. Se il defunto ne aveva, ditecelo subito: è un adempimento sanitario e ce ne occupiamo noi.
Si’, con l’urna presente. Alcune famiglie lo scelgono quando devono attendere parenti dall’estero.
Tre strade, tutte previste: cimitero, affidamento a un familiare, dispersione alle condizioni consentite.
Va deciso prima, perché la destinazione incide sull’autorizzazione: cambiarla dopo significa rifare la pratica.
Se avete deciso per voi stessi la cremazione, mettetelo per iscritto o iscrivetevi a una SOCREM.
Costa poco e toglie ai vostri figli l’unica parte davvero pesante di questa scelta: dover dimostrare, in un momento in cui non hanno testa, una cosa che avevate già deciso.
La Chiesa cattolica ammette la cremazione dal 1963, e il funerale si celebra normalmente, di norma prima, con il feretro presente.
Le indicazioni ecclesiali privilegiano la conservazione delle ceneri in un luogo sacro; su affidamento familiare e dispersione le posizioni sono più restrittive. Se è un punto che vi riguarda, parlatene con il parroco prima di decidere la destinazione.
Generalmente ammessa senza particolari limitazioni.
Tradizionalmente non ammessa. Le prassi variano fra le diverse Chiese: va verificato con la comunita’ di riferimento.
Nella tradizione di entrambi la cremazione non è prevista, ed è la sepoltura la forma richiesta.
La cremazione si autorizza nel Comune dove è avvenuto il decesso, non in quello di residenza ne’ in quello dove si trova l’impianto.
Se il defunto è morto fuori provincia e volete la cremazione, l’autorizzazione si chiede li’. Il trasferimento verso l’impianto e poi il rientro dell’urna sono passaggi ulteriori.
L’urna, una volta prodotta, si trasporta con molta più semplicita’ di un feretro: è uno dei motivi per cui alcune famiglie con parenti lontani scelgono questa strada.
Sono ammessi in quantita’ contenuta oggetti in materiale combustibile: lettere, fotografie di carta, tessuti, un rosario di legno.
Nel dubbio chiedete a noi: è una domanda che facciamo noi stessi all’impianto quando serve.
Alcuni dispositivi, in particolare quelli a batteria, devono essere rimossi prima della cremazione per ragioni di sicurezza dell’impianto.
È un adempimento sanitario, non un gesto invasivo, e ce ne occupiamo noi. Se il defunto ne aveva uno, ditecelo il primo giorno: è una delle poche informazioni mediche che ci servono davvero.
Le protesi articolari in metallo non impediscono la cremazione: vengono separate al termine e smaltite secondo le procedure previste.
| Passaggio | Da cosa dipende |
|---|---|
| Periodo di osservazione | Fisso, 24 ore ordinarie |
| Certificato necroscopico | Finestra oraria prevista dal regolamento |
| Prova della volonta’ | Immediata con SOCREM o testamento; più lenta con dichiarazione dei parenti |
| Autorizzazione comunale | Orari dell’ufficio di stato civile |
| Nulla osta giudiziario | Non prevedibile, se serve |
| Coda dell’impianto | Variabile nei periodi di maggior carico |
| Consegna dell’urna | Dopo la cremazione |
La riga che fa la differenza è la terza: con un’iscrizione a una SOCREM si saltano un passaggio e spesso un giorno.
Su questo argomento le famiglie hanno molte domande e quasi nessuno le fa, per timore che siano fuori luogo. Non lo sono, e le abbiamo sentite tutte.
Chiedeteci quello che volete sapere: preferiamo rispondere a una domanda scomoda che lasciarvi un dubbio addosso per anni.
Non serve aver deciso niente, e non serve avere i documenti pronti. Se avete un dubbio, chiamate: rispondiamo anche solo per spiegarvi come funziona.
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