Onoranze funebri
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Le messe di suffragio: settimo, trigesima e anniversari

6 minuti di lettura Aggiornato il 15 Settembre 2026

Dopo il funerale, nella tradizione delle nostre parrocchie, ci sono momenti che scandiscono il primo anno. Non sono obbligatori, e per molte famiglie sono più importanti del funerale stesso.

Perché contano più del funerale

Il giorno del funerale la famiglia è travolta: non si vede nessuno, non si ricorda niente, si sta in piedi per ore.

Alle messe successive si arriva più presenti, con meno gente, e si riesce davvero a esserci.

Molte persone raccontano che il momento in cui hanno salutato davvero è stato la trigesima, non il funerale.

La messa del settimo giorno

Si celebra circa una settimana dopo, e in molte parrocchie della zona è consuetudine.

È un momento raccolto, con poche persone: la famiglia stretta e chi era più vicino.

La trigesima

A circa un mese dal decesso.

È la più sentita, e coincide con un passaggio preciso: è il momento in cui la casa si è svuotata, le telefonate sono finite e il lutto comincia a pesare davvero.

Per molte famiglie è l’occasione di ritrovarsi quando l’emergenza è passata.

L’anniversario

A un anno, e poi negli anni successivi.

In molte parrocchie viene ricordato nelle intenzioni della messa domenicale, senza bisogno di una celebrazione dedicata.

Come si richiedono

Si chiede in parrocchia, di persona o per telefono.

Serve indicare il nome del defunto e la data desiderata. È consuetudine lasciare un’offerta, di importo libero.

Nella pratica, per la prima messa ce ne occupiamo spesso noi insieme al resto: ditecelo al primo incontro se la volete.

Come si avvisa

  • Un manifesto, come per il funerale, se volete che lo sappia il paese
  • Un avviso in parrocchia, letto durante le messe precedenti
  • Un messaggio ai familiari e agli amici più stretti
  • Un annuncio online, per chi è lontano

Il primo è quello che nei nostri paesi funziona meglio. Ce ne occupiamo noi.

Se il defunto non era credente, o la famiglia non lo è

La messa non è l’unico modo di segnare quei momenti.

Alcune alternative che le famiglie usano:

  • Un pranzo con le persone che gli volevano bene
  • Una visita al cimitero tutti insieme
  • Una camminata in un posto dove andava
  • Un’offerta a un’associazione nel suo nome
  • Cucinare la sua ricetta quel giorno

Il punto non è il rito: è avere un momento, ripetibile, in cui si dice il suo nome ad alta voce davanti a qualcuno.

Perché una ricorrenza propria aiuta

Chi ha una tradizione da ripetere attraversa meglio gli anniversari di chi non ne ha.

Il motivo è pratico: senza un momento definito, la data arriva addosso e ognuno la passa da solo pensando che gli altri se ne siano dimenticati.

Con una ricorrenza, anche minima, ci si ritrova.

Chi partecipa

A queste celebrazioni viene meno gente che al funerale, ed è normale: non tutti sanno, e molti non se lo aspettano.

Non prendetela come dimenticanza. Se volete che qualcuno ci sia, avvisatelo direttamente: la maggior parte delle persone ci va volentieri e non ci ha semplicemente pensato.

Se siete voi a essere invitati

Andateci, se potete.

Sono i momenti in cui la famiglia si sente più sola, e la presenza vale più che al funerale, dove c’era mezzo paese.

Un messaggio in quei giorni, se non potete esserci, vale più di dieci biglietti a settembre.

Il 2 novembre

Nei paesi del Roero la commemorazione dei defunti resta molto partecipata: si va al cimitero, si sistemano le tombe, ci si incontra fra famiglie.

Molte parrocchie celebrano una messa al cimitero, con la lettura dei nomi di chi è morto nell’anno.

Per chi è al primo anno può essere pesante: molte persone che si avvicinano, condoglianze ripetute.

Chi non se la sente può andarci un altro giorno, quando il cimitero è vuoto. Non è mancanza di rispetto, e per molti è l’unico modo di starci davvero.

Una cosa che vale la pena sapere

Non c’è nessun obbligo di fare nulla di tutto questo.

Alcune famiglie fanno tutte le celebrazioni, altre nessuna, altre inventano qualcosa di proprio.

Nessuna delle tre cose dice qualcosa su quanto si voleva bene a quella persona.

Come si organizza, in pratica

  1. Telefonare in parrocchia e concordare la data
  2. Decidere se farlo sapere con un manifesto o solo agli intimi
  3. Avvisare direttamente chi volete che ci sia
  4. Decidere se ci sarà un momento dopo: un caffe’, un pranzo

Il terzo punto è quello che fa la differenza fra una chiesa vuota e una chiesa piena: alle messe successive al funerale nessuno arriva per caso.

Le intenzioni nelle messe ordinarie

Oltre alle celebrazioni dedicate, in tutte le parrocchie è possibile chiedere che il defunto venga ricordato nelle intenzioni di una messa domenicale.

È la forma più semplice e la più usata negli anni successivi: non richiede organizzazione e si può chiedere quando si vuole.

Se la famiglia è divisa fra credenti e non credenti

Capita spesso, e si risolve facilmente: chi vuole partecipa alla messa, e ci si trova tutti dopo.

Nessuno deve essere presente a un rito che non gli appartiene, e nessuno deve rinunciare a uno che gli appartiene.

Quanto costa

Non esiste una tariffa. È consuetudine lasciare un’offerta libera alla parrocchia.

Se non siete in condizione di lasciarla, nessuno ve la chiedera’ e la messa si celebra comunque.

Negli anni successivi

Molte famiglie ricordano il defunto ogni anno per qualche tempo, poi diradano. È normale e non significa dimenticare.

Alcune mantengono l’anniversario per decenni, spesso accorpando più familiari nella stessa celebrazione: è una soluzione pratica e molto usata nelle famiglie numerose.

Se vi siete dimenticati la data

Capita, e capita a tutti.

Si può chiedere la messa in un altro giorno, senza problemi. Il ricordo non ha un termine di scadenza, e nessuno tiene il conto oltre voi stessi.

Perché vale la pena farne almeno una

Non per ragioni religiose, ma per una pratica.

Il giorno del funerale la famiglia non c’è davvero: è travolta, non vede nessuno, non ricorda niente.

Una celebrazione a distanza di settimane è l’occasione in cui si riesce a stare presenti, e in cui chi vuole salutare può farlo senza la fila di cento persone.

Molte famiglie raccontano che il momento in cui hanno davvero salutato è stato quello.

Anche solo tra voi

Se la messa non vi appartiene, va bene qualunque altra cosa: un pranzo, una visita al cimitero insieme, una serata a guardare fotografie.

L’importante è che sia a distanza di qualche settimana, quando l’emergenza è passata e si è in grado di esserci.

Chi se ne occupa

Per la prima celebrazione ce ne occupiamo spesso noi, insieme al resto: ditecelo al primo incontro.

Per quelle successive, è una telefonata in parrocchia. Se volete un manifesto, lo prepariamo noi anche a distanza di mesi.

Un consiglio pratico

Segnatevi la data del trigesimo il giorno stesso del funerale, mentre qualcuno ci pensa.

È il periodo in cui si perde il conto dei giorni, e molte famiglie se ne accorgono quando è già passato.

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