Onoranze funebriCapita per motivi seri e per motivi banali: si è lontani, si è malati, si scopre tardi, si è in una situazione che non lo consente.
E capita anche per una ragione che nessuno ammette: non ce la si fa.
Questa pagina serve a chi resta con quel peso addosso.
La partecipazione a un funerale non è un obbligo e non è una misura dell’affetto.
Ci sono persone che hanno voluto un bene enorme a qualcuno e non sono riuscite a entrare in quella chiesa. Non è indifferenza: è che ognuno regge quello che riesce.
È la cosa che conta, e vale più della presenza fisica di chi c’è senza dire niente.
Un messaggio, una telefonata, un biglietto. Non serve dire qualcosa di intelligente.
Le regole sono tre, e sono semplici:
L’ultima è la più importante e nessuno la segue: in quei giorni arrivano decine di messaggi, e la famiglia non ricollega tutti i nomi.
Le scuse lunghe. “Mi dispiace non poter esserci” basta: nessuno vi chiedera’ il motivo, e spiegarlo in tre paragrafi sposta l’attenzione su di voi.
Si possono far arrivare anche a distanza. Se non sapete a chi rivolgervi, potete chiedere a noi: ci coordiniamo perché arrivino nel posto giusto all’ora giusta.
Se sul manifesto c’è scritto “non fiori ma opere di bene”, rispettatelo: è una scelta, non una formalita’.
È la situazione più frequente di tutte, e c’è una cosa che vale la pena sapere.
Scrivere in ritardo è meglio che non scrivere.
Anzi: a due settimane o a un mese, quando la casa si è svuotata e non chiama più nessuno, un messaggio vale molto di più che nei giorni del funerale, quando ne arrivano cento.
Non serve giustificare il ritardo. “Ho saputo solo ora, mi dispiace molto” è sufficiente.
Se avere partecipato contava per voi, ci sono modi di farlo dopo:
L’ultima merita una nota. A distanza di mesi, ricevere il racconto di un episodio che non si conosceva — qualcosa che vostro padre ha fatto, una cosa che ha detto — è fra i regali più grandi che si possano fare a una famiglia.
È un motivo valido quanto gli altri, e non dovete dirlo a nessuno.
Alcune persone non riescono a partecipare a un funerale perché ne hanno attraversato un altro da poco, perché quella morte le riguarda troppo da vicino, o semplicemente perché non ci riescono.
Non è debolezza. E la famiglia, se lo sapesse, quasi sempre capirebbe.
Un’ultima cosa, rivolta a chi riceve.
Non tenete il conto di chi c’era. In quei giorni non ricorderete comunque niente, e le assenze hanno quasi sempre ragioni che non conoscete.
Il libro delle firme vi dira’ chi è passato. Chi non c’è scritto non ha necessariamente scelto di non esserci.
Non è il funerale: è un mese dopo.
Nei primi giorni la casa è piena. Dopo tre settimane non chiama più nessuno, ed è li’ che il lutto pesa.
Se non siete riusciti a esserci al funerale, quello è il momento per farvi vivi. Vale più di tutta la presenza della prima settimana, e quasi nessuno lo fa.
Capita, soprattutto per le persone molto anziane: chi le conosceva è morto prima, i colleghi sono sparsi, i vicini sono cambiati.
Una chiesa vuota fa male, e vale la pena dirlo apertamente.
Due cose che aiutano:
Avvisare direttamente. Nei paesi il manifesto raggiunge molti, ma chi vive fuori no. Una telefonata o un messaggio a dieci persone porta dieci persone.
Non misurare l’affetto sul numero. Un funerale con dieci persone che c’erano davvero vale più di uno con cento che passano di corsa.
Nelle settimane successive arrivano messaggi da chi non sapeva, da chi non è riuscito, da chi ha saputo tardi.
Non sono in ritardo: sono le persone che arrivano quando la casa si è svuotata, ed è esattamente il momento in cui servono di più.
Se conoscevate la persona, scrivete alla famiglia un episodio che vi riguarda: qualcosa che ha fatto, una cosa che ha detto, una volta che vi ha aiutato.
A distanza di mesi, ricevere il racconto di qualcosa che non si sapeva è fra i regali più grandi che si possano fare. Vale più di qualunque frase di circostanza, e quasi nessuno lo fa.
È la cosa che fa più male: scoprire dopo settimane che qualcuno è morto e nessuno ve l’ha detto.
Quasi sempre non è una scelta. Nei giorni del funerale le famiglie avvisano chi hanno in rubrica e chi qualcuno si ricorda di nominare: le dimenticanze sono tantissime e non hanno significato.
Scrivete comunque, dicendo semplicemente che avete saputo ora. Nessuno se la prendera’ con voi, e alla famiglia fara’ piacere sapere che c’era qualcun altro che gli voleva bene.
Nessuno tiene il conto di chi c’era e chi no, tanto meno la famiglia, che di quelle ore non ricorda quasi niente.
Quello che resta, a distanza di mesi, sono le persone che si sono fatte vive quando la casa si era svuotata. Se non siete riusciti a esserci al funerale, potete essere una di quelle.
Oltre ai fiori, alcune cose che le famiglie apprezzano:
La seconda è quella che sorprende sempre: una foto di vent’anni fa, in un contesto che la famiglia non conosceva, vale più di qualunque composizione floreale.
Se state esitando perché non sapete cosa dire, scrivete questo: “Mi dispiace molto. Non sono riuscito a esserci. Vi penso.”
Va bene così. Nessuno si aspetta di più.
Non serve aver deciso niente, e non serve avere i documenti pronti. Se avete un dubbio, chiamate: rispondiamo anche solo per spiegarvi come funziona.
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