Onoranze funebriFra il decesso e il funerale passano di norma due o tre giorni, e in quelle ore succede una cosa che nessuno prepara: arriva mezzo paese.
È il momento più lungo e più faticoso di tutta la settimana, e con qualche accorgimento diventa sostenibile.
Nel Roero è ancora la scelta prevalente. Il defunto resta nella sua casa e le persone passano a salutarlo.
Serve una stanza fresca, arieggiabile e raggiungibile senza attraversare tutta l’abitazione. Il resto lo portiamo noi.
Se il decesso è avvenuto in ospedale o in una struttura, e la famiglia non riporta il defunto a casa.
Gli orari sono quelli della struttura, e questo semplifica: le visite hanno una finestra definita.
Dove il cimitero ne dispone. È uno spazio neutro, adatto quando la casa non è praticabile.
In molte parrocchie della zona è consuetudine recitare il rosario la sera prima del funerale, in chiesa o in casa.
Va detta una cosa che sorprende chi non è di qui: al rosario viene spesso più gente che al funerale, perché è la sera e chi lavora riesce ad esserci.
Lo concordiamo noi con il parroco.
È il consiglio più utile di questa pagina.
Stabilite delle ore e scrivetele sul manifesto. Per esempio: visite dalle 15 alle 19.
Senza orari indicati la casa resta aperta dalla mattina alla sera, e la famiglia non ha un solo momento per sedersi, mangiare o piangere in pace.
Con gli orari scritti, nessuno si offende: chi legge il manifesto sa quando andare, e voi avete la mattina per voi.
Quasi tutti restano pochi minuti. Entrano, salutano il defunto, dicono due parole ai familiari, se ne vanno.
Non dovete intrattenere nessuno, non dovete offrire nulla, non dovete raccontare com’è andata.
Se qualcuno si dilunga e voi non reggete più, va benissimo che un altro familiare vi sostituisca. Anzi: organizzatevi a turni fin dall’inizio.
Sembra freddo e non lo è. È l’unico modo per arrivare al funerale in piedi.
I vicini, in genere, sono felici di poter fare una di queste cose: è il momento in cui possono aiutare concretamente.
Possono esserci, e per molti è meno impressionante di quanto gli adulti temano.
Spiegate prima cosa vedranno, dategli un adulto dedicato, e lasciate che escano quando vogliono. Non obbligate nessuno a baciare o toccare.
È legittimo. Alcune famiglie preferiscono non esporre il defunto, o non ricevere nessuno.
Si scrive sul manifesto una formula come “si prega di astenersi dalle visite” oppure si indica soltanto l’orario del funerale.
Nessuno lo commentera’ come temete.
Sembra un dettaglio e ha un valore che si scopre dopo.
Nelle settimane successive la famiglia non ricorda chi è venuto: quelle ore passano in una specie di nebbia. Il libro è l’unica traccia, e serve anche per i ringraziamenti.
Mettetelo all’ingresso, con una penna che scriva.
Sembra fuori luogo in una pagina come questa, ed è la cosa che le famiglie trascurano di più.
In quei tre giorni non si mangia e non si dorme, e il giorno del funerale si arriva svuotati.
Se qualcuno vi porta da mangiare, accettate. Se qualcuno vi dice di andare a sdraiarvi mezz’ora, andateci. Non state mancando di rispetto a nessuno.
È il periodo più delicato e vale la pena dirlo apertamente.
Il caldo cambia cosa serve: apparecchiature per il controllo della temperatura, una stanza che si possa tenere fresca e in ombra, ricambio d’aria.
Non è un ostacolo, ed è un motivo in più per dircelo subito. Le condizioni di una casa di collina e di un appartamento in centro ad Alba, in luglio, non sono le stesse.
Di norma due o tre giorni, dal momento in cui il defunto è composto fino al funerale.
Si allunga se serve attendere parenti da lontano, se è prevista la cremazione, o se il fine settimana sposta gli uffici. Si accorcia raramente, perché il periodo di osservazione di 24 ore non si comprime.
La mattina il feretro viene chiuso. È un momento che molte famiglie non si aspettano e che colpisce più di quanto pensino: è l’ultima volta che si vede la persona.
Lo diciamo prima, sempre, e chiediamo chi vuole esserci. Non c’è nessun obbligo, in nessuna direzione.
Poi il feretro parte verso la chiesa o il luogo della cerimonia.
Se la casa è piccola o le scale sono strette, ditecelo il primo giorno.
Non è un dettaglio: incide sulla possibilita’ materiale di tenere la veglia in casa, e scoprirlo all’arrivo significa dover cambiare tutto in mezz’ora.
Succede sempre, e mette in imbarazzo: si presenta qualcuno che dice di aver lavorato con vostro padre trent’anni fa e voi non l’avete mai visto.
Non dovete ricordare nessuno. “Grazie di essere venuto” basta, e il libro delle firme fa il resto.
A distanza di settimane, quando riuscirete a rileggere quei nomi, molte cose si ricomporranno.
Nei nostri paesi la gente porta da mangiare. È l’aiuto più concreto che esista, e la famiglia spesso non tocca niente perché non ha fame.
Accettate comunque e mettete in frigorifero: i giorni dopo il funerale, quando la casa si svuota e nessuno cucina più, quel cibo serve davvero.
La veglia è il momento in cui i contrasti familiari emergono, perché si sta molte ore vicini.
Due cose aiutano: turni separati, in modo che chi non si parla non debba stare nella stessa stanza per otto ore, e una persona esterna — un vicino, un cugino — che faccia da tramite pratico.
Non risolve niente, ma permette di arrivare al funerale senza che accada qualcosa che poi resta.
Non serve aver deciso niente, e non serve avere i documenti pronti. Se avete un dubbio, chiamate: rispondiamo anche solo per spiegarvi come funziona.
0173 611582
Reperibilita’ 24 ore su 24: 329 971 9194 — 335 282698
Via San Sebastiano 25/A, Guarene (CN). Sulla provinciale che sale al paese, con parcheggio davanti all’ingresso: a otto minuti dal centro di Alba.
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