Onoranze funebriCapita per una persona giovane, per chi aveva un’attivita’ in paese, per chi faceva parte di molte cose, o dopo una morte che ha colpito la comunita’.
Non è un funerale più bello: è un funerale più difficile da organizzare, e soprattutto più duro per la famiglia.
Se pensate che verrà molta gente, ditecelo al primo incontro.
Non è presunzione: è un’informazione operativa che cambia tutto. Con duecento persone si organizza diversamente che con trenta, e le decisioni vanno prese prima, non la mattina stessa.
È la prima cosa da verificare.
Con molte persone attese, l’audio esterno non è un lusso: è la differenza fra partecipare e stare in piedi a guardare una porta chiusa.
Lo verifichiamo con la parrocchia e ce ne occupiamo noi.
Nei centri abitati un funerale molto partecipato comporta un problema concreto: dove mettono l’auto duecento persone.
Cosa si fa:
Sembrano dettagli e non lo sono: un funerale che comincia in ritardo perché metà delle persone sta ancora cercando parcheggio pesa sulla famiglia.
È la parte più sentita nei nostri paesi, e va organizzata con qualche giorno di anticipo.
Se il defunto faceva parte di un gruppo — alpini, banda, corale, bocciofila, protezione civile, una societa’ sportiva — quel gruppo in genere vuole esserci, con il proprio labaro o semplicemente insieme.
Ditecelo il primo giorno: contattiamo noi i referenti. Un gruppo avvisato tardi non riesce a organizzarsi, e per la famiglia è un dispiacere che si poteva evitare.
Va stabilito un ordine e uno spazio, altrimenti si accavallano. È una cosa che si concorda in dieci minuti e che evita confusione il giorno stesso.
È la parte che conta di più e di cui nessuno parla.
In un funerale molto partecipato, i familiari stretti si trovano davanti a centinaia di persone che vogliono salutarli, ognuna per pochi secondi. È fisicamente e emotivamente sfiancante, e dura anche un’ora.
Cosa aiuta:
Stabilire dove si ricevono le condoglianze, invece di lasciare che accada ovunque. Un punto solo, all’uscita, ordina la fila e la fa scorrere.
Prevedere una via d’uscita. Un posto dove la famiglia può ritirarsi cinque minuti se non regge più.
Mettere qualcuno accanto ai familiari più fragili: un parente o un amico che li accompagni e che possa interrompere una conversazione troppo lunga.
Sedersi. Nessuno deve stare in piedi per un’ora. Se serve una sedia, la portiamo.
Con molte persone attese, la veglia in casa può diventare ingestibile.
Le alternative: una sala del commiato, dove disponibile, oppure orari di visita ristretti e scritti sul manifesto.
La seconda funziona sempre: se scrivete “visite dalle 15 alle 19”, la casa non resta aperta dalla mattina alla sera.
È la situazione in cui tutto quello che abbiamo scritto vale il doppio.
Vengono molte più persone, spesso giovani, spesso alla prima esperienza di un funerale. E la famiglia è nella condizione peggiore per gestire chiunque.
Due cose:
Delegate tutto quello che si può delegare. Le telefonate, l’accoglienza, i gruppi, la logistica. Non c’è niente che dobbiate fare voi.
Accettate che qualcun altro accolga. Non è scortesia verso nessuno: nessuno si aspetta che i genitori di un ragazzo stringano trecento mani.
Quando una morte colpisce la comunita’, può arrivare attenzione che la famiglia non ha chiesto.
Cosa potete fare:
Se è un tema, ditecelo: lo gestiamo noi con chi si presenta.
Verifichiamo capienza e audio con la parrocchia, ci coordiniamo con il Comune per la viabilita’, contattiamo i gruppi, e organizziamo l’accoglienza.
E vi diciamo prima, la mattina stessa, cosa succedera’ e dove dovete stare. In un funerale con molte persone, sapere in anticipo la sequenza toglie metà dell’ansia di quella giornata.
È una scelta legittima, anche quando la persona era conosciuta, e le famiglie hanno paura a dirlo.
Si può:
L’ultima è la soluzione che concilia tutto: il funerale in privato, e a distanza di settimane una messa o un incontro aperto a chi vuole esserci.
Nessuno lo interpreta male, e alla famiglia risparmia il giorno peggiore.
Nei funerali molto partecipati la famiglia arriva a fine giornata svuotata, e spesso non ha visto nessuno davvero.
Due cose che aiutano:
Il libro delle firme. Con duecento persone è l’unico modo per sapere chi c’era: nessuno ricorda niente di quelle ore.
Un momento ristretto dopo, con le persone più vicine. È li’ che si riesce a parlare, non sul sagrato.
In un funerale con molte persone c’è una tentazione comprensibile: cercare di esserci per tutti.
Non ce la farete, e non è quello che nessuno si aspetta.
Chi viene, viene per la persona che è morta e per farvi sentire che c’è. Se non riuscite a parlare con qualcuno, se non ricordate chi avete salutato, se a un certo punto vi sedete e basta — nessuno lo notera’ come temete.
Il libro delle firme dira’ chi c’era, e potrete ringraziare dopo, con calma.
Nei funerali molto partecipati il contraccolpo arriva il giorno successivo: la casa si svuota, il telefono smette, e resta il silenzio.
È un passaggio comune e vale la pena aspettarselo. Se qualcuno vi propone di esserci anche il giorno dopo, accettate: è li’ che serve più che al funerale.
Più del solito, in questi casi.
Un funerale con molte persone si organizza bene se si hanno due o tre giorni. La mattina stessa non si recupera più niente: ne’ l’audio esterno, ne’ i gruppi, ne’ la viabilita’.
Non serve aver deciso niente, e non serve avere i documenti pronti. Se avete un dubbio, chiamate: rispondiamo anche solo per spiegarvi come funziona.
0173 611582
Reperibilita’ 24 ore su 24: 329 971 9194 — 335 282698
Via San Sebastiano 25/A, Guarene (CN). Sulla provinciale che sale al paese, con parcheggio davanti all’ingresso: a otto minuti dal centro di Alba.
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