Onoranze funebriQuando la morte arriva al termine di un percorso di cure palliative, le pratiche sono le stesse di sempre. Cambiano due cose: il contesto è preparato, e la famiglia arriva a quel momento già provata da mesi.
Nelle strutture di cure palliative i familiari possono in genere restare accanto al defunto per un tempo adeguato: è una prassi consolidata e non dovete avere fretta.
È sempre e solo della famiglia. La struttura non può indirizzarvi ne’ decidere per voi.
Se qualcuno si presenta prima che voi abbiate chiamato nessuno, potete dire semplicemente che deciderete voi.
È la situazione più frequente ed è anche la più serena, quando l’assistenza ha funzionato.
Il medico curante o il medico dell’equipe di cure palliative, secondo le modalita’ concordate.
Questa è una cosa da chiarire in anticipo: chiedete all’equipe, mentre la persona è ancora in vita, chi va chiamato e a quale numero se succede di notte o nel fine settimana.
Sapere quel numero prima toglie alla famiglia il momento peggiore.
Non serve chiamare il 112, se la morte era attesa ed è documentata dal percorso di cura.
Non serve spostare nulla, non serve cercare documenti.
Quando il percorso è stato lungo, molte famiglie hanno già parlato con noi in anticipo.
Non è morboso: è la scelta di chi vuole che, quando accadra’, restino energie per stare vicino agli altri invece che al telefono.
Sapere in anticipo quali documenti servono, quali sono i tempi e cosa costa toglie la parte peggiore del momento peggiore.
Nessun impegno e nessuna firma: se volete solo sapere come funziona, si può chiedere.
È l’aspetto specifico di questo tipo di lutto, e prende alla sprovvista quasi tutti.
Per mesi la giornata è stata organizzata intorno all’assistenza: orari, terapie, visite, turni. Improvvisamente non c’è più niente da fare.
Quel vuoto è una delle esperienze più comuni fra chi ha assistito, e nessuno lo racconta.
Non sbrigatevi a riempirlo. E se dopo qualche mese non si muove, parlatene con qualcuno: chi ha assistito a lungo è fra le persone più esposte a un lutto che fatica a sbloccarsi.
Va detto perché è il sentimento di cui ci si vergogna di più.
Dopo mesi di assistenza il sollievo c’è, ed è normale. Non toglie nulla all’amore: dice solo che erano mesi durissimi anche per voi.
Molte associazioni e servizi di cure palliative offrono sostegno psicologico ai familiari, durante l’assistenza e anche dopo il decesso.
È un servizio previsto, spesso gratuito, e largamente sottoutilizzato: le famiglie non sanno che continua a spettare anche quando il percorso di cura è finito.
Se avete seguito un percorso di cure palliative, chiedete all’equipe cosa è disponibile. Non c’è un termine entro cui chiedere.
Denuncia di morte, autorizzazione alla sepoltura o alla cremazione, permessi cimiteriali, eventuale trasporto.
Ce ne occupiamo noi. A voi chiediamo:
Le strutture chiedono in genere di liberare la stanza in tempi brevi.
Chiedete quanto tempo avete: non è uguale ovunque, ed è meglio saperlo subito.
Se ci sono molti oggetti personali, portateli via senza fare selezione: si sceglie dopo, con calma, non in un corridoio.
Le famiglie che hanno attraversato un percorso di cure palliative arrivano al funerale più preparate delle altre, e allo stesso tempo più stanche.
Se siete in questa condizione, ditecelo: significa che vi chiederemo meno cose e più lentamente.
Se state accompagnando qualcuno in un percorso di cure palliative, ci sono tre domande che conviene fare mentre la persona è ancora in vita:
Sono domande che nessuno fa per scaramanzia, e che tolgono alla famiglia il momento peggiore.
Non c’è nessuna fretta. Potete restare accanto al defunto quanto vi serve, in hospice come a casa.
Nessuna procedura richiede che si faccia in fretta, e nessuno vi mettera’ pressione.
Non serve aver deciso niente, e non serve avere i documenti pronti. Se avete un dubbio, chiamate: rispondiamo anche solo per spiegarvi come funziona.
0173 611582
Reperibilita’ 24 ore su 24: 329 971 9194 — 335 282698
Se state accompagnando qualcuno in cure palliative, ci sono tre domande che conviene fare mentre la persona è ancora in vita:
Nessuno le fa per scaramanzia, e tolgono alla famiglia il momento peggiore.
Se la morte era attesa ed è documentata dal percorso di cura, non serve chiamare il 112. Si chiama il riferimento concordato con l’equipe.
Non c’è nessuna fretta. Potete restare accanto al defunto quanto vi serve: nessuna procedura richiede che si faccia in fretta, e nessuno vi mettera’ pressione.
È l’aspetto specifico di questo tipo di lutto, e prende alla sprovvista quasi tutti.
Per mesi la giornata è stata organizzata intorno all’assistenza: orari, terapie, visite, turni. Improvvisamente non c’è più niente da fare.
Quel vuoto è una delle esperienze più comuni fra chi ha assistito, e nessuno lo racconta.
Non sbrigatevi a riempirlo. E se dopo qualche mese non si muove, parlatene con qualcuno: chi ha assistito a lungo è fra le persone più esposte a un lutto che fatica a sbloccarsi.
Va detto perché è il sentimento di cui ci si vergogna di più.
Dopo mesi di assistenza il sollievo c’è, ed è normale. Non toglie nulla all’amore: dice solo che erano mesi durissimi anche per voi.
Molte associazioni e servizi di cure palliative offrono sostegno psicologico ai familiari, durante l’assistenza e anche dopo il decesso.
È un servizio previsto, spesso gratuito, e largamente inutilizzato: le famiglie non sanno che continua a spettare anche quando il percorso di cura è finito.
Non c’è un termine entro cui chiedere. Se avete seguito un percorso di cure palliative, chiedete all’equipe cosa è disponibile.
Le strutture chiedono in genere di farlo in tempi brevi.
Chiedete quanto tempo avete: non è uguale ovunque. E se ci sono molti oggetti personali, portateli via senza fare selezione: si sceglie dopo, con calma, non in un corridoio.
Via San Sebastiano 25/A, Guarene (CN). Sulla provinciale che sale al paese, con parcheggio davanti all’ingresso: a otto minuti dal centro di Alba.
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