Onoranze funebriÈ una delle poche decisioni che la famiglia prende davvero, ed è anche una di quelle su cui nessuno sa cosa sia consentito.
Lo scegliete voi. Lo ritiriamo noi, oppure ce lo portate quando volete.
Non serve il vestito buono. Anzi: nella nostra esperienza le famiglie che scelgono quello che indossava davvero sono quelle che a distanza di tempo si dicono più soddisfatte.
Un maglione, una camicia che gli piaceva, il vestito del matrimonio, la tuta se era uno che stava in tuta. Nessuno giudica, e chi viene a salutarlo riconosce la persona.
Se non ve la sentite di aprire l’armadio, chiedete a qualcun altro. E se proprio non riuscite, ce ne occupiamo noi con quello che troviamo.
Molte famiglie desiderano lasciare qualcosa. Si può, e sono i gesti che poi si è contenti di aver fatto.
Ditecelo prima della chiusura, che avviene la mattina del funerale: dopo non si può più.
È la domanda che ci fanno con più imbarazzo, e merita una risposta pratica.
La fede nuziale resta quasi sempre. È la scelta più comune, ed è anche quella che alcune famiglie rimpiangono: non c’è una risposta giusta.
Orologi, catenine, anelli: decidete voi. Se volete conservarli, ditecelo prima della vestizione. Dopo diventa più complicato, e nessuno vuole trovarsi a chiedere di riaprire qualcosa.
Succede, e su questo più che su altro.
Quello che funziona: decidere prima, tutti insieme, in due minuti. E ricordarsi che un oggetto che resta con lui non è perso, e uno che resta alla famiglia non è un tradimento.
Qui ci sono limitazioni tecniche, non di gusto.
Non si possono mettere, in genere:
Vanno bene: fotografie, lettere, disegni, oggetti piccoli in materiali naturali, indumenti in fibre naturali.
Anche il cofano segue regole proprie: per la cremazione si usa in genere legno chiaro non trattato, senza parti metalliche rilevanti. Non è un ripiego economico, è quello tecnicamente adatto.
Alcuni dispositivi impiantati — pacemaker e simili — vanno rimossi prima della cremazione, per ragioni di sicurezza dell’impianto.
È una procedura ordinaria di cui ci occupiamo noi. Serve solo che ci diciate se la persona ne aveva uno: se non lo sapete, lo verifichiamo con i sanitari.
La mattina del funerale il feretro viene chiuso. È un momento che molte famiglie non si aspettano e che colpisce più di quanto pensino: è l’ultima volta che si vede la persona.
Lo diciamo sempre prima, e chiediamo chi vuole esserci. Non c’è nessun obbligo, in nessuna direzione.
Se volete lasciare qualcosa, è quello il momento.
È il trattamento estetico del defunto, e la esegue un tecnico specializzato: noi non la facciamo internamente.
Non la proponiamo se non serve. Ha senso in alcune situazioni — una malattia che ha cambiato molto l’aspetto, un intervallo lungo prima del funerale, il desiderio esplicito della famiglia — e in molte altre no.
Se ve la propone qualcuno come voce standard, chiedete perché.
Capita che ci sia scritto qualcosa: come vestirlo, cosa mettergli vicino, un oggetto da conservare a qualcuno.
Portatecele. Anche una frase detta a tavola vale, se qualcuno se la ricorda: sono le cose che rendono una vestizione la sua, e non una qualunque.
Quattro cose, e nessuna urgente il primo giorno. Ma le prime tre vanno decise prima della chiusura, e la chiusura arriva prima di quanto sembri.
Se lo desiderate, si può. Alcune famiglie lo chiedono, soprattutto per un genitore, ed è un gesto che molte persone raccontano come importante.
Vi accompagniamo noi. E se a metà non ve la sentite più, ci fermiamo e continuiamo noi.
Come volete. Molte famiglie li lasciano perché senza non lo riconoscono, altre li conservano proprio per quello.
Vale per gli occhiali, la dentiera, un cappello, un fazzoletto da collo: sono le cose che rendono una persona riconoscibile.
Li scegliete voi e li ritiriamo noi, oppure li portate quando volete. Non c’è fretta: serve prima della vestizione, non prima.
Succede, soprattutto dopo una malattia lunga in cui i vestiti non entrano più.
Ce ne occupiamo noi. Ditecelo e basta, senza imbarazzo.
È una decisione piccola in un giorno pieno di decisioni, e a volte è quella che manda in blocco.
Se è così, delegatela: a un fratello, a un’amica di famiglia, a noi. Nessuno vi chiedera’ conto di non aver scelto un maglione.
Se ci sono nipoti piccoli, lasciare qualcosa è spesso il modo migliore per farli partecipare.
Un disegno, una letterina, un oggetto piccolo. È un gesto concreto in una situazione che per loro è tutta astratta, e le famiglie raccontano che aiuta.
Va spiegato prima cosa succedera’ e va lasciata la scelta: chi non vuole, non deve.
Dopo una malattia lunga, o dopo un ricovero prolungato, l’aspetto può essere molto diverso da come la famiglia la ricorda.
È una cosa che diciamo prima, sempre, e su cui vale la pena essere preparati.
Quello che possiamo fare:
L’ultima è la più utile: chi sa cosa aspettarsi regge molto meglio di chi entra alla cieca.
E se qualcuno preferisce non vederlo e ricordarlo com’era, va benissimo. È una scelta che molte persone fanno e di cui non si pentono.
Se avete un dubbio su cosa si può e cosa no, chiedetecelo: quasi sempre la risposta è che si può.
Non serve aver deciso niente, e non serve avere i documenti pronti. Se avete un dubbio, chiamate: rispondiamo anche solo per spiegarvi come funziona.
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Reperibilita’ 24 ore su 24: 329 971 9194 — 335 282698
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